31 dicembre 2013

2013's Abstract (ovvero, in estrema sintesi)

Indubbiamente l'evento più importante dell'anno per il sottoscritto, è stato il cambio di lavoro.
Nuova azienda, nuove mansioni, nuovi colleghi, nuove sfide.
Quindi, il 2013 lo ricorderò con affetto per aver tenuto fede al mio motto.

Però è anche vero che sol di lavoro non si vive, e allora ecco le belle scoperte di questo 2013 per quanto riguarda musica, libri e cinema. Non proprio una classifica. Diciamo i "best five". I migliori cinque.
(come potevo esimermi dalla liturgia delle classifiche di fine anno, come!!??)

Musica
La musica quest'anno ha avuto un ruolo particolare. L'arrivo a Febbraio in Italia di Spotify, ha cambiato abbastanza il modo in cui ascoltare musica e mi ha permesso di ascoltarne tanta nuova, suggerita da amici o scoperta per caso.
In ogni caso, quest'anno lo ricorderò per i seguenti dischi (che non sono necessariamente usciti nel 2013, sono mie scoperte musicali):
Libri
Quest'anno ho letto un poco meno. Ma almeno c'è un buon motivo. Viaggio molto di meno grazie al nuovo lavoro e quindi ho meno tempo "morto" da colmare con la lettura.
Ciò nonostante, quest'anno ho letto buone cose, tra cui spiccano:
Cinema
Il cinema quest'anno è stato frequentato principalmente per vedere film adatti anche alle due minorenni di casa.
Quindi la nostra visione di film "normali", è stata ancora molto legata all'homevideo o alla paytv.
Per quest'anno i cinque film che ci hanno fatto innamorare sono:
E questo è quanto.
Avrei messo almeno altri dodici dischi, un paio di libri e cinque film, ma la legge delle classifiche è ferrea.
Già mi son sottratto abilmente all'esercizio dei posti numerati. Questi sono i primi 5 in ordine vario.

Però una piccola summa del 2013, anche attraverso questo blog, la vorrei dare elencando i 5 post di pinellus.it più letti in assoluto di quest'anno:


29 dicembre 2013

Retrogaming in a Browser

Mammamia che bello.

C'è questo progetto spettacolare di cui ignoravo l'esistenza.
Si chiama JMESS. (http://jsmess.textfiles.com/) Ed è un emulatore universale scritto in Javascript che gira nei Browser.
(e già qui dovreste alzarvi dalla sedia per una standing ovation).

Poi ci sono questi santi dell'Internet Archive, il cui scopo è di preservare la memoria sulla storia di software/hardware/internet andato in pensione.

Adesso. Fate 1+1 e avrete i più famosi giochi delle console anni 80 (Atari, Colecovision et similia) nel vostro Browser.

Seguite il link e preparatevi ad un bel viaggio nel passato (solo per veri Nerd)
https://archive.org/details/consolelivingroom

27 dicembre 2013

Buoni Propositi Natalizi

Se, come il sottoscritto, avete figli in età scolare, capirete ancora meglio quello che voglio dire.

In questi giorni, se non sei proprio un pezzo di merda, egoista, insensibile e stronzo, avverti un momento di buonismo.
Non foss'altro per lo scambio dei regali con i propri cari, lo stare insieme in famiglia.
C'è del bene che entra in circolo nelle vene. Insieme ai trigliceridi e al colesterolo delle abbuffate agonistiche di questi giorni.

Voglio dire, anche quando arriva il momento in cui le mie figlie e i miei nipoti declamano le loro poesie o cantano le canzoncine a tema natalizio, arriva quel clima di serenità, di riconciliazione con l'essere umano (nonostante l'immagine di quella signora che parcheggia in quinta fila per poi abbandonare l'auto e scomparire in una profumeria, sia ancora viva così come quella del signore che mi sorpassa sulla sinistra e mi fa il dito medio mandandomi a cagare perché ho osato fermarmi al semaforo rosso).
Via, tutto dimenticato.

Ma è proprio in questi giorni che dovremmo anche noi fare un poco di esercizio di "umanità".
Riscoprire i valori veri e darci dei buoni propositi.
Sì, buoni propositi. Come quelli che riempiono le letterine di Natale dei bambini.
"Prometto di".

Io ci ho pensato.
E sono giunto alla conclusione che il mio proposito sarà (è) di convincere tutti che i CIE (gli ex CPT), sono una barbarie che un popolo civile non dovrebbe più tollerare.
Chiudiamo questi cazzo di CIE.
Sono campi di concentramento. Non c'è altra definizione.

L'esercizio da fare è porsi la seguente domanda: "Ma a me, piacerebbe essere portato in una struttura che è a tutti gli effetti un carcere, anche se io non ho commesso alcun reato, ed essere trattato come una bestia?".
Se a questa domanda la risposta è "NO", allora il mio proposito è anche il vostro.
Troviamo alternative civili e umane per gestire il flusso (inevitabile) di immigrazione nel nostro paese.
I CIE vanno chiusi. Punto.
La Bossi-Fini abolita. Punto.
I barconi ricolmi di gente al largo delle coste italiana, vanno aiutati e portati in salvo. Punto.
I Lager (sì, sono Lager e sono l'anello finale del processo di esplusione e ci muoiono centinaia di immigrati rimpatriati) in Libia, Tunisia, Egitto,Turchia, Ucraina e Bielorussia vanno chiusi. Punto.

Stiamo parlando di vite umane.
Capisco che cani e gatti possano generare infinita tenerezza e voglia di protezione.
Ma la stessa empatia nelle vicende del cane Dudù, mi piacerebbe che si avesse anche sulla sorte di queste persone.

Cominciamo col chiudere i CIE. Chiediamolo a gran voce.
Parlatene con amici, parenti, passanti. Convincetevi e convincete gli altri.
Siate contagiosi. Il razzismo è solo paura per ciò che non si conosce.
I nostri figli saranno orgogliosi di noi e di questo paese.

(Auguri a tutti, in ritardo, ma di cuore)

24 dicembre 2013

La Faccia degli Accordi

Quando ascoltavamo insieme la musica non la ascoltavamo semplicemente: la vivevamo. Vuol dire mimarla, sentirla sulla e con la pelle (senza essere ribelle), anticipare ogni fill di batteria, i fiati, gli assoli di chitarra, i giri di basso, fare la “faccia degli accordi”. È difficile spiegare cos’è la faccia degli accordi. Un accordo alterato di estrazione jazzistica genera un’espressione del volto ed una postura del corpo molto diverse da quelle del sol minore nell’intro di Shine on You Crazy Diamond dei Pink Floyd. Un buon esempio è il suono “vox humana” del Mellotron usato dai Genesis: si mima con la bocca che dice “oooooh” e le mani protese con le dita larghe. Recentemente con Elio e Jantoman abbiamo stabilito che il vero cultore dei Genesis si riconosce dalla capacità di fare quella faccia lì.
Faso degli EELST già lo stimavo a pacchi. Dopo aver letto questo bellissimo racconto sul grande Feiez, adesso lo amo proprio.

23 dicembre 2013

Iene

Anzi, Le Iene.
Programma televisivo di intrattenimento e di informazione che ha dato vita ad un pericoloso fenomeno.

Penso che anche a voi sarà capitato durante quelle chiacchierate informali tra amici o colleghi la famosa frase "L'hanno detto anche a Le Iene" o "L'ho visto a Le Iene".
Bravi loro, tanto di cappello. Son riusciti, quelli de Le Iene, a crearsi questa aurea di fonte attendibile, infallibile. 
L'infallibilità pontificia portata in un programma televisivo.

E finché ci troviamo nell'esercizio di smascherare cialtronate e piccole miserie del nostro paese, il tutto può risultare anche carino e divertente.
Altro è quando l'attenzione de Le Iene si catalizza su casi di cronaca più delicati.

Sul caso Stamina i nostri eroi de Le Iene sono entrati con la delicatezza di un elefante in un negozio di cristalli. Giulio Goria ha dato vita ad una battaglia mediatica a botte di immagini di bambini sofferenti con occhi persi nel nulla. Prendendo le parti del fantomatico protocollo Stamina e paventando complotti internazionali tesi a boicottarne la sperimentazione e l'utilizzo in Italia. Senza un minimo di dubbio sulla bontà di una cura ideata da uno laureato in lettere e filosofia.

Le Iene però hanno ottenuto un grande risultato. Grazie anche al loro interessamento, il Ministero della Salute ha avviato il 15 maggio 2013 la sperimentazione. Le Iene sono infallibili.

Oggi che sul protocollo Stamina sta calando tristemente il sipario (così come accadde con l'allora Metodo Di Bella) e che addirittura la rivista Nature definisce "fiasco" la sperimentazione avviata dal Ministero della Salute sul metodo ideato da Vannoni, ci si aspetterebbe un meaculpa da parte de Le Iene.

Ma come saprete, l'infallibilità è un dogma. E Le Iene non possono fallire o chiedere scusa.
Avanti con la prossima battaglia, il prossimo complotto, il prossimo dolore in prima serata.
Son pur sempre Iene.


15 dicembre 2013

Io odio il 68


Delle due l'una. O il '68 è stato "levatrice" di una società gravida del berlusconismo (semi cit. Karl Marx) o il '68 era talmente loffio che non ha saputo impedire la discesa in campo di Berlusconi (semi cit. Elias Canetti).

14 dicembre 2013

Dal 1969 ad oggi

Ieri sera al Cineforum del Gridas abbiamo visto un interessante documentario: "Tutto il resto è Malacqua" (qui il trailer) presentato dallo stesso autore Giuseppe Pesce.
Il documentario ha come protagonista Nicola Pugliese, giornalista e scrittore napoletano, autore di un libro culto degli anni 70 (a me fino a ieri sconosciuto). Il libro si chiama per l'appunto "Malacqua" e ha un sottotitolo stupendo: "Quattro giorni di Pioggia nella città di Napoli in attesa che si verifichi un Accadimento straordinario" (qui l'edizione Pironti, unica attualmente esistente).

Dalla visione di questo documentario/intervista, è uscita la figura di questo scrittore eccezionale il cui primo libro (Malacqua, per l'appunto) attirò addirittura l'attenzione di Italo Calvino il quale lo sponsorizzò presso le edizioni Einaudi per la pubblicazione.
Il libro in questione trae spunto da una tragedia avvenuta a Napoli nel 1969 a via Aniello Falcone; dopo alcuni giorni di pioggia intensa, la montagna frana portandosi con se un palazzo. Muore (fortunatamente) solo una persona.

Ma una cosa durante la visione (e la discussione successiva con Giuseppe Pesce) mi ha colpito. Tanto.

Nel documentario si vedono alcuni momenti di quella tragedia. I pompieri all'opera, la voragine, la gente senza più casa. Giuseppe Pesce è riuscito ad inserire questi video tratto dal TG dell'epoca, scavando negli archivi storici RAI.
Si vede ad un tratto una signora che piange disperata tenuta per le braccia da un pompiere.
E' la moglie del signore morto nel crollo di via Aniello Falcone.
Quel pezzo di video con la moglie in lacrime (ci spiegherà Pesce) non è mai stato trasmesso dai TG.
Il giudice all'epoca ne vietò la messa in onda per rispettare il dolore della vedova.

Sì, anche io quando l'ho sentito, non ho afferrato subito.
Quindi, ricapitolando, nel 1969, in un TG non vengono mostrate le immagini delle lacrime e della disperazione di una donna, per rispettare il suo dolore.
E adesso il mio tormento è capire bene cosa ci è successo (a noi tutti) dal 1969 ad oggi.

12 dicembre 2013

Ucci Ucci sento odor di Fascistucci

Credo che sia giunto ormai il momento di prendere fermamente e totalmente le distanze dal Movimento 5 Stelle e dalla inesorabile deriva squadrista abbastanza preoccupante.

Tutto nasce da questa idea di Beppe Grillo: http://www.beppegrillo.it/2013/12/giornalista_del_giorno_maria_novella_oppo_lunita.html

L'articolo incriminato è questo: http://frontedelvideo.com.unita.it/tv/2013/12/03/chi-o-che-cosa-si-nasconde-dietro-i-capelli-di-casaleggio/

La risposta dei "cittadini" a cinque stelle:




Poco da perdere

Questo post mi è rimasto in canna (o come diciamo a Napoli, 'ncann') da domenica scorsa. Mi dispiaceva non fargli vedere la luce.


Diario di bordo, Domenica 8 Dicembre 2013

"Mi scusi, mi saprebbe dire dov'è la sede del PD?"
Nola stamattina è piena di sole anche se il freddo ha presso possesso delle mie mani.
Il vecchietto con la coppola mi indica la strada in un vicolo angusto del centro storico. Ho lasciato l'auto in un parcheggio vicino la villa comunale. Strategico. Meglio camminare a piedi che incastrarsi con l'auto tra i vicoli nolani. (vecchio adagio nolano)
Cammino a passo svelto. In lontananza intravedo una folla di gente rumorosa e festante. Cazzo, penso, tutta questa gente per le Primarie del PD? Hanno fatto il botto!
Man mano che mi avvicino, capisco. Altro che Primarie. Altro che PD.
Tutta quella gente è per celebrare la Festa dei Gigli che ha finalmente ottenuto il riconoscimento di Patrimonio dell'Umanità (sic!) da parte dell'Unesco.

Entro in questo muro umano festante e godereccio cercando di farmi largo. Mi vengono offerte graffe, dolcetti e spumante. In testa mi risuona inspiegabilmente una strofa di "Zappatore", quelle che recita: "uommene scicche e femmene pittate".
No, grazie. Gentilissimi ma ho fretta. Supero la calca con difficoltà e dopo cento metri ecco la sede del PD di Nola. Grigia. Piccola. Triste. Sì, non c'è dubbio. E' la sede del PD.

Ci sono quattro persone in fila in attesa di votare. Mi accodo diligentemente. Vicino al banco del segretario di seggio riconosco un consigliere comunale di Piazzolla (in quota PD). Mi riconosce anche lui e mi stringe la mano. Poi scompare.
Arriva un vecchietto che vuole votare ma non ha la scheda elettorale. "Vi ricordate almeno il numero di seggio?" "Eeeh! No!".

Arriva il mio turno. Scheda elettorale, carta d'identità e due euro. Metto la croce sulla scheda, la infilo nell'urna. Saluto i volontari del seggio. Buona domenica. Scappo a casa dalle mie donne.
Per poco non resto intrappolato con l'auto nei festeggiamenti nolani (maledetti voi e 'sti Gigli!).

Tornando a casa ci penso. Di nuovo. Perché questa volta sono andato? Perché?
Perché il PD è stato una merda. E' indubbio.
Ma il PD è un Partito. Non un essere umano. I Partiti sono fatti di persone. E le persone dentro un Partito non sono sempre le stesse (o meglio, non dovrebbero mai essere sempre le stesse).
Il PD che ho odiato, quello che mi ha fatto odiare la sinistra, era il PD di Veltroni, D'Alema, Rutelli, Bindi et similia.
Adesso in questo Partito sono arrivate nuove istanze (condivisibili) portate da nuove persone.
Il PD ha scelto di rinnovarsi nell'unico modo conosciuto dai paesi occidentali. Democraticamente.
(pensateci, quale altro partito in Italia rinnova la sua classe dirigente tramite congresso e voto popolare?)

Ho sentito molto vicine al mio pensiero le idee di Pippo Civati e di Fabrizio Barca. Ho immaginato una nuova sinistra con un PD che potesse guidare un cambiamento.
Il PD non è il mio partito. Sono però compagni di viaggio. In molti casi ce li troviamo seduti accanto.
Ecco. Io oggi ho votato per scegliere il miglior compagno di viaggio.
Abbiamo tutto da guadagnarci, ormai poco da perdere.

2 dicembre 2013

Un vero amico ti invita a cena

Like su Facebook:
1 Mettere “mi piace” a un tuo post non è bello. Soprattutto se sei l’unico. 2 Non dire laikare. 3 Un “like” sulla foto profilo di qualcuno è una forma sottile di rimorchio. 4 Ok, sei il “mi piace” numero cento: cosa vuoi, un premio? 5 Ricoprirti di like è troppo facile: un vero amico ti invita a cena.
(via Internazionale)

1 dicembre 2013

25 novembre 2013

Loro di Napoli

racconti minimi metropolitani. Parte 1.

- "Se ne vanno sempre i migliori".
- "Sempre".
Nella sala da pranzo di un appartamento al terzo piano di via Foria 142, le sedie sono state disposte a circolo. Tutte attorno alle quattro pareti della stanza. C'è già un odore di fiori marci.
La porta d'ingresso è aperta. La gente arriva già stretta nelle spalle, saluta i presenti seduti nello stanzone con impercettibili movimenti del capo e frasi smorzate in bocca. Poi con lo sguardo cercano un parente o un conoscente a cui poter dare le giuste e sentite condoglianze.
L'appartamento al terzo piano di via Foria 142  stamattina è un via vai di gente.
L'appartamento è, o meglio era, del Professore Augusto De Carolis di anni settantanove, passato oggi a miglior vita dopo una lunga ed inesorabile malattia.

- "Se ne vanno sempre i migliori".
- "Sempre".
Alfonsino e Carmine sono seduti da mezz'ora in quello stanzone dal pavimento di marmo tirato a cera con un lungo tavolo al centro e una cristalliera in fondo alla parete che sembra una teca da museo del settecento. Il colore predominante del legno è un nero scuro lucido.
Alfonsino è seduto su una sedia stile trono; schienale, braccioli e seduta imbottiti e rivestiti di un broccato amaranto. Ha lo sguardo basso, i gomiti appoggiati sulle ginocchia e le mani giunte quasi come se stesse pregando. Alza la testa ogni volta che entra qualcuno e risponde ai saluti borbottati con un altro borbottio.
Carmine è in piedi vicino ad Alfonsino, con le braccia incrociate sul petto e l'espressione pensierosa mentre osserva distrattamente una gouache napoletana appesa alla parete.
E' raffigurato un porto con una barca di pescatori che lascia la riva. E' Napoli. Il profilo del Vesuvio fumante sullo sfondo non lascia dubbi in merito.
"Ci devo andare sul Vesuvio uno di questi giorni" pensa Carmine mentre si porta l'indice della mano destra in bocca per rosicchiare quel poco che gli resta delle unghie.

- "Prendetevi un poco di cafè".
La signora Teresa, sorella della vedova De Carolis, entra nel salone con un vassoio d'argento pieno di bicchierini di plastica riempiti per metà da un fumante e denso cafè. E' in pantofole. Le calze scure e pesanti.
- "Grazie signora". Con voce roca e bocca impastata di quando parli dopo un lungo silenzio, Alfonsino allunga la mano e sceglie il bicchierino con il livello più basso di liquido nero.
- "Siete stati alunni di Augusto, vero?" chiede la signora Teresa con uno sguardo pieno di dolcezza.
- "Sì" afferma Carmine aiutandosi con un deciso cenno del capo. Poi, schiarendosi la voce con una grattugiata alle corde vocali, continua - "eravamo alunni del Professore. Ci dispiace assai".
- "Eh, sì. Augusto si faceva voler bene da tutti" sospira la signora Teresa con gli occhi lucidi e la voce tremolante.
- "Se lo sapevamo prima che il professore stava malato, venivamo a trovarlo"  afferma Alfonsino posando sul vassoio il bicchierino vuoto.
- "Che bravi ragazzi". La signora Teresa allunga una carezza sul volto liscio di Carmine che le sussurra quasi imbarazzato:
- "Signora, scusate, mi dite dov'è il bagno per piacere?"

- "Oh! Fa' ambress, che tra mezz'ora chiude 'a Snai"
Carmine si accende una sigaretta, fermo, in sella al suo scooter. Aspetta Alfonsino.
Ha gli occhi incollati sul culo sagomato da un leggings leopardato di una biondona che rovista dentro una cesta di un venditore ambulante di biancheria.
- "Bella...bella...ccc...comm' te chiamm'?"
La biondona non si gira. Carmine si porta la mano sul cavallo del pantalone e si massaggia i genitali con un sorriso ebete stampato sulla faccia.
- "Ch'è...nun rispunn'?? Fai-la-difficile?".
Intanto Alfonsino esce dal negozio di ComproOro dall'altra parte della strada.
Attraversa la strada saltellando, sale in sella sullo scooter dietro a Carmine e gli da una pacca sulla spalla.
- "Quant' 'e fatt?"
- "Centodieci euro e l'aggia avut' pure pria'...'sta latrina"
- "T'aggio ditt' che era meglio portarli a chill' 'ncopp 'a Duganell...'"
- "Tu però 'a prossima volta...'e penne d'oro lasciale stare. Piglia solo catenell' o 'e ricchìn'"
Carmine mette in moto lo scooter. Scende dal marciapiede e con un colpo deciso di acceleratore si porta nella carreggiata centrale. Si volta indietro e manda un bacio plateale alla biondona e poi le grida contro:
"Zoccol'!!"

- "Oggi pomeriggio andiamo a Piazza Nazionale"
- "Aspè, famm' fernì 'a bullet'...'"
- "No, ascolta. Il morto si chiama Gennaro Spagniuolo, faceva l'impiegato alle poste di Via Poggioreale. Se qualcuno ce lo chiede noi siamo dei suoi colleghi di un altro ufficio postale. 'E capit'?"
- "Sì, però 'sta volta tocca a te..."
- "Vabbuò, tocca a me. Mo' però muoviamoci altrimenti arriva troppa gente"
- "Aspè, Napoli-Parma che ce mett'??"
- "E che ce vuò metter'?!. E' uno fisso!"

Mirella


[...] Allora quali sono le vie d'uscita? "Il fare cose coinvolgenti che fanno appassionare. La vera sfida è fare innamorare le persone a un progetto comune, perché spesso in queste zone si innamorano delle droghe. Uno dei grandi mali di questo quartiere, ma in genere dell'umanità, è l'individualismo: il pensare che una volta risolti i propri problemi stiamo apposto e del resto non ci frega nulla e chi non ci riesce è scemo [...]
il resto dell'intervista la trovate qui. (grazie a Daniele Sanzone degli 'A67)

19 novembre 2013

Il Fatto non sussiste, il Gridas sì

MARTEDI' 19 NOVEMBRE 2013 SI E' CONCLUSA LA VICENDA GIUDIZIARIA CON L'ASSOLUZIONE PERCHE' IL FATTO NON SUSSISTE!

Dopo 3 anni è arrivata per il GRIDAS non solo l'assoluzione ma il riconoscimento del suo ruolo di presidio culturale e sociale nel quartiere di Scampia.

Il Gridas non si tocca, il Gridas è di noi tutti.

http://www.felicepignataro.org/il-gridas-non-si-tocca/prossime_iniziative.php

 



17 novembre 2013

Leggi l'Espresso e poi muori


Guardi la copertina dell'Espresso in edicola.Sfondo nero, scritta cubitale in bianco. "Bevi Napoli e poi Muori". Argh!!! PorcoBueMaledetto, pensi. Cosa avranno mai scoperto? Amore, da domani la doccia ce la facciamo con le bottiglie di acqua Lete! I denti ce li laviamo con l'Evian e il bidet lo riempiamo di Levissima. Intanto io leggo l'articolo:
Ma ci sono minacce anche negli acquedotti cittadini: esce acqua pericolosa dal 57 per cento dei rubinetti esaminati nel centro di Napoli e dal 16 per cento a Bagnoli. Come è possibile che pure la rete idrica pubblica sia inquinata? Gli americani esaminano le 14 sorgenti che alimentano le città, tutte in ottime condizioni. Le tubature però sono vecchie, con manutenzione e controlli carenti. E scoprono che l’acqua dei pozzi clandestini riesce a entrare nelle condotte urbane, soprattutto in provincia: c’è “un’altaincidenza di pozzi privati senza autorizzazione connessi ad acquedotti”, con “una scarsa prevenzione per evitare il riflusso”.
Tutto l'articolo è un continuo di allarmi e smentite. "Esce acqua pericolsa" significa con sostanze non gradite ai parametri USA ma nella norma europea.
Alla fine si scopre che tutto lo studio eseguito 4 anni fa dagli americani non ha prodotto nulla di nuovo. Che il metodo utilizzato è basato molto sulla "vanvera" e che alla fine a Gricignano gli americani ci sono, vivono (e lottano insieme a noi?).
Che l'acqua dei rubinetti a Napoli è buona, meno quella prelevata dai pozzi di irrigazione privati (che notoriamente attingono alla falda acquifera di superficie). Che le nostre verdure sono ottime e gli americani le hanno fatte analizzare in Germania (sic!). Che la qualità dell'aria è generalmente buona.
In sintesi lo "scoop" dell'Espresso è un esempio gigante di giornalismo pessimo se non in cattiva fede.
Un maldestro tentativo di legare uno studio ambientale senza alcuna novità con il movimento della Terra dei Fuochi portando l'attenzione sull'acqua pubblica di Napoli
Un titolo da apocalisse. Poi ti ritrovi con un topolino partorito da una montagna. Montagna che puzza un poco di premeditazione e che potrebbe essere una testa di ponte per chi vorrebbe tanto mettere le mani sull'unico acquedotto di una grande metropoli non ancora privatizzato.
Gli americani la nostra acqua la bevono, eccome!! Leggete qui, 21 Maggio 2013:
Where does my water come from and how is it treated?
SATCOM is provided drinking water by NATO from the Town of Giugliano, which purchases water from the West Campania Aqueduct. The West Campania Aqueduct collects ground and surface water from springs and wells in the Cassino area northwest of Naples and provides initial disinfection using chlorine dioxide. Naval Facilities Engineering Command (NAVFAC) Naples Public Works Department further treats the water and adds chlorine disinfectant to ensure that SATCOM’s tap water meets all FGS requirements throughout the water distribution system. 
Annual Water Quality Report or Drinking Water Quality Report. U.S. NAVAL SUPPORT ACTIVITY NAPLES SATCOM LAGO PATRIA 2012 DRINKING WATER CONSUMER CONFIDENCE REPORT



Esondato (16 Novembre 2013)


Arriviamo verso le 15, tanta pioggia, il timore che non ci sia tanta gente.
Appena il filobus che ci sta trasportando si affaccia su Piazza Garibaldi dall'omonimo Corso, ogni dubbio va via.
Vedo un fiume compatto e senza soluzione di continuità di ombrelli lungo tutto Corso Umberto.
Mamma quanta pioggia. Abbiamo battezzato degnamente la prima manifestazione ufficiale con la famiglia al completo.
Cerchiamo gli altri, che sono già arrivati. E' una lotta serrata a colpi di ombrellate. Ci facciamo largo tra una folla zuppa, felice e festante.
Troviamo momentaneo riparo sotto la pensilina di un negozio di camice.
Esce il proprietario. Un baffone con sguardo torvo. Penso "questo adesso ci caccia". Invece il baffone guarda le bimbe con un sorriso e mi dice "Fann' bbuon', anna' capì sti fetient' che nun ce pon' avvelenà".

Troviamo i nostri. Striscione, ombrelli, sorrisi. C'è anche la Bandabaleno che ci fa sentire il sole e la luce addosso nonostante il cielo oggi sembra proprio non aver altra tonalità che il grigio.
Le bimbe hanno il loro cartello appeso al collo "Basta rifiuti tossici e spazzatura per la strada" e un fischietto tra le labbra per far sentire anche la loro (e come se si sentono, mo a papà però basta...)

C'è un senso di liberazione. Ci incontriamo, ci abbracciamo, sorridiamo. Come dei reduci di ritorno da una guerra. Finalmente in piazza, in corteo. Il solito percorso, quello che ormai conosciamo a memoria. Piazza Mancini (che ogni volta devi spiegare dov'è e alla fine diventa "sott 'a Garibaldi") fino a Piazza Plebiscito.
Rivedi i soliti riti, le solite facce.
C'è il gruppo di studenti con l'immancabile bottiglia di plastica da due litri ricolma di pessimo vino rosso.
Il solitario con cartello al collo "La Camorra è una montagna di merda". Il fotografo che non si perde uno striscione. Quelli col furgone e l'amplificazione da discoteca. Quelli sul carro trainato dal trattore. Quelli della "lotta è dura ma non ci fa paura", del "noi non vogliamo morire", sento anche un "hasta la victoria siempre!".

C'è una voglia palpabile di ritornare a manifestare, di occuparsi del proprio futuro in prima persona.
Siamo tanti. Siamo senza partiti. E' un fiume in piena contro anni di mortificazioni a votare sempre il meno peggio. A giustificare qualcuno solo perché di quel partito.
No. Basta. Oggi è un rito collettivo di liberazione. Le cambiali in bianco firmate negli ultimi venti anni sono scadute.
Guardo questo fiume di gente e mi domando chi potrà mai rappresentare nelle istituzioni questo movimento.
Intanto ci dicono che la testa del corteo è già giunto a Piazza Plebiscito. Noi che stiamo all'inizio di Corso Umberto. Minchia.

Passano davanti a noi un gruppo di NeoBorbonici e i Briganti. Per loro la causa di tutti i nostri mali è stata l'unità d'Italia. Fanno parte anche loro del movimento. Sono abbastanza perplesso.
C'è spazio per tutti i movimenti. Ma proporre come soluzione l'indipendenza del Sud, mi suona un tantino come una cazzata.

Arriviamo abbastanza stremati in Piazza Plebiscito. Buia. C'è un palco. Tanta, tantissima gente. A stento si sentono gli interventi.
Ha smesso di piovere. Siamo umidicci ma felici. "Papà, una cioccolata calda!". Sì, ve lo meritate. Ce lo meritiamo.
Camminiamo a ritroso verso Piazza Municipio. Incontriamo ancora tanta gente che va verso la fine del corteo.
Un signore fuori un centro Snai, guarda con aria sfottuta il corteo passare. Estrae dalla tasca un pacchetto di sigarette, ne estrae una, l'ultima. La porta alla bocca.
Contemporaneamente appallottola il pacchetto e lo getta a terra.
"Dicono che siamo 150.000".
Forse non bastano, penso.

13 novembre 2013

Generalissimo Giuseppe Chet (detto Pino)


Sara Paglini, Senatrice della Repubblica Italiana, eletta nel M5S, Segretario della 11ª Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale).

(i deputati del M5S hanno quasi tutti un conflitto aperto con la lingua italiana...)

10 novembre 2013

Storia di un bravo e scaltro pizzaiolo

C'era una volta un pizzaiolo, molto bravo e anche molto scaltro. Se tu gli chiedevi: "Ciao Pizzaiolo molto bravo e scaltro, come ti chiami??". Lui rispondeva così:

Tutti rimanevano estasiati da questa forma originalissima di comunicazione.
Tanto originale che allo scaltro e bravo pizzaiolo venne un'idea.
Un'idea geniale. 
La Pizza Evento, ossia battezzare ogni evento mediatico con una pizza a tema.
Così, lo scaltro pizzaiolo cominciò a farsi fotografare con in mano una pizza "sempre diversa".


9 novembre 2013

Traiettorie

E insomma, c'è questo satellite che s'è rotto le palle di stare in orbita.
Si chiama GOCE.
Vorrei vedere voi a girare tutta una vita attorno alla Terra. A noi già normalmente ci girano già a prima mattina. Figuratevi questo.
Quindi, il satellite stanco, ha deciso di suicidarsi.
Scagliandosi brutalmente contro la nostra atmosfera.
Per l'occasione è stato chiamato a suonare James Last con in mano un bicchiere di un noto brandy. Per creare la giusta atmosfera.
Adesso.
Immaginatevi lo spettacolo. Il satellite che viaggiando a velocità pazzesca si butta contro questo muro invisibile, ma solido. E grida:
"Adesso vi faccio vedere come muore un satellite!!" (cit.)
Un bagliore immenso. Spettacolo.
Spettacolo un corno!
La Protezione Civile adesso ci sta allertando che a seguito di questo impatto, qualche pezzo del satellite, potrebbe piombare giù. Sulla Terra. Panico!!
Mioddio! Dove?!
Centro Nord. (fiuuuu, cazzi vostri, io sto al Sud. Tiè.)

Però, chiudo gli occhi. Parte un sogno.
Un pezzo di questo GOCE, facciamo un trasformatore. Del peso di circa un paio di chili.
Che dopo l'impatto e l'esplosione del satellite riesce a penetrare l'atmosfera.
Diventa incandescente, una palla di fuoco, velocissimo si avvicina alla Terra.
Eccola, l'Italia. Si avvicina sempre più.
Pianura Padana. Ancora più vicino.
Lombardia. Sembra una cometa con una coda luminosissima.
Brianza, Provincia di Monza. Ormai è visibile a nel cielo come un bagliore fortissimo.

Intanto in una piccola cittadina nei pressi di Monza, in una villa del '700, un anziano signore, basso e con una strana peluria sulla testa, in vestaglia passeggia nei giardini della tenuta.
E' in compagnia di sei giovani donne che compiaciute lo ascoltano mentre declama tronfio una barzelletta. Le barzellette sono il suo forte. O almeno egli crede che sia così.
Ha in mano un bicchiere di brandy. Per creare la giusta atmosfera.
Mentre tutto gongolante sta arrivando al climax della sua barzelletta preferita, quella che gli riesce meglio, ecco che dal cielo arriva una luce rossastra, pulsante.
Neanche il tempo di realizzare cosa stia accadendo.
Un bagliore immenso. Spettacolo.
Fine.
Andiamo avanti. Dove il PD ha fallito, potrebbe riuscirci il fato.

(caro trasformatore del GOCE, segnati queste coordinate: 45° 37′ 35.25″ N9° 19′ 1.08″ E)

3 novembre 2013

Prove schiaccianti!

Tatiana Basilio, deputato della Repubblica Italiana, quarta commissione difesa. Movimento 5 Stelle.

(via http://nonleggerlo.blogspot.com/2013/11/ce-un-complotto-per-negare-lesistenza.html)

 



I famosi pomodori padani


Alla fine la vita mi ha riservato anche l'onore di dover vedere pubblicizzati i pomodori "padani" come salutari. Il marchio in alto recita "Coltura del benessere". Ed è chiaro e lampante che questa pubblicità stia strumentalizzando tutto il clamore sulla Terra dei Fuochi. Il messaggio è "i nostri prodotti ortofrutticoli non vengono da quelle terre, ma dalla fidata Padania". Ecco.

Oggi ho giurato di non esprimere più il mio pensiero sulla Terra dei Fuochi su questo spazio. Ogni volta è dura e si rischiano discussioni lunghissime con amici e parenti.

Ci vediamo alla manifestazione del 16 Novembre.
A margine lascio alcuni risposte a tutti coloro con cui ho dovuto discutere in questi giorni.

  • No, non sono del M5S
  • Il cavolfiore nero simbolo dell'inquinamento a me sembra più attaccato dalla Alternariosi.
  • La melanzana gialla era disidratata.
  • Il settore agroalimentare campano era il secondo in Italia. Era.
  • Prima di mettere in correlazione le morti per tumore con l'inquinamento delle terre, bisogna avere le prove certe. Diversamente si fa terrorismo.
  • Il Terrorismo è l'opposto della Ragione. Io sto con la ragione e il raziocinio.
  • Il problema dei rifiuti tossici illegali in campania è serio ma anche circoscritto.
  • Il problema dei rifiuti urbani e degli scarti di lavorazione nelle campagne è ancora più serio e ampiamente diffuso in tutto il territorio.
  • Sui rifiuti tossici sappiamo a chi dare la colpa, la camorra. Sugli altri rifiuti, la camorra centra poco.
  • Nei paesi nordici (parlo di Svezia, Norvegia) la differenziata arriva al massimo al 75%. Il resto lo termovalorizzano in energia. Usano gli inceneritori. Qual'è il modello proposto in Campania, fatto salvo che adesso a Napoli con un enorme sforzo oggi stiamo al 25%?
  • Meglio la discarica o la termodistruzione?
  • Fatto salvo che a tendere dovremmo riuscire a riciclare il 100%, in quanti anni pensate che si possa ottenere questo risultato. Venti? Trent'anni? Nel frattempo che facciamo?
  • No, non sono per l'inceneritore.
  • Ci sono alternative valide e concrete da applicare adesso?
  • Organizziamo delle giornate con i nostri figli per andare a ripulire le campagne delle nostre zone?
  • Sono indignato quanto voi.
  • Ho paura per le mie figlie quanto voi.
  • La paura però genera solo isterismi e panico. Noi dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo
Il 16 Novembre tutti in piazza. Ne abbiamo bisogno.


2 novembre 2013

Sono stati i Zincari






Il Cazzaro Pentito


Ho letto tutto il verbale delle dichiarazioni di Carmine Schiavone fatte alle commissione bicamerale sui rifiuti nel 1997. 16 anni fa.
Schiavone è arrestato nel 1991. Quindi parla di attività svolte dal Clan dei Casalesi negli anni '80.
Sono passati più di trent'anni.
Da cui la domanda: Ma queste pesanti affermazioni saranno state verificate dagli inquirenti?
Raffaele Cantone e Federico Cafiero De Raho hanno dichiarato che tutte le dichiarazioni di Schiavone sono state verificate. Il giorno dopo le dichiarazioni su fusti tossici/radioattivi interrati illegalmente, sono stati eseguiti controlli dai corpi speciali di carabinieri e forestale. Fortunatamente, nulla, non si è trovato nulla.

Insomma. Carmine Schiavone su molte cose parla per sentito dire,  sparando in alcuni casi vere e proprie cazzate. Le sue dichiarazioni vanno pesate e non prese per oro colato. Specialmente quando hanno i toni apocalittici.
Aver reso pubblico questo documento adesso, sicuramente aiuterà il focus sulla Terra dei Fuochi.
Carmine Schiavone però è un ex criminale, non un oncologo o un biologo o un geologo.


29 ottobre 2013

Ho visto anche degli zingari biondi

Tutto comincia il 16 ottobre quando, durante un’operazione nel campo rom di Fasala, ad Atene, la polizia sottrae una bambina di circa quattro anni, Maria, alla famiglia con cui era cresciuta perché il suo aspetto non combacia con quello dei suoi presunti genitori. La coppia è stata arrestata cinque giorni dopo per rapimento di minore.
La storia della piccola Maria e dei tanti (troppi) pregiudizi sui Rom.

The Beauty of Mathematics


via Giavasan


27 ottobre 2013

Il Nemico lapalissiano e lo spettro delle soluzioni.

Terra dei fuochi.
Sono passati sette anni da quando apparve questa definizione in un articolo su Nazione Indiana. Era il 2006.
I tempi forse all'epoca non erano maturi. O forse l'emergenza rifiuti urbani era prioritaria nel sentire comune.
Poi, improvvisamente, da quest'anno è montata pian piano l'onda di indignazione. Ed ecco arrivare l'emergenza.
(sulla Fenomenologia delle Emergenze, vi invito a leggere questo post: http://www.pinellus.it/2013/10/fenomenologia-delle-emergenze-o-campana.html)
Siamo ad oggi, anzi ieri, con la prima grande manifestazione territoriale sul tema svoltasi a Napoli.
Un esaustivo resoconto:

Insomma. Il corteo ha sancito la fine della luna di miele.

Luna di miele agevolata da quello che io chiamo il "Nemico lapalissiano".
Il Nemico lapalissiamo è qualcosa di insindacabile. Come dire: La cacca puzza.
Aggregare lotta e indignazione in questo caso è abbastanza semplice. Il problema è vero, reale, tangibile.
Molto meno lo è invece il soggetto responsabile del problema, che in questo caso è un'entità astratta, non definita. La Camorra, I Governanti, le EcoMafie, le FabbricheDelNord etc.
Ed ecco che le adesioni fioccano da tutte le parti.
Partiti, movimenti, associazioni, religioni. Tutti contro il Nemico lapalissiano. Nessuno responsabile.

Nelle varie sigle sorte in questi mesi, si tende a ribadire che si tratta di movimenti apartitici, autonomi. Si parla del "palazzo", "dei politici" come i nemici. Un poco lo schema portato avanti dal Movimento 5 Stelle.
Insomma, mesi di articoli sui giornali, di Iene, di foto con scritte sui socialnetwork, alla fine siamo arrivati all'apice dell'attenzione e dell'aggregazione, tanto da riuscire ad organizzare varie manifestazioni territoriali (quella di Nola del 19/10/2013 con mia sorpresa ha mobilitato tantissima gente).

La manifestazione di ieri a Napoli, come dicevo, ha fatto emergere le prime crepe. E' arrivato il male assoluto di tutti i movimenti:
Lo spettro delle soluzioni.

Assodato che c'è un problema, poi bisogna pensare anche a delle soluzioni. Concrete. Perché dopo la manifestazione, come dico sempre, la vita va avanti. C'è chi ha il problema "vero" e chi quel problema tornato a casa se lo chiude fuori la porta.
E proprio sulle soluzioni che il "fiume in piena" rischia di disperdersi in tanti piccoli rivoli di distinguo e di opportunità.

Ho alcune domande che mi pongo ogni volta che leggo qualcosa sul tema.
E a queste domande mi piacerebbe che qualcuno mi rispondesse, per darmi la possibilità di capire meglio.

  • Un conto sono i roghi tossici e lo smaltimento illegale di sostanze tossiche. Altro è il problema della raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Perché il movimento sta mischiando le cose?
  • Le ecoballe stoccate a Taverna del Re sono un gigantesco problema. Specialmente per chi in quel posto ci vive. Diciamo no all'inceneritore di Giugliano. Ok. Quale altra soluzione esiste? Ma concreta, però. Che dia una soluzione a chi vicino a quella montagna di munnezza ci vive.
  • Attualmente il Comune di Napoli sta mandando i "nostri" rifiuti via mare in Olanda. In Olanda i "nostri" rifiuti vengono smaltiti attraverso dei termovalorizzatori. Perché in Olanda sì e qui no?
  • E' proprio necessario questo clima di terrorismo da "ricordati che devi morire", senza avere una base scientifica solida? Possiamo pretendere dai vari medici in prima linea dati chiari e inconfutabili? Il terrore è un buon aggregatore, ma senza una verità provata a supporto, dura il tempo di una stagione. Domanda: In Campania il numero dei tumori è veramente superiore alla media nazionale? Possiamo mettere in correlazione tutte le morti per tumore al problema Terra dei Fuochi?
  • Bonifica. Tutti ne parliamo come la panacea. Ma concretamente qualcuno ha idea di come possano essere bonificate le terre inquinate?
  • E' possibile ragionare di questi problemi senza che ad ogni voce di dissenso arrivi ogni volta un articolo "contro" o la retorica dei bambini e dei morti di tumore?
Ogni contributo è vivamente apprezzato.


16 ottobre 2013

I riflessi pavloviani

Notte fonda del 15 Ottobre 2013.
Il Governo italiano presieduto da Enrico Letta vara la nuova legge di stabilità.
Non entro nel merito dei provvedimenti. Un esaustivo sunto lo trovate qui:
http://www.ilpost.it/2013/10/16/legge-stabilita-2014-2016-governo-letta/

Ma volevo sottolineare la liturgia delle reazioni.
Ormai ci puoi mettere scommessa. Prevedibili come i rigori dati al Milan negli ultimi cinque minuti di gioco.
Quindi, il Governo annuncia la manovra. Le reazioni in sequenza:

  • I sindacati annunciano lo sciopero generale. Utilissimo. Tutti tremano (Ci stiamo cagando sotto, fanno sapere da Palazzo Chigi)
  • Confindustria dichiara "Si poteva fare di più, ma siamo sulla buona strada". Che tradotto suona come "Ma cazzo! Il documento che vi abbiamo passato doveva restare così com'era!"
  • Lo Spread. Oh, lo Spread! Tutti col fiato sospeso. Nel pomeriggio l'oracolo ha parlato. Ci viene comunicato che lo Spread è ai minimi storici. Tutta l'Italia avverte un leggero rilassamento della mano che ci tiene stretti i cojoni.
  • L'opposizione, nel caso specifico il M5S, che parte con punti esclamativi, pd-pd-meno-elle, kasta, ladri e tutto il resto ormai tremendamente noto e tremendamente noioso.
Ecco. Io intanto apprendo che grazie all'aggressivo intervento del Governo in materia di costo del lavoro, avrò un aumento in busta paga di ben 15 Euro al mese. Che detta così sembra niente. Ma quindici per dodici fanno la bellezza di 180 Euro.
Stanotte potrò fantasticare su cosa comprare con questa mirabolante cifra.
Buonanotte. Sogni d'oro.
(poi magari vediamo se li possiamo portare dai ComproOro...)


12 ottobre 2013

Zammerdone

Non credete ai personaggi pubblici in rete.
Specie poi se sono giornalisti.
Non vi dico poi se sono giornalisti che in passato hanno dissertato di tecnologia.

No. Meglio starne alla larga.
Possono capitare cose strane, tipo:
Tu e il noto giornalista siete in contatto su un socialnetwork.
Un giorno questo giornalista si lamenta in un post di una nuova tecnologia che palesemente non conosce. Allora tu per scherzo (perché pensi che il tizio in questione sia una persona di spirito) gli scrivi "ma quanta geriatria!", e gli fai notare (perché è il tuo lavoro e sai di cosa parli/scrivi) che sta sbagliando approccio. Sapete cosa succede?
Che lui si incazza, tanto, e ti banna dalla sua vista. Senza appello.

E allora tu pensi che in alcuni casi è molto meglio non approfondire troppo le persone.
Che sui socialnetwork sarà anche bello il fatto di trovarci, oltre agli ex compagni di scuola, anche il tuo cantante preferito o quel giornalista di cui hai sempre condiviso il pensiero.

Ma in alcuni casi è molto meglio continuare a conoscerli solo attraverso la loro produzione intellettuale "ufficiale".

(il titolo è una fine citazione...)

10 ottobre 2013

Basta che ognuno stia a casa propria

Stamattina, leggendo della posizione "ambigua" di Beppe Grillo e del suo M5S sullo sull'iniziativa di abolizione del reato di immigrazione, mi è venuto in mente il finale di Parco Sempione degli EELST (che esemplifica degnamente il pensiero comune di molti "cittadini" cinquestellati). Ascoltate:

P.S. Elio e le Storie Tese sono da sempre anni avanti.


9 ottobre 2013

Better Out Then In #banksyny


Banksy dal primo Ottobre ha allestito una mostra a cielo aperto per le strade di New York. Un'opera al giorno.

6 ottobre 2013

Proud of U


Questo Blog e il suo tenutario sono particolarmente orgogliosi dei ragazzi della Marotta&Cafiero.
Leggetevi questo bell'articolo uscito sul Corriere.it:
http://buonenotizie.corriere.it/2013/10/02/gli-donano-una-casa-editrice-e-la-fa-risorgere-a-scampia/

Inoltre vi segnalo che è nata anche la Marotta&Cafiero Recorder. Solo belle cose.

(bravi Rosario e Lena, proud of u!)

Paroliere ricercato

Io non sopporto Biagio Antonacci.
Per tante ragioni.
Una di queste è che penso che sia stonato. Ma tanto. E che debba tanta della sua fortuna all'imperante mediocrità di questi tempi.

Detto questo l'altra sera leggevo un'interessante analisi degli account Twitter più seguiti in Italia (link condiviso da Massimo Mantellini), e nel cluster di riferimento "music" vedo che c'è un account molto seguito, non quanto Jovanotti che straccia tutti, ma è comunque in evidenza.
Indovinate. Sì, il nostro Biagione nazionale ha un account twitter. Ahpperò (ho pensato).
E andiamo a vedere cosa ci scrive il nostro campione.

La prima cosa che mi colpisce è la descrizione in testata. Cito:
Cantautore e artista da sempre interessato a tutte le emozioni che l'arte crea. Paroliere ricercato, musicista istintivo.
(...) e vabbè...sarà ricercato e istintivo. Non lo metto in dubbio.
Poi leggo qualche tweet.


La prima cosa che si deduce è che questo account lo cura lui in persona.
La seconda è che se mettessimo una tassa sull'uso dei punti esclamativi e dei punti sospensivi, Antonacci avrebbe scongiurato l'aumento dell'IVA all 22%.
Per il resto credo il tutto si commenti da solo.
(ricercato, ma famm' 'o piacere, sì...)

Fenomenologia delle Emergenze (o campana di Gauss)

Emergenza.
Fateci caso. E' la parola più utilizzata in questi anni balordi di vita nella nostra terra. La Campania.
Emergenza rifiuti, emergenza criminalità, emergenza rifiuti tossici, emergenza disoccupazione.
C'è sempre un fatto. Eclatante. Che è stato sottaciuto o sottovalutato.
Che per una serie di motivi "riemerge". Riemerge nell'attenzione e coscienza dei cittadini, dei giornalisti, dei politici.

Attenzione.
Il problema oggetto della emergenza non è che si è palesato in quel momento. E' qualcosa che nei casi migliori cova una storia silenziosa di almeno venti anni.
Ed ecco l'iter emergenziale
Per comodità descriveremo il grado di attenzione all'emergenza prendendo a prestito la campana di Gauss.
Comincia un crescendo di attenzione. Per le più disparate motivazioni. La stampa e le televisioni cominciano ad accendere le loro luci.
Manifestazioni tutti i giorni. Iniziative di vario genere. Profusione di articoli, commenti, pareri.
Si raggiunge così l'apice della campana gaussiana. L'attenzione è massima.
Inizia anche la fase più misera, quella che io chiamo "Un posto al sole".
Tutti a sgomitare per avere il loro momento di gloria grazie all'emergenza palesatasi ormai a livello nazionale.
Proposte da più parti, promesse dei governanti, task force, leggi speciali.
Poi i fari si spengono, la stampa e la televisione si occupano di nuove cose, tutti le attenzioni scemano.
La vita va avanti.

La caratteristica intrinseca dell'emergenza è di portare soluzioni di breve periodo, di facciata, spolverate di circostanza.
L'emergenza è la negazione stessa di politiche strutturate e di lungo periodo.
Si tende a risolvere il problema non in forma sistemica. Le soluzioni adottate in molti casi risultano essere a beneficio di qualcuno che nei momenti di emergenza sa bene che ci esce sempre qualcosa di buono per i propri affari.

Finita l'emergenza resta la vita quotidiana, quella di sempre.
Quella stessa quotidianità che ha fatto da incubatore al problema oggetto dell'emergenza. Pronta ad accogliere nuovamente nel suo ventre lo stesso e identico problema, magari peggiore di quello appena passato.

E quando ne hai viste tante, dal Terremoto alle faide di Scampia, dai rifiuti a Napoli e provincia alla Terra dei Fuochi, ti rendi conto che la cosa di cui forse avrebbe più bisogno la nostra terra, è la normalità.
La normalità di dover risolvere problemi nati la mattina e risolti la sera.
La normalità di non doverci portare sulle spalle un fardello di recriminazioni e di nodi mai sciolti.
La normalità di essere tutti liberi di scegliere il nostro destino. Libertà sopratutto economica.

Normalità che diventa terreno arido per tutti gli sciacalli che in questi anni si sono spartiti le povere spoglie di questa terra che un tempo era "Felix".
Adesso, tuttalpiù, è "Exterminati".



5 ottobre 2013

Altrimenti l’unica cosa che ci rimarrà è la vergogna.

Il problema sta nel fatto che esistono persone al mondo che hanno necessità di viaggiare, o per salvarsi la pelle o per cercare una vita migliore, ma non hanno il diritto di farlo perché altre persone, la cui pelle e la cui vita sono tendenzialmente molto più al sicuro della loro, hanno deciso di negarglielo. Queste persone non stanno ferme a casa a rispettare l’ordine di quelli che stanno bene. Cercano di raggiungere le terre dove stanno quelli che vorrebbero impedirglielo. E siccome in mezzo al viaggio trovano ostacoli naturali e soprattutto militari (le operazioni di contrasto all’immigrazione clandestina di cui sopra) allora si fanno aiutare da gente che dà a loro qualche sgangherato e pericoloso mezzo per superare quegli ostacoli e che per farlo si fa pagare caro puntando sulla loro disperazione e sulla corruttibilità di buona parte degli operatori coinvolti nei controlli delle frontiere. [...] Ma ci siamo mai chiesti una cosa semplicissima: quando si riducono gli arrivi illegali nel territorio europeo dove finiscono le persone che abbiamo fermato e respinto? Pensiamo davvero che tornano a casa e rinunciano al viaggio perché hanno scoperto che è illegale? No, si rimettono in viaggio, se riescono a sopravvivere alle prigioni e alle torture dei Paesi extra-europei (Libia, Tunisia, Egitto,Turchia, Ucraina, Bielorussia e altri) a cui le nostre polizie li affidano, pagando salatamente il servizio.
Dopo la tragedia di Lampedusa, ecco delle buone idee che rispondono alla domanda "Cosa possiamo fare?" Articolo da da leggere per intero. Lo trovate qui:
http://www.meltingpot.org/Dopo-la-tragedia-di-Lampedusa-A-noi-la-scelta.html

29 settembre 2013

Sì, sono un Rafaelita

[...] Noi, napoletani e napolisti, ci riconosciamo nella sua tendenza verso un calcio esatto, rigoroso, scientifico, fatto di studio dell’avversario e di rispetto, senza scaramanzie. Un calcio analitico che scruta l’immantinente e che a quello si attiene. Un calcio che studia i fenomeni naturali, nella riconduzione di ragionamenti complicati a movimenti semplici, essenziali. Il calcio di Rafaél Benítez Maudes predica il raggiungimento della conoscenza e del risultato attraverso la ragione del gioco collettivo. Una ricerca che richiede fatica e applicazione, che esige impegno e serietà, che scarta le scorciatoie e nega il ricorso al miracolismo oleografico. Ci riconosciamo nella sua opera di introduzione della cultura del presente nella nostra storia, dei principi di modernità nel corpo delle nostre prassi. In lui distinguiamo il più grosso innovatore presente sulla panchina del Napoli dai tempi di Luis Vinicio. Noi, napoletani e napolisti, apprezziamo la curiosità con la quale il signor Rafaél Benítez Maudes si è calato nella vita della nostra città. Curiosità verso la sua storia, la sua arte, la sua filosofia di vita. Ammiriamo l’empatia con la quale ha scelto di calarsi per intero in un ambiente, nella città-mondo, nelle sue tradizioni, così recuperando e riattivando in noi il forte legame linguistico e culturale con le antiche radici spagnole.
Per tutti questi motivi, da oggi sentiamo di poterci dire rafaeliti.
Bellissimo manifesto pro Rafa "Rafiluccio" Benitez sul sito de Il Napolista

26 settembre 2013

Le affinità ideologiche

Eh no! Caro Guido! Troppo facile adesso.
Oggi ho capito. Bisogna stare attenti.
Selezionare i propri fornitori in base alle affinità ideologiche.

E allora oggi al Bar ho chiesto a Ciro il barista cosa ne pensa dell'immigrazione e integrazione.
Mi ha risposto che per lui non esiste proprio, ognuno a casa propria. Che ormai i cinesi sono ovunque. E i marocchini puzzano.
Devo cambiare Bar. Anche perché Ciro non ha mai le gomme che piacciono a me.

Poi da Franco il fruttivendolo. "Che mi dici dell'aborto?? Eh?".
Franco mi guarda con mortificazione e mi dice "L'ho finito proprio cinque minuti fa, ma domani ve lo faccio trovare bello fresco".
Urge cambiare fruttivendolo, nonostante qui il cavolfiore è sempre fresco.

All'edicola di Enrico parte la discussione sulle droghe.
Io per la legalizzazione, Enrico sulla linea "proibizionismo-di-questo-passo-dove-andremo-a-finire".
Devo cambiare edicola. E magari rivelare a Enrico che suo figlio tutto le sere si sfonda di canne in piazza.

In macelleria. "Don Carmine, voi che siete del mestiere, che mi dite dell'eutanasia e fine vita?"
Mi dice che lui le bestie non le fa mai soffrire. Un colpo secco. ZZAC! e via.
Basta. Si cambia anche macelleria.

Da Antonio il meccanico la domanda più spinosa: "Antò, come li vedi i matrimoni gay?"
"Secondo me se due persone si vogliono bene, non conta di quale sesso siano".
Grande Antonio!
Fammi pure il cambio d'olio. Anche se me l'hai già fatto la settimana scorsa.
"Antò, e dimmi,  ma come lo vedi questo Napoli?"
"E che me ne frega a me. Io tifo Juve".
Richiudi immediatamente il cofano.
Basta. Devo cambiare anche meccanico.

Ricapitolando. Bar, fruttivendolo, edicola, macelleria, meccanico.
Qui appena vai oltre il buongiorno e buonasera scopri il vaso di pandora.

Però domani il cavolfiore da Franco lo vado a prendere. Comunque.
Magari mi fermo cinque minuti in più e gli spiego cos'è l'aborto...



24 settembre 2013

iCazzimma 7.0

Con l'aggiornamento a iOS 7.0 i Lightning connector non originali "non certificati"(*) , non saranno più utilizzabili per ricaricare la batteria.
(*) grazie a Danilo per la segnalazione.

(però un metodo per fare fesso l'iCoso, pare che ci sia)

Campania Molto Poco Felix

25 anni di cronaca, 25 anni di inchieste giudiziarie, 25 anni di proteste, 25 anni in cui è stato fatto di tutto al corpo e all’anima di questi territori e di queste comunità e nessuno è responsabile. 25 anni di mala politica, di corruzione, di collusione e connivenza tra politici e criminali. Un buco nero che ha inghiottito giustizia, diritti, salute, bene comune. 25 anni di inchieste giornalistiche relegate nelle pagine di cronaca locale, 25 anni di commissioni parlamentari, promesse, spot a uso e consumo mediatico. 25 anni di crimini e di indifferenza. E ora provate a chiamarla democrazia. 
http://www.valigiablu.it/rifiuti-in-campania-e-terra-dei-fuochi-il-piu-grande-avvelenamento-di-massa-in-un-paese-occidentale/




Italy is a democratic Republic founded on labour.


Constitute offers access to the world’s constitutions that users can systematically compare them across a broad set of topics — using a modern, clean interface.
https://www.constituteproject.org
(brava Google)

23 settembre 2013

Sparare a zero (zero, zero)

Pare che adesso lo sport nazionale più in voga sia prendere per il culo Roberto Saviano.
E' diventato un riflesso pavloviano.
Saviano parla/scrive/appare. A seguire tutti a dire che ormai ne hanno le palle piene, che basta con questi sproloqui, che non se ne può più di vederlo e sentirlo, che ha rovinato l'immagine di Napoli e dell'Italia, che è un parassita sotto scorta a spese dei contribuenti.
Saviano partecipa al ricordo Giancarlo Siani. E tutti a criticarlo e a dire che Siani, lui sì, era un grande giornalista anti camorra. Mica come questo scarabocchino sotto protezione!
Poi, ecco la ciliegina.
Riproduzione abusiva e mancata citazione della fonte per tre articoli di "Cronache di Napoli" e "Corriere di Caserta" apparsi nel libro Gomorra.
Saviano condannato per plagio.
La cosa più carina scritta dai detrattori è stata "Lo avevo sempre detto che questo ragazzo era solo un fenomeno da baraccone".

Ve lo dico.
A me questa cosa un poco mi fa schifo. E non mi diverte.
Con tutto che il sottoscritto non stravede per il nostro Roberto. Anzi, il più delle volte lo trovo ridondante, eccessivamente preso dal suo personaggio e ho (mi confesso) pure abbandonato per insofferenza la lettura del suo secondo libro "La bellezza e l'inferno".

Detto questo, dimenticare improvvisamente il merito di un ragazzo che a 27 anni riesce a raccontare al mondo intero il lato oscuro della nostra terra e tacciarlo di "copione" o definirlo "bluff", forse è il segno di questi tempi. Dove ogni giorno costruiamo vitelli d'oro da adorare e il giorno dopo già li abbiamo ributtati nel fuoco. Pronti a fonderli per costruirne di nuovi.

E il modo più perfido che si possa usare per annientare colui che è stato "idolo", è lo sberleffo, il dileggio, la presa per il culo. Rendere il personaggio antipatico, "bacchettone". Poi, inoculare il dubbio che il personaggio in questione sia anche un furbo copione, un mediocre, dilettante.
(chi ha letto Gomorra sa bene che le pagine oggetto della denuncia di plagio, sono 3 o 4 e non sono per nulla il cuore dell'opera).

Ma tant'è. La memoria e l'indignazione in questo paese durano il tempo di una scureggia.
Basterà aprire le finestre e attendere.
L'aria presto tornerà nuovamente respirabile.

N.B.
Sul caso del presunto plagio di Gomorra, leggetevi questo documento. Poi fatevi la vostra idea.
(da pagina 17 in poi c'è la descrizione dei presunti 5 casi di plagio/riproduzione senza citazione della fonte)
http://static.fanpage.it.s3.amazonaws.com/socialmediafanpage/wp-content/uploads/2013/09/SENTENZA-CONDANNA-SAVIANO-PDF.pdf



15 settembre 2013

1013 anni di Europa in 3:23 minuti

via http://www.liveleak.com/view?i=f54_1337075813 (grazie anche a Nicodemo)

Social Zero G


La Nasa sbarca su Instagram con un proprio account. http://instagram.com/nasa



Il Giaguaro di una volta


Certe cose con Steve Jobs e Scott Forstall non sarebbero mai accadute.
(quel "hon" che compare nel terzo cerchio della quinta fila di questa scocca plasticosa, è imbarazzante)

p.s. Ovviamente la conclusione della messa laica è sempre la stessa: è il miglior iPhone di sempre. C'erano dubbi?

14 settembre 2013

I bidet acrobatici

C'è un poco di solitudine nelle stanze di un albergo. Specialmente in quella di un informatico in trasferta per lavoro.
La stanza di un albergo esemplifica l'essenzialità della vita.
E' un "ridotto" della tua quotidianità. Venti metri quadrati con tutto quello di cui hai bisogno.
Un letto, un comodino, una scrivania, un armadio, tre stampelle, il bagno.
Che poi a me le tre stampelle, di numero, mi mettono sempre angoscia.
Esisterà uno studio, una convenzione internazionale, che avrà stabilito in tre il numero minimo di stampelle sufficiente alla vita di un uomo.
Nelle stanze di un albergo c'è tutto.
Anche nel bagno. C'è tutto.
C'è una tazza del cesso che di solito trovi con il coperchio della tavoletta chiuso, avvolto da una fascia di carta. Tipo, c'avete presente la fascetta di carta che avvolge le pile di libri della Mazzantini, Coelho e Fabio Volo in libreria? Ecco, quella fascetta lì. Proprio quella.
Che poi quella fascetta è psicologicamente rasserenante. Ti dice: stai sereno, sarai tu il primo a sverginarmi.
I culi che mi hanno lordato prima del tuo, sono solo un lontano ricordo. Spacchettami e sarò solo tua.
In alcuni bagni ci trovi pure il phon a muro, che il più delle volte è l'equivalente degli asciugamano a getto d'aria che trovi nei bagni degli autogrill. Praticamente inutile.

Ma c'è una cosa che accomuna tutti i bagni di tutti gli alberghi.
La posizione del bidet.
Saprete tutti che in Italia il bidet è conditio sine qua non. Può mancare il lavandino o la doccia. Ma il bidet, no. Il bidet è il nostro vanto nazionale. L'abbiamo inventato noi.
Arma preferita di offesa contro i cugini francesi, rei di non avere un apposito manufatto in ceramica per sciacquarsi il culo nel post-defecatio.
Ebbene, il bidet in questi bagni ha una caratteristica comune. La posizione e la forma. Assurda.
Incastrato tra lavandino e tazza, oppure con quattro centimetri di spazio utile laterale per le gambe, oppure talmente piccolo che a stento ci entra una natica del tuo culo.

Io ormai ci sto facendo l'abitudine. Ci vuole un poco di allenamento e spirito di sacrificio.
Ma alle prossime Olimpiadi conto di partecipare alle gare di ginnastica maschile, corpo libero.
Specialità "Bidet acrobatico".

...e in più una Mountain Bike per tutti.

«Entro 100 giorni aboliremo il finanziamento pubblico ai partiti e cambieremo la legge elettorale».

(Enrico Letta, presidente del Consiglio, 13 maggio 2013, 123 giorni fa)

via Non leggere questo Blog

7 settembre 2013

"Secure" è solo la morte

By that year, a Bullrun briefing document claims that the agency had developed “groundbreaking capabilities” against encrypted Web chats and phone calls. Its successes against Secure Sockets Layer and virtual private networks were gaining momentum.
L'articolo è del NYT (lo trovate qui) ed emerge con chiarezza che l'NSA riesce da tempo a sniffare/decriptare tutte le informazioni transitanti sulla rete internet. Con o senza SSL.

Lo schema ricorda molto la metodologia del MITM (man-in-the-middle), dove "l'uomo in mezzo" ci sta con la compiacenza degli ISP.
Per approfondimenti rimando a quest'altro articolo del Guardian.

Insomma, man mano che saltano fuori nuove rivelazioni grazie ai documenti messi a disposizione da Edward J. Snowden, emerge con chiarezza che non esiste sicurezza e privacy sulla rete e che tutti i colossi del panorama ICT statunitense hanno pagato dazio alla ragion di Stato.

Ancora. L'attività della NSA non è estemporanea. I dati raccolti sono archiviati.
Pensate per un attimo a tutta la vostra attività quotidiana attraverso la tecnologia (Cellulare, Posta, PC, Internet) che viene intercettata e archiviata per anni.
Dalle nostre parti già da qualche anno con il caso Telecom-Sismi era emerso che il buon Tavaroli era in grado di accumulare informazioni su qualsiasi cittadino italiano.
E vi ricordate il caso delle Nuove Brigate Rosse con il PC della Lioce contenente file criptati con PGP? Bene, PC inviato in USA e file decriptati.

Sarà anche per "la sicurezza della nazione", ma finché non ci sarà chiarezza sulle modalità di "intercettazione" e "archiviazione" di queste informazioni, io ci vedo solo un enorme potere senza controllo da parte delle organizzazioni statali a discapito dei cittadini. Con queste modalità internet è tutt'altro che il luogo della democrazia.

Nel mentre io vi consiglio caldamente di non perdere troppo tempo a criptare documenti o a securizzare le vostre comunicazioni.
"Secure" è solo la morte. (o gli algoritmi usati dal Mossad...)

1 settembre 2013

Salmoni (ovvero vacanze)


E quindi anche quest'anno abbiamo fatto i salmoni. Risalita la corrente, da Napoli verso nord.
"Ma come mai voi da Napoli venite fin qui?".
E vaglielo a spiegare compiutamente che a me di condividere con i miei conterranei (e con le loro peculiarità) il tempo e lo spazio anche in vacanza, mi scassa un poco il cazzo.
No, vi voglio bene, cari conterranei, ma la "vacanza" significa essere vacuo, sgombro, libero. Da tutto. Da tutti. Dal quotidiano.

Poi è bello sentire altri dialetti e modi di pensare. Con tutto che a me pure il dialetto romano dopo un giorno ha già stufato. Quello toscano lo reggo meglio. Suvvìa.
E poi quest'anno, per fare un esempio, abbiamo avuto come vicini di tenda una famiglia di scassa cazzi. Però erano toscani. E vuoi mettere una famiglia scassa cazzi toscana con una famiglia scassa cazzi napoletana?
Noi meridionali urliamo. E' così. Parliamo ad alta voce.
I primi giorni di campeggio le nostre voci sono le uniche che si odono in pineta. Poi, accade che registriamo il nostro tono su quello degli altri.

L'ozio. E' una degli stati mentali che più amo. L'ozio e la relativa noia. Da questi momenti nascono di solito cose buone. Quest'anno ad esempio ho sfruttato il momento propizio per insegnare alle due figlie i segreti dello Scopone Scientifico (nella variante a 9 e 10 carte). Essendo in quattro, è il gioco perfetto.
Grande soddisfazione sentire la seienne, dopo aver calato un dieci con slancio di spalla, proferire "Gioco di palo!"

Avambraccio destro, nome del primo figlio tatuato. Avambraccio sinistro, l'altro figlio. Quest'anno sembrava una moda. Ed erano tutti del nord italia. Tanto che ad un certo punto mi è sorto il dubbio che ci fosse un pacchetto All-Inclusive (tipo quelli che trovi sui vari Groupon et similia). Una roba del tipo: Acquista adesso il pacchetto "Il sogno, la realtà" che comprende 23 ecografie 3d, 2 filmati ecografici, 12 visite ginecologiche ed avrai in regalo il nome di tuo figlio tatuato sull'avambraccio.

Il campeggio è ormai roba residuale. Siamo in pochissimi a praticarlo ancora. Con tenda. Ed è anche raro trovare campeggi che non abbiamo ceduto alla cementificazione e alla moda del bungalow.
Però il campeggio (in tenda) è come quando vai al cineforum a vedere un documentario sull'esodo dei curdi attraverso la Turchia. E' un filtro. Sai che ci troverai solo determinate persone. Che la pensano come te, e come te rispettano la natura e gli altri.
Sottolineo in tenda, perché molti giocano facile con roulotte e camper. La tenda è proprio uno stato mentale.
Per me è la vera vacanza. Stacco, totale, dalla quotidianità. Per non parlare della felicità per le bimbe di poter vivere giornate in piena libertà, sotto una splendida pineta, al contatto con la natura.
I condomini sul lungo mare e i quartieri villeggianti li lascio agli altri.

A Grosseto, complice un gelato colante e relativa ricerca di una fontanina, abbiamo scoperto il Parco di via Ximenes, lungo le mura della vecchia città. Per chi volesse prendere spunto su come dovrebbe essere un'area dedicata alle attività ludiche dei bambini da zero fino a dodici anni, si faccia una camminata in questo piccolo gioiello. Camminando lungo questo parco e osservando come le mie figlie si divertivano a correre a piedi nudi sull'erba dei prati, a cadere sui pavimenti soffici, a salire su altalene, castelletti e altre diavolerie, ho provato invidia. Invidia per una comunità che riesce a dotarsi di un piccolo spazio pensato per i bambini e a manutenerlo alla perfezione. E questa sensazione di terzomondismo per chi come il sottoscritto vive nella provincia di Napoli, francamente un poco mi ha stufato (considerando che da queste parti le tasse si pagano dal primo all'ultimo centesimo).

E alla fine anche questa estate ce la siam tolti dai cojoni.
Ecco, mentre scrivo questo post sul nostro (finalmente) terrazzo di casa, in lontananza si vedono nubi nere e lampi. Di questi tempi, il pensiero del futuro, per varie ragioni, un poco inquieta.
L'estate è il periodo in cui i figli crescono un sacco. Tu ti senti un poco più vecchio e fai qualche consuntivo della tua vita non "vacante".
Nella mia mente resterà l'immagine del sentiero tra le dune che dalla pineta del campeggio porta a mare. Noi quattro che di mattina percorriamo questo budello immerso in una rigogliosa vegetazione. Le bimbe che ad un certo punto si staccano da noi e corrono verso l'ultima curva del sentiero. Quella che ci separa dalla spiaggia. Scompaiono dietro questa curva per poi riapparire poco dopo gridando "Papà, Mamma, il mare è bellissimo, è una tavola!".
Che questo autunno a venire sia proprio come il mare visto con gli occhi di un bambino.

20 luglio 2013

A Genova c'erano



C'era un estintore rosso
a terra, un ragazzo
23 anni e passamontagna.
C'era una camionetta
un ragazzo in divisa
21 anni e una pistola
C'erano le Tute Bianche
la Zona Rossa e il Blu del mare.
Genova satura di fumo,
satura di manifestanti.
C'erano i Grandi,
si dichiaravano otto.
Uno però era Corto.
Pelato e legava limoni
di plastica ai rami.

C'era un ministro
degli interni, a sua insaputa
che voleva il morto
C'era un super poliziotto
a capo delle forze dell'ordine
Con l'ordine di sparare
Con l'ordine di macellare
Con l'ordine di umiliare
C'era il Vice Presidente
quello che parla bene
a dirigere l'orchestra
ma dietro le quinte

C'era il blocco nero
i disobbedienti e i lillipuziani
Il forum e la gente ai balconi
C'erano striscioni e bandiere
colori e speranza
da tutto il mondo, a Genova.
Stazione Brignole, Corso Torino
Via Tolemaide, Piazza Alimonda.
Le cariche, i sassi,
lacrimogeni e molotov

C'era un estintore rosso
in aria, un ragazzo
23 anni e un foro in testa.
C'era una camionetta
un ragazzo in divisa
21 anni e una pistola.
fumante.
C'erano le speranze
i sogni e un altro mondo
possibile.
C'era il sangue a terra
i manganelli e le cariche.
C'era il terrore, portato a casa.
A Genova c'era l'inizio
A Genova c'era la fine.

A Genova c'erano
tutti e tutto
E qualcuno ancora c'è
Il super poliziotto, ora premiato
Il nano pelato, ancora votato
Il Vice che parla bene, oggi esiliato
nessuno responsabile,
tutti innocenti.
Solo Carlo, oggi
non c'è.

14 luglio 2013

La tortura svedese

Non ci andiamo spesso. Per fortuna. Non è in cima ai miei desideri. Ma manco nel mezzo. Fortuna che quelle poche volte che ci andiamo, tutto sommato, mi piace pure.
Quando io e Giovanna camminiamo lungo gli showroom, ci piace fare progetti per la nostra casa, discutere delle cose che andrebbero cambiate, curiosare nelle novità e, perché no, regalarci qualche oggettino nuovo.
Già. Sto parlando di Ikea.

E quando vado da Ikea mi capita spesso di fare una cosa. Ascoltare. Gli altri.
Mi avvicino con fare disinvolto ad un mobile facendo finta di interessarmi all'oggetto. Tipo che batto le nocche sul pannello di legno (gesto antico la cui origine si è persa nella notte dei tempi e la cui utilità oggi è nulla, ma fa tanto intenditore) o apro e chiudo le ante a cazzo, così.
Insomma faccio il tipo disinvolto. E intanto ascolto.
Lui e lei.

La scena di solito è sempre la stessa.
Lei. Armata di metro di carta, matita e foglietto. Sguardo fisso, pupille dilatate, agguerrita, assertiva, decisa. Lei, vuole.
Lui. Sfessato, ricurvo, monosillabico, spaesato, si vede lontano un miglio che nella sua testa stanno andando in onda in sequenza Birra-Poltrona-Mutanda-Rutto-PES-FIFA-Calciomercato-Motomondiale. Solo queste cose innescano in lui il rilascio di serotonina. Ma lui sa bene che c'è anche un rapporto con la sua donna da salvaguardare. E allora va a traino. Attento, o finge benissimo. Annuisce. E si prepara, ormai disilluso, alla successiva fase del martirio-montaggio di quelle trappole infernali che sono i mobili di Ikea.
Alcuni frammenti di dialoghi rubati:

Lei: "No perché io vorrei risolvere"
Lui: "...eh, vabbè. Ma proprio oggi..."
Lei: "No, perché risolviamo, capito?"

Lei: "Che ne dici, a me piace. Rosso. Lo prendiamo?"
Lui: "Ma forse il Verde..."
Lei: "Rosso"

Lei: "...perché così nella stanzetta questo lo mettiamo sulla parete della porta e poi portiamo quello in camera da letto così ci avanzano settantotto centimetri in cui io ci metterei questa colonnina da quaranta. Capito?"
Lui: "'ntottocentimetri..."

Lei: "Uh, guarda questo pensile che bello. Potremmo pensare di...mah...mi ascolti??"
Lui: "Guarda questo televisore!!"

Perché da Ikea ogni giorno va in scena un dramma. E non bastano tutte le polpette svedesi di questo mondo a placare la fame di giustizia di tutti questi uomini vessati e violentati dalle proprie compagne. Costretti a malavoglia ad imparare nomi astrusi tipo VITTSJÖ, LÖVBACKEN, STÅLSVIK, TRAÅTÅR (*).
Terrorizzati nello scoprire, dopo essersi smazzati sei ore di montaggio per una scaffalatura 100x40, che avanzano bulloni e viti (prontamente occultati pur di millantare un lavoro perfetto).

Prometto, uomini, amici, che quando diventerò Presidente della Repubblica farò inserire un articolo supplementare, nuovo, nella Costituzione, principi fondamentali.
Una cosa del tipo: L'Italia ripudia e ritiene incostituzionale portare il proprio marito o compagno da Ikea la domenica pomeriggio, specie se c'è il campionato di calcio o motomondiale, ritenendo tale atto una palese violazione dei diritti fondamentali dell'uomo. Medio.

(*) i nomi sono stati gentilmente offerti dal generatore casuale di nomi di Ikea