4 novembre 2018

Cittadini


Non scrivo da molto tempo qui. Preso dall'ormai compulsione social, ho perso l'abitudine di raccogliere i pensieri e sistemarli in questo posto. Posto che è stato da sempre il luogo del ragionamento.
I blog sono morti, dicono. In parte è vero. Quindi se stai leggendo queste righe sei un abitante del cimitero delle tecnologie, guarda lì c'è la tomba di ICQ, accanto a quella di Windows Live Messenger. E tu stai davanti all'enorme tomba dei blog.
In verità quello che è morto è il seguito dei blog. I lettori adesso stanno altrove e non sono manco più lettori. E allora, forse, questa cosa un poco di nicchia, può tornare utile. Tipo stanzetta appartata durante le feste.
Insomma, nonostante l'hype vorrebbe di seguire i lettori, faccio spalluce e cercherò di rianimare questo cimitero.

Dal mio ultimo post datato Marzo 2018 con tema profetico, ne è passata di acqua sotto i ponti. Alcuni di questi ponti non ci sono più e l'acqua in questi giorni sta spazzando via tutto. Con violenza. Tanta violenza.

Da tempo, osservando le misere sorti del nostro paese, intravedo un tratto comune distintivo. La violenza. Dai rapporti sociali, sessuali, economici fino ad arrivare a quelli politici.
Ad esempio la comunicazione politica, estremamente polarizzata, riporta ormai un frasario ed una estetica di pura violenza. E quando parlo di violenza non mi riferisco di certo alle sfanculate o ai "me ne frego" o alle derisioni. No. Parlo proprio di parole entrate ormai nel lessico di tutte le forze politiche.

Quella che in particolare io personalmente odio e credo sia una fonte di pensiero violento è la parola "cittadino".
Cittadino nell'accezione odierna definisce uno status di diritto acquisito per nascita.

Cittadino ergo sum, verrebbe da dire.

Una prospettiva non più partecipativa, ma di rapporto giuridico tra cittadino e Stato. Sono cittadino italiano e in quanto tale lo Stato mi deve riconoscere le mie prerogative. Chi è fuori da questo status, semplicemente non esiste.
Che è poi sintetizzato nel mirabile (e violentissimo) "Prima gli italiani".

Lontana è in questa prospettiva, l'idea della cittadinanza attiva, ovvero del valore e dell’importanza dell’impegno civico e della deliberazione collettiva riguardo a tutte le questioni che concernono la comunità politica, che definisce, questo sì, uno status di diritto.
E badate che non sto parlando di quella buffonata di democrazia diretta messa su con un sistema bacato con consultazioni clownesche. Intendo la cura, signori miei.

La durissima opposizione sulla proposta, per me sacrosanta, dello Ius Soli, fa capire quanta violenza oggi c'è nel concetto di cittadinanza. L'odio contro gli immigrati, non cittadini, e per questo privi di ogni diritto di dimora. I bambini di Lodi, figli di non cittadini e quindi non meritevoli di sedersi alla mensa con gli altri compagni di classe figli di "cittadini italiani".

Per finire, approdiamo al Reddito di Cittadinanza. Anche qui, un diritto acquisito e non estendibile ad altri, arma politica di contrapposizione ai soldi stanziati per organizzare l'accoglienza degli "altri".
Aiutiamo chi fa parte della bottega. Che gli altri si freghino.
 
In uno scenario di sempre maggiore alienazione dalla partecipazione e dalla cura della cosa pubblica, quale sarebbe questo diritto. Chi è il cittadino?