Negli ultimi anni è cresciuto un fenomeno che potrebbe definirsi neofolk, soprattutto di stampo Americano. E’ musica talvolta artigianale, calda, polverosa, ubriaca, fatta di pochi e semplici ingredienti, spesso solo una chitarra e una voce. Musica delle origini, rivisitata in chiave moderna, che, per il sottoscritto somiglia proprio a quelle case di legno sperdute nell’entroterra americano. Legno che scricchiola.Sono piccole emozioni scricchiolanti.

Bright eyes- Old soul song Uno dei nomi contemporanei più apprezzati in questo genere di musica.Un’ottimo inizio di compilation sicuramente
Josh Ritter- Kathleen Ballata folk, con la giusta dose di zucchero
Devendra Banhart- Little yellow spider Altro esponente di spicco di questa scena, dalla voce sbilenca e dall’ispirazione profonda
Damien Jurado- I breack chairs Ritmi più serrati, ma allo stesso tempo suoni artigianali e sinceri
Lou Barlow- Home Ex bassista del gruppo indie rock Dinosaur Jr. che ora propone un folk rilassante che evoca l’acqua che bagna le foglie in autunno
Josè Gonzalez- Heartbeats Quando il tocco si fa intimo e sussurrato.Folk da cameretta e colori tenui
Rosie Thomas- Let it be me A due voci con l’inglese Ed Harcourt, folk pop con il legno che scricchiola sotto i piedi
Rocky Votolato- Portland is leaving Una delle mie ultime scoperte del genere, decisamente appagante
James Apollo- The Alamo Un’altra scoperta recente.Piccola ballata sanguinante e polverosa.E ricca di melodia.
Gravenhurst- Tunnels Folk leggermente oscuro, proprio dove di polvere e di terra ce n’è abbastanza

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