12 giugno 2017

M5S non è locale


Sono elezioni amministrative. Ripetiamocelo. Sono elezioni amministrative. Conoscete vero le dinamiche? Specie nei piccoli comuni lontani dai centri metropolitani.
Volendo proprio fare un'analisi, senza perdere di vista quanto detto sopra, possiamo dire che l'unico soggetto politico ad uscirne con le ossa rotte è proprio il M5S. In generale si attesta su un 10%, siamo ai livelli dei partiti ambientalisti.

Guai però a fare facili analogie con una tornata elettorale nazionale.

Anzi, il risultato amministrativo a sfavore del M5S, ci racconta della strutturazione a Eta-Beta del movimento. Testa grande, tutta collocata nelle stanze della Casaleggio&Associati, corpo piccolo e non radicato. Il partito "liquido", come molti fanatici vanno ripetendo con vanto, conti alla mano ha fatto acqua da tutte le parti alla prova della "radicazione" territoriale.
Il M5S è essenzialmente un partito di opinione che riesce a catalizzare consenso a livello nazionale o nei grandi centri metropolitani dove le dinamiche di voto diventano pari a quelle "impersonali" di una tornata legislativa.

Il grande ritorno del CentroDestra vecchia maniera (FI+Lega+Destra), che ha avuto ottimi risultati ovunque con un Silvio Berlusconi che prende voti a prescindere. Il vero voto di fede ormai è quello per lui e il suo partito.

Legge elettorale. Da non sottovalutare. Con un sistema maggioritario (quello adottato per le elezioni amministrative), in Italia si torna a ragionare per coalizioni, c'è un vincitore certo e non ci sono listini bloccati.

Poi c'è lui. Federico Pizzarotti. Che nonostante tutto e tutti, da sindaco uscente, è stato il candidato più votato a Parma e andrà al ballottaggio con il candidato del PD. Una conferma per il suo operato da sindaco e soprattutto una bella lezione per Grillo e Casaleggio (Jr.) che hanno allontanato l'unico amministratore pentastellato ad aver fatto bene. A conferma che questo movimento sarà anche "liquido" ma è abbastanza impermeabile all'intelligenza e al carattere.

(p.s. la foto del post è stata fornita dal caro Italo Mattone)


8 giugno 2017

3° Principio della Dinamica e la Lorenzin


Newton avrebbe osservato il tutto senza sorprendersi. Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale ma contraria. E' la natura. Basta osservarla.

Dodici vaccini obbligatori per poter accedere alla scuola pubblica. E' legge. Uguale, ma contraria.
Un'ondata di vaccinismo rabbioso in risposta ad una stupidità collettiva.
Azione stupida, reazione stupida. Se poi la reazione ha la paternità del ministro Lorenzin, c'è quasi un sigillo di garanzia.

La copertura vaccinale è un problema serio, ottenerla per decreto e non con fiducia, cultura scientifica e buonsenso dei genitori, non risolverà il problema di fondo.
Di più. Ci fa riflettere sul reale stato del nostro senso di comunità e della caduta di fiducia nelle istituzioni (che il Decreto Lorenzin di certo non aiuterà a ritrovare)

p.s.
Quelli che oggi hanno generato questa ondata di sospetto e paura sulle vaccinazioni, vedrete, saranno gli stessi che in fila fuori le ASL per vaccinare i propri figli causa scoppio di un'epidemia seria, grideranno contro lo Stato che non garantisce dosi vaccinali per tutti. 
Ed è lì che dovrebbe apparire Thor con il suo tremendo martello.


4 giugno 2017

Non fu vera gloria, ma una loffa.

Vi siete comprati il capocannoniere dello scorso campionato. Aveva segnato 36 gol. Lo avete preso sottraendolo brutalmente ad una vostra diretta concorrente in campionato che non a caso, proprio in quell'anno, aveva osato guadagnare la testa della classifica per alcune settimane. Ma per chi come voi va affermando che vincere non è importante ma è l'unica cosa che conta, non c'è etica e quindi non c'è manco il problema. 
C'è la cannibalizzazione delle altre squadre. 90 milioni e vi siete tolti lo sfizio; acquistare un buon giocatore (che 90 milioni non li vale) ma soprattutto sottrarlo per indebolire una squadra italiana. Il bulletto che scippa la merendina di mano al compagno di classe per mettere in chiaro i rapporti di forza.
Di più. Il progetto è stato chirurgico. Il bulletto è andato a scippare la merendina (questa volta di marca bosniaca a forma triangolare) anche dalle mani dell'altra diretta concorrente.
Operazioni anche mediatiche per far elaborare in fretta e furia l'onta di aver dovuto cedere il gioiellino Pogba alla perfida Albione.
Poi, una campagna acquisti sontuosa, di quelle che fanno sognare i tifosi. Un giusto mix di giocatori fine carriera, ma dalla esperienza internazionale comprovata, e giovani leve.
La stagione riparte da uno Scudetto e una Coppa Italia. È chiaro a tutti che cotanto sforzo economico è finalizzato ad un solo obiettivo: la Champions League.
La stampa poi farà il resto, creando il fenomeno Dybala (meglio di Messi e Cristiano Ronaldo!), oscurando il gioco pessimo se non inesistente espresso da questa squadra che fa della fase difensiva il suo punto di forza, proponendo un calcio che sarà anche efficace ma certamente non bello.

Arriviamo a fine stagione.
Solito Scudetto, solita Coppa Italia. Ma attenzione. Finale di Champions!
È l'anno del triplete, si sente, è nell'aria. Impossibile non vincerla, c'è l'erede di Messi, Cristiano Ronaldo in questa Juve farebbe panchina, Higuain è un attaccante letale, arrivano botte di fortuna nei sorteggi etc. etc.
Si va in campo, Cardiff, 3 Giugno 2017. Fischio d'inizio, via!

Dybala si scopre essere ancora giovane, sicuramente un ottimo giocatore, ma scompare per tutta la partita. Higuain inesistente, sbaglia palloni su palloni e non riesce mai a superare Ramos. L'organizzazione di gioco della Juve svanisce sotto un impietoso 4-1, con il "panchinaro" Ronaldo che ne segna due e si avvia a vincere meritatamente l'ennesimo Pallone d'Oro.
C'è una sola parola che descrive perfettamente la finale della Juventus: asfaltati.

Adesso, cari, nascondersi dietro la stagione dell'ennesimo Scudetto e Coppa Italia, vinti facendo i bulletti coi soldi di papà (Exor) e andando a indebolire le altre squadre italiane (perché all'estero non vi viene facile fare altrettanto) è da veri mentecatti.
Se vincere è l'unica cosa che conta (lo dite voi, eh!) allora a Cardiff avete fatto pena.

E considerando il vostro stile, possiamo serenamente affermare che quando perde la Juventus, vince il Calcio.


2 giugno 2017

2 Giugno 1946

Il 2 Giugno 1946, a Napoli e provincia votò l'84% degli aventi diritto (prima elezione in Italia a cui parteciparono anche le donne).

L'esito fu il seguente:
77,67% per la Monarchia
22,33% per la Repubblica

La Monarchia che il grande popolo napoletano scelse non era certo quella Borbonica (adesso tanto cara ai più) ma era quella dei piemontesi sabaudi, quella che oggi in tanti additano come unica causa dei nostri mali.

Buona festa della Repubblica (e meno male).
(fonte Viminale)


Il 5%

(via Spinoza)

Scusami, amore mio


Amore mio / anche questa l'abbiamo superata / dico abbiamo, ma sono ingeneroso / l'hai superata, tu e tu soltanto / con la chiusura di anno scolastico della secondogenita / diciamo addio definitivamente alle scuole elementari / che detto così non sarebbe nulla / ma questa cosa si porta appresso una rivoluzione / una vera e propria liberazione / il nostro venticinque aprile / o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao / una mattina ci siamo alzati / e abbiamo chiuso con quel maledetto gruppo WhatsApp delle mamme / Campioni del Mondo, Campioni del Mondo / Si gonfia la rete, Si gonfia la rete / Basta con quel delirio collettivo / alle scuole medie avviene IL MIRACOLO / le mamme scompaiono, puff! / Ciao mamme, non servite a nulla / passate il tempo a discutere del nulla / e io ho partecipato solo di riflesso / ho appreso dai tuoi racconti / la sera di ritorno dal lavoro / intuivo la tua frustrazione non solo di madre ma di donna / vrenzole, cachére, vajasse e janare / litigi di noia, regressioni infantili / ogni ricorrenza una polemica / ogni iniziativa didattica inutili ansie / e poi il climax in chat ogni anno / con quell'usanza che io e te non abbiamo mai capito / bisogna fare il regalo alle maestre, dicono / a Natale e a fine anno scolastico / e vaglielo a spiegare che il lavoro svolto è già ampiamente retribuito / che magari i soldi potrebbero servire ad acquistare supporti didattici / quelli sì, mancanti e utili al lavoro dell'insegnante / e invece no, borse, collane, orecchini / e polemiche senza fine / Amore mio, scusami / in questa battaglia sei stata sola / so bene quanto è stato difficile / mortificarsi ogni volta in nome del bene delle nostre figlie / ma ora è finita / potrai cancellare quel gruppo / guardare avanti e vedere tempo tuo / affronteremo magari problemi più grandi / ma almeno saranno problemi dei nostri figli / non certo di casalinghe disperate.
Tuo / Pinellus