5 gennaio 2017

Da dove ricominciamo?


Partiamo da un dato.
8.000 Euro/anno (ottomilaeuro)
E' quanto lo Stato spende mediamente per ogni singolo cittadino italiano in età scolare per assicurargli un'istruzione.
Quindi, prendendo a riferimento un percorso scolastico "tipo" di 16 anni, abbiamo la considerevole somma di 128.000 Euro.
Lo Stato investe su ognuno dei nostri figli centoventottomilaeuro per renderli cittadini istruiti, liberi e consapevoli.
Non male, eh?

Oggi è morto Tullio De Mauro. Un gigante dei nostri tempi.
Tra le mille cose fatte e scritte, De Mauro ha da sempre denunciato l’analfabetismo di ritorno (detto anche funzionale).
In pratica, dice De Mauro, meno di un terzo della popolazione italiana avrebbe i livelli di comprensione della scrittura e del calcolo necessari per orientarsi nella vita di una società moderna.
Sintetizzando, in Italia è vero che abbiamo un tasso di alfabetizzazione del 99,2% ma di queste persone che sono andate a scuola, solo il 30% quando legge un testo scritto lo comprende e/o sa applicare la matematica studiata ai casi reali della vita (per non parlare dell’informatica e di internet).

La post-verità (post-truth). Questa parola l’avrete sicuramente già letta o sentita.
Da qualche tempo i politici non parlano d'altro.
Sarebbero le famose notizie "bufala" messe in circolo ad arte per danneggiare una parte politica o una persona o più banalmente per fare soldi grazie ai click.
In questo caso "post" è da intendersi come "oltre", il superamento della comprensione della realtà.
La capacità critica, il porsi semplici domande, un semplice dubbio prima di aderire ad una affermazione o ad una verità proposta, tutto spazzato via.
Su internet, in special modo sui social network, la verità è diventata un concetto astratto.

Adesso viene il bello. Tiriamo le fila.
Cittadini 100% alfabetizzati non in grado di comprendere che una notizia riportata da siti quali "IlFattoQuotidaino" o la "GazzettaDellaSera" non è vera, di più, si indignano e la condividono a loro volta.
Cittadini in possesso del diritto al voto che condividono sulla propria bacheca di Facebook deliranti proclami sulla privacy perché “Se la GUARDIA DI FINANZA consiglia di pubblicarlo sulla propria pagina, un motivo ci sarà…” (i puntini sospensivi, porco giuda, quanto li odio!)
Ma la meraviglia sapete qual è?
Per avere questo risultato, abbiamo investito come comunità (noi tutti) 128.000 Euro per ognuno di questi campioni.

Da dove ricominciamo?


7 dicembre 2016

Il PD e i cacamenti di cazzo (15 consigli non richiesti)


1) I cacamenti di cazzo. 
Amici del PD, i cacamenti di cazzo sono necessari. Il PD è diventato il partito per chi non vuole cacamenti di cazzo.
Tornate tra la gente. Sporcatevi le mani. Ascoltate. Capite. E' un cacamento di cazzo, ma è necessario.

2) Toglietevi quell'aria di saccenteria e di snobismo. Se questi atteggiamenti possono entusiasmare i salotti buoni, è invece palese che irritano un paese che viene da 10 anni di impoverimento.

3) Lo Storytelling ha rotto i cojoni. Ha funzionato con Obama in USA. Qui non siamo in USA. Semplice.

4)  Basta con queste "Lady like" tutto stile e contenuti zero. Moretti, Boschi, Picierno. La politica è idee, agire, costruzione di consenso, non una rivista patinata o comparsate in televisione.

5) Il PD attuale è un carrozzone che consuma denari pubblici, non produce consenso e sta affossando la sinistra. E' ancora una scelta giusta?
Perché non ripensare questo esperimento di OGM politico?

6) Il socialismo affogato e annacquato nel calderone del PD, siamo proprio sicuri che non abbia più nulla da dire al paese?

7) Alfano, Lorenzin, Verdini. Non è stata una grossa idea, suvvia. Se voglio la merda me la vado a comprare dallo specialista di Arcore, non certo dai suoi surrogati.

8) I social network. Che disastro. Seguire i grillini sul terreno dell'idiozia non è stata una scelta felice.
I social network funzionano quando sei opposizione. Quando governi, lascia perdere.
(Non discutere mai con un idiota: la gente potrebbe non notare la differenza.)

9) Siete un partito con una storia sociale, fatto di impegno e persone. Con Renzi avete perso il messaggio sociale e regalato il voto popolare al M5S (che campioni che siete).

10) Claudio Velardi. Per favore, anche basta. Sono anni che non ne imbrocca una manco per sbaglio eppure continua a pontificare e a disegnare scenari politici.
Avete veramente bisogno di questi "Guru"?

11) Perché questo bisogno dell'uomo forte, del decisionista? Tutti all'epoca ad applaudire il capolavoro "elezione Mattarella", di quanto era stato astuto e figlio 'e 'ntrocchia il ragazzo di Rignano.
Adesso ne vediamo i risultati disastrosi. 

12) In questo paese c'è tanta richiesta di politica dal basso, di impegno, di esempi positivi.
Ripeto, di esempi. Bisogna essere esigenti e rigorosi prima con se stessi per poterlo poi pretendere dagli altri.
Il PD in questo momento non ha nulla e dico nulla da poter insegnare e di conseguenza nulla da poter pretendere da questo paese.

13) Non conosco, nel mio piccolo mondo (manco tanto piccolo), alcun giovane tra i 20 e 30 anni che voterebbe per il PD e Renzi. Tutti hanno votato No.
Se io oggi avessi 20 anni (magari!) starei nei movimenti autonomi o nel M5S. Non nel PD.
Vi volete domandare il perché siete diventati il partito geriatrico e dei dipendenti pubblici?

14) Il Sud. Alzare il tappeto e buttarci la polvere sotto non è una grossa strategia. Capisco lo Storytelling (vedi punto 3),  ma continuare a negare un problema acclarato di povertà, di infrastrutture inesistenti, di precariato e disoccupazione, continuando a destinare risorse al Nord, alla fine poi ti si ritorce contro.
C'è una Nuova Questione Meridionale. Chi non la vede, o è cieco o è in mala fede. 

15) Da dove ripartire? Avete un vantaggio. Basta prendere Gennaro Migliore e fare l'esatto opposto. Tutto sarà perfetto.


19 novembre 2016

ZenFon 3 (ZE520KL) La recensione di Pinellus



Premessa:
Non ho capito, in rete ci sono cani e porci che fanno recensioni di tutto e io non potrei farle?

Svolgimento:
Da due settimane sono un felice possessore di un Asus ZenFon 3 (ZE520KL) modello con schermo da 5.2 pollici.
Brevemente: eccezionale, perché non mi aspettavo tanto.

Nel dettaglio parliamo di un OctaCore Snapdragon 625 a 64bit con GPU Adreno 506, ben 4Giga di RAM e 64Giga di Archiviazione, fotocamera posteriore da 16MP con sensore Sony IMX298 apertura f/2.0, sensori a strafottere, Radio FM (ormai quasi rara), led di notifica RGB e sensore di impronte digitali.

Di come giunsi all'acquisto:
Sono nerd. In quanto tale prima dell'acquisto ho creato una mia matrice di comparazione in base a quelle che erano le mie esigenze:
  • DualSim (ho un numero aziendale e uno personale che secondo me è l'unico modo professionalmente valido di vivere felici, solo che questo comportava l'avere due telefoni sempre appresso. Ecco perché l'idea di un telefono con doppia Sim)
  • Android (anche perché il primo requisito mette fuori gioco gli altri competitor e anche perché io ho creduto molto in Windows10 Mobile, ma non sono stato corrisposto)
  • Fotocamera buona (ormai ti rendi conto che la tua compatta prende polvere nel cassetto e che tutto, album e condivisioni, parte ormai dallo smartphone)
  • Memoria RAM (tanta, perché fa la differenza)
  • Spazio Archiviazione (tantissimo, perché molte app, tipo GMap e Facebook, col tempo fanno asso piglia tutto)
  • Prezzo (basso, sotto i 300Euro)
Alla fine del mio giro di ricognizione, i finalisti erano due: ZenFon 3, Honor 8 (c'era anche il OnePlus 3, scartato per mancanza di garanzia italiana)
Ha vinto ZenFon per tre motivi: 
  1. Il prezzo (preso sul sito http://www.stockisti.com/ a 290 Euro).
  2. Le foto viste in giro scattate dai tre dispositivi in cui primeggiava ZenFon specialmente in scarsità di luce.
  3. La UI. Perché Honor (essendo Huawei) monta la Emui che è una personalizzazione di Android fatta dalla casa cinese cercando di scimmiottare iOS di Apple. No, io amo Android e il Material Design penso sia la cosa migliore vista negli ultimi anni. Asus infatti implementa la ZenUI che non tradisce il lavoro di Google ma anzi, cerca di valorizzarlo (forse anche un poco troppo per i miei gusti).
Dopo due settimane
Detto questo, vengo da due settimane "VERE" di utilizzo sul campo (lavoro e vita privata), e posso darvi le mie impressioni di questo telefono che mi ha davvero sorpreso in positivo.
(ecco, anche io avrei voluto leggere una recensione di questo tipo e non le solite solfe di quelli che scartocciano, lo usano uno, massimo due, giorni e poi ti buttano le loro impressioni così a cavolo)
Batteria al 50% alle 19:00
  • Bello. E' proprio bello. GorillaGlass davanti e dietro. Smussature ai bordi che ricordano l'iPhone 6. Ben assemblato. Solido. Ha il difetto dei tasti fisici di navigazione sotto lo schermo che non sono retroilluminati (come quelli dei Samsung), ma francamente non è un problema. La batteria non è removibile, ma ormai è un trend costruttivo per ridurre lo spessore.
  • Dual Sim. Sono commosso. Un telefono e due numeri. Il tutto gestito bene. Ricevi con entrambi. Quando sei in chiamata su un numero risulti occupato sull'altro. In qualsiasi momento scegli con quale Sim scaricare i dati internet (lo slot della seconda Sim è anche quello per un eventuale scheda di memoria aggiuntiva, in pratica o metti la Sim o SD Card, ma avendoci 64giga di spazio...)
  • Schermo nitido, risoluzione perfetta, un IPS LCD che fa la sua porca figura, neri non perfetti ma non vanno mai nel grigio. I 5,2 pollici sono "importanti". Forse avrei preferito una misura minore come presa, ma i miei occhi ringraziano.
  • Altoparlante nitido e al massimo volume non gracchia mai.
  • ZenUI, troppe app per i miei gusti, alcune utili, altre no (c'è ad esempio un metro laser che misura la distanza dal telefono all'oggetto che inquadri, non la userò mai se non per bullarmi di avere la messa a fuoco laser). Per il resto il sistema è fatto molto bene ed in linea con gli standard della distro stock di Android. Per gli appassionati, ci sono parecchi Temi con cui potersi divertire.
  • Batteria. Capolavoro. Lo stacco dalla carica alle 6:45, vado a lavoro, ricevo e faccio svariate telefonate, ricevo posta (3 account), social (ce li ho tutti) e alle 19:00 ho ancora il 50% di carica. Col 9% di batteria, metto in ricarica e in un'ora è già arrivato all'89%. 
  • Foto. Il sensore è lo stesso montato dal OnePlus 3, la qualità è alta. Stabilizzatore ottico, mica cotiche. Messa a fuoco rapida. Modalità manuale completa. Fotocamera frontale grandangolare per agevolare gli autoscatti. Le foto sono belle e molto naturali. (ovviamente riportando il tutto ad una fotocamera grande quanto la capocchia di uno spillo montata su uno smartphone di fascia media).
  • Rilevatore impronte velocissimo. Appoggi il dito ed è subito riconosciuto.
  • Uso. Una scheggia (badate bene, io col telefono non faccio gaming). Le app si caricano subito e i 4giga di Ram si fanno sentire quando si passa da un'app all'altra senza attese.
  • Sia per il Nerd che per la Nonna. Un telefono versatile che può arrivare a personalizzazioni spinte oppure diventare tipo il SalvaLaVita Beghelli con la modalità semplificata.
  • Leggero e solido. L'ho portato con me in una uscita di running, l'ho collegato in auto tramite bluetooth (provate Andorid Auto, bella!), grazie a Parallel Space ho anche la gestione del doppio account WhatsApp (quello sul numero aziendale e quello sul privato). Ricezione delle due Sim molto buona.
E' sicuramente un telefono fascia media, andando più su col prezzo si può avere uno schermo e una fotocamera migliori. Per il resto, fidatevi di un Nerd, questo telefono, per il prezzo che ha, non ha concorrenti.


23 ottobre 2016

Io voterò NO, ma mi dissocio da voi.

Voterò No. Convinto.
L'ho spiegato qui (Pinellus, 6 ottobre 2016) e non vorrei ritornarci con tutto che ci sarebbe ancora da discutere (vabbè se proprio ci tieni, ci ritorniamo a fine post) (*)

Ma non era questo il punto del mio discorso.
Dicevo, voterò No. In nome dello spirito di unità nazionale e contro l'idea che la Costituzione possa essere trattata come una qualsiasi legge ordinaria.
Però mi preme qui lasciare per iscritto che il sottoscritto non condivide alcunché con gli altri schieramenti che sostengono il No.
Con sano snobismo e con la puzza sotto il naso, voglio marcare la profonda differenza tra il mio pensiero e questa Armata Brancaleone di analfabeti costituzionali e in alcuni casi anche funzionali.

Cominciando da quella banda di musica che va sotto il nome di MoVimento 5 Stelle.
Questo assembramento di mediocri frustrati si erge a paladini della Costituzione e difensori della democrazia contro il pericolo del mostro dittatore Renzi. Bene. Bravi. Poi al loro interno non c'è uno straccio di organizzazione democratica. Le decisioni vengono prese da una società privata (la Casaleggio&Associati di Milano) insieme a Beppe Grillo (mai stato votato da nessuno).
Morto Gianroberto Casaleggio gli succede il figlio Davide. Una successione dinastica. Manco in ForzaItalia si è assistito a tanta cialtronaggine.
Inoltre il M5S ha un grosso problema infantile; chi vota Sì è un nemico; chi vota PD è una merda; Renzi è un cretino.
Questa non è politica nuova. Questa è la riedizione dei cori che ogni domenica si ascoltano allo stadio. L'avversario politico visto come nemico e in quanto tale da dileggiare con giochini di parole da quattro soldi ("la schiforma", "la deforma" etc.). Suvvia, amici pentastellati, avete un'età.
Lasciate che le battute le faccia Grillo, lui sì che è abituato alle figure di merda.
 
Proseguo con l'imbarazzante duetto Brunetta-Salvini.
Brunetta, pitbull da competizione, lui che adesso parla di pericolo democrazia quando qualche anno prima sosteneva una riforma (quella Berlusconi) che ci avrebbe portato ad un premierato sul modello israeliano (il peggiore).
Salvini, uguale a Brunetta, con la differenza che lui di articoli costituzionali, doppi turni e bicameralismo, non ci capisce nulla.  A lui basta avere il suo bel faccione in televisione e gridare "eh! ma i 30euro al giorno! Coi soldi nostri! Prima gli italiani!"

Zagrebelsky. Un professore di 73 anni che ha partecipato alla vita istituzionale italiana negli anni in cui questo paese veniva distrutto, che oggi ci fa lezioni di morale e democrazia. Paradossale, Gustavo, non trovi? Tu dov'eri quando in questo paese realmente venivano messe in discussioni le basi democratiche con tritolo e servizi segreti? Forse eri impegnato a scrivere il tuo libro. Lo stesso che, penosamente, ti sei portato in televisione e con malcelato compiacimento, citavi come la Bibbia.
Ho letto persone inneggiare il tuo nome come quello di Ernesto "Che" Guevara negli anni settanta; "L'ha detto Zagrebelsky" is the new "L'ha detto Report". E a te, caro Gustavo, se ho capito bene il personaggio, la cosa non dispiace affatto.

In ultimo, lo schieramento dei panchinari. Quelli che per varie ragioni oggi si trovano non più sotto il riflettore della politica che conta. Fuori dai giochi di potere. Sono panchinari in attesa che il giocatore titolare si infortuni per poter ritornare a sentire l'odore dell'erba del campo da gioco. Il loro No alla riforma è solo un'opportunità, l'apertura di un nuovo spazio politico in cui infilarsi come un preservativo lubrificato.
D'Alema, Fini, Meloni, Gasparri, Mattioli fino ad arrivare a veri reperti archeologici come De Mita e Pomicino.

Voterò No, in compagnia di questo consesso imbarazzante. Ma con abbondanti due passi di distanza. Defilato e scontroso. Difendendo le mie ragioni, argomentando senza semplificazioni.

Lo richiede la mia vocazione minoritaria. Lo richiede la mia intolleranza.


(*)
Se sei arrivato qui, sei un eroe.
Quindi, ti dicevo, il fronte (altrettanto penoso) del Sì, sta portando avanti le sue ragioni ricordando a tutti che la riforma ci vuole perché in Italia i governi sono instabili.
Ciccini miei, i governi in Italia vanno valutati in due fasi. La prima pre-ReferendumSegni, l'Italia del pentapartito e sappiamo tutti come funzionava.
Dopo il Referendum del 1991 in Italia si introduce un sistema di voto maggioritario (legge Mattarella, 1993) ma senza cambiare nulla dell'impalcatura costituzionale.

Con questo sistema, sicuramente con qualche pecca, ma ben strutturato, abbiamo avuto il governo più longevo della Repubblica (Governo Berlusconi II, 11 giugno 2001 - 23 aprile 2005). Questo per dire che la governabilità non si ottiene certo abolendo una camera. 
La governabilità e la stabilità sono il contrario di "rappresentanza". E sono concetti da derubricare alla voce "Legge Elettorale".
Questa riforma senza l'Italicum è una riforma inutile. Il vero pezzo da novanta, con un premio di maggioranza al vincitore enorme, è proprio questa brutta legge elettorale che fa addirittura rimpiangere quella scritta da Calderoli.
Aggiungo in conclusione, 
Art. 56 (non toccato dalla riforma) recita: «Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno della elezione hanno compiuto i venticinque anni di età».
Bene. Il Senato, se va in porto la riforma, sarà formato da amministratori locali eleggibili al 18° anno di età.
Quindi in Senato potremmo avere il paradosso di vedere seduti negli scranni giovani di ben sette anni più giovani dei deputati.


20 ottobre 2016

La barchetta della speranza

Piove a Piazzolla di Nola. E fuori all'ingresso della Scuola Media Goffredo Mameli, in Via Vetrai, si ripete la stessa e identica scena che va in onda (è il caso di dirlo) da 30 anni.

Una pozza. Una piscina naturale. Larga. Enorme. Piena di acqua e fango. Lo specchio d'acqua piovana impegna tutta la sede stradale antistante il cancello d'ingresso dell'Istituto Mameli, strada, per giunta, sprovvista di marciapiedi. 

Arrivano gli studenti, ci si arrangia come meglio si può. Chi la attraversa inzuppandosi, chi cerca di andare raso muro sperando che nel frattempo non arrivi un’auto distratta a generare un mini-tsunami. 

L’amministrazione locale, più volte sollecitata sia dal Dirigente Scolastico che dai genitori degli studenti, ha finora praticato l’antica arte delle promesse vane. 

Allora, ecco l’idea. Per esorcizzare la sterile abitudine di lamentarsi dei problemi e pensare che il lamento abbia assolto la nostra coscienza di cittadini. Una provocazione. Un sussulto per le menti assopite. 

Una barchetta. Rossa. La barchetta della speranza. Che naviga nelle grigie acque dell’indifferenza a richiamare l’attenzione di cittadini e amministratori al loro dovere. 
Sperando di approdare ad una soluzione in tempi rapidi. 
Stiamo parlando del nostro futuro. Stiamo parlando dei nostri figli.







6 ottobre 2016

Perché voterò NO

Ho cercato con calma di elaborare una mia idea su questa riforma costituzionale e il relativo referendum.

Come sempre in un clima estremamente polarizzato e con presenza di ultras in entrambi gli schieramenti, ragionare e capire diventa impresa ardua.
C'è un pasticcio enorme. A cominciare da un dato di fatto. A tanti non è chiaro che il sistema elettorale è una cosa e le riforme costituzionali altro.
Ma andiamo con ordine.

Il Totem
La nostra Costituzione sta diventando, suo malgrado, un Totem. Un Totem brandito a convenienza dai vari schieramenti a seconda della convenienza contingente. Ad esempio in questo momento a schierarsi in difesa della Costituzione troviamo gente come Salvini e Brunetta che in legislature passate proposero modifiche molto simili e anche più estreme.
Anche il M5S si è speso in un lavoro di tutela della Costituzione riprendendo vecchi slogan sulla "Costituzione più bella del mondo" e la retorica della "democrazia" quando il loro movimento non ha uno straccio di organizzazione democratica e i rapporti interni sono demandati al diritto privato.
Il mio pensiero, da umile ex studioso di sistemi costituzionali, è che la nostra Costituzione non è perfetta, non è "immodificabile" e la sua stesura è avvenuta in un momento storico preciso (il dopo guerra post fascista) e con forze politiche ormai scomparse (DC, PCI, PSI).

La nostra Costituzione può essere modificata. Anzi, sarebbe auspicabile farlo, specie per la seconda parte riguardante l'ordinamento della Repubblica.
«Ho letto il progetto della nuova Costituzione. È una vera alluvione di scempiaggine. I soli articoli che meriterebbero di essere approvati sono quelli che rendono possibile emendare o prima o poi quel mostro di bestialità»
Gaetano Salvemini - 1947
Come modificare la Costituzione
Quindi, dopo 70 anni, è sicuramente buona cosa una revisione, fare un tagliando alla Costituzione.
Ma come? Non certo con una legge ordinaria votata a maggioranza assoluta da un solo partito.
Le regole repubblicane, che sono poi le regole del gioco politico. devono essere ampiamente condivise con il maggior numero dei partiti.
E quale cosa migliore di un'assemblea costituzionale di scopo, votata dai cittadini in base ad un programma di riforme definito? Oppure, non volendo esagerare, una commissione bicamerale ad hoc in cui non ci sia alcun diktat governativo (cfr. Boschi)

La Riforma «Renzi-Boschi»
L'impianto della riforma non è tutto da buttare. Il superamento del bicameralismo "simmetrico" è un tema discusso da almeno trent'anni. Oggettivamente avere due camere che fanno la stessa cosa (e si rimpallano il processo legislativo), è abbastanza inutile. Aggiungiamo che in questi ultimi anni l'instabilità politica e il "pork barrel" nostrano, è stato alimentato proprio da governi con maggioranze asimmetriche nelle due camere.
"Due Camere che la pensano in modo identico sono inutili, mentre due Camere che la pensano in modo diverso sono dannose" (cit. abate Sieyès)
Inoltre, rispetto alla Riforma Berlusconi del 2006 (quella sì, che virava pericolosamente nell'autoritarismo), questa riforma riguarda pochissimi punti.
Certo, c'è molto fumo sulla composizione di questo "nuovo" Senato, ma sostanzialmente la riforma va in una direzione giusta.
E allora? Qual è il problema di questa riforma?

Renzi
Il vero problema di questa riforma ha un nome e un cognome: Matteo Renzi.
Ha sbagliato tutto. Tutto.
Dalla forzatura in fase di votazione in parlamento al fatto di aver legato il destino del proprio Governo all'esito del Referendum confermativo. Dal non aver cercato il più ampio consenso nelle forze politiche al colpo di mano sull'elezione di Mattarella che di fatto ha fatto saltare il famoso Patto del Nazareno.
Il suo progetto sembrava perfetto. Cavalcare quel 40% delle europee che lo aveva accreditato anche senza passare da un tornata elettorale e intascarsi anche il merito di aver fatto le riforme.
Adesso, complice un palese fallimento delle sue politiche economiche che non hanno fatto registrare alcun miglioramento, ecco che il Governo Renzi è diventato il vero ingombro sulla strada delle riforme.

Italicum
Giusto per ribadire il mio pensiero. L'Italicum è una brutta legge elettorale e se possibile peggiore della legge Calderoli (aka Porcellum). Ma la legge elettorale non centra nulla con le riforme costituzionali (ricordo a tutti che la legge elettorale è decisa e votata dai parlamentari stessi e in Costituzione non vi è alcun accenno ad essa).

E dopo?
Il mio vero incubo è il dopo. Cosa ci aspetta in caso di (probabile) vittoria del No?
Sicuramente la sfiducia di un governo Renzi debolissimo e quindi o un nuovo governo provvisorio o probabili elezioni. Con uno scenario surreale.
Perché il Senato verrebbe eletto con il Porcellum e la Camera con l'Italicum. Un pasticcio enorme.
Che andrebbe sanato con una riforma dello Stato "organica" e "condivisa" portata avanti con lo stesso spirito unitario del dopo guerra.

La Costituzione non è la Panacea
Ovviamente qualsiasi buona riforma costituzionale con annessa ottima legge elettorale non ci mette a riparo da nulla.
La nostra Costituzione (quella che dite essere bellissima!) non ci ha messo a riparo dallo stragismo, dagli anni di piombo, da Gladio, da Tangentopoli, dalla P2, da Berlusconi e dalle altre assurdità del nostro paese.
Non ci ha messo al riparo dalla mediocrità imperante nel nostro parlamento. Mediocrità incarnata pienamente dal Movimento 5 Stelle e dal falso mito che tutti i "cittadini" possono sedere in parlamento (poi quando si devono scrivere le leggi, devono pagare un consulente in materia).
Non ci mette al riparo dai mostri creati da noi stessi.

No. Voterò No. Perché le regole si scrivono insieme e soprattutto con un mandato elettorale.
Perché in questo modo il fine ultimo è la vittoria di una parte, quella di Renzi, in un scenario di conflitto distruttivo permanente.
Voterò No. Senza fare drammi e senza la retorica "dell'ultima possibilità" o del salvacondotto dell'emergenza.


25 settembre 2016

Hanno vinto

Hanno vinto. E' evidente.
Ci dicono che dobbiamo fare figli, in fretta, che dobbiamo avere "stili" di vita come piacciano a loro, che dobbiamo comportarci in un certo modo.
E la risposta che viene, unanime, non è mica "fatevi i cazzi vostri", no. La risposta è "non facciamo figli perché non ci date lavoro e soldi per farli" nel più classico delle contrattazioni sindacali.
Ho provato tenerezza nel leggere tutte le paladine "anti-Lorenzin" che si giustificavano motivando il perché non avessero ancora fatto un figlio. Non dovete giustificare nulla, care mie.
E' affar vostro se e quando vorrete avere figli, o ubriacarvi, fumare, diventare lesbiche o maoiste.

La libertà è diventata un lusso. Hanno vinto.