9 luglio 2016

Il Napoletano può solo emigrare (secondo Dolce&Gabbana)


Sono provinciale.
Non amo Napoli.
Mi lamento solamente.

Grosso modo questo è il quadro scaturito dal dibattito a cui ho (incautamente) partecipato in questo giorni sulla manifestazione di Dolce&Gabbana a Napoli.
Terreno scivoloso. Presenza di tifoserie. Avere un'idea sulla questione che non sia bianca o nera, ti mette comunque su un piano inclinato che a seconda dell'interlocutore ti porta ad essere assimilato con una delle due fazioni in gioco.

Io volevo scrivere un post molto più utile con le indicazioni per affrontare il percorso per la Baia di Jeranto, però voglio cristallizzare il mio pensiero qui, che poi magari mi rincojonisco.

Utilizzare Napoli, anzi, utilizzare il suo centro storico come scenografia per la campagna pubblicitaria della nuova linea di abbigliamento, scegliere Napoli come location per festeggiare l'anniversario di una delle case di moda più note del mondo, va benissimo.
Grosso modo l'uso che si sta facendo della città non è molto diverso da quello che ne avrebbe fatto un regista chiedendo l'autorizzazione a girare scene del suo film tra i vicoli del centro di Napoli.
Il risultato è anche bello. Dolce&Gabbana hanno tra l'altro pagato per il disturbo versando bei soldoni nella asciutte casse comunali (al netto del regalino sulla tassa Cosap).

Ma non è questo il punto. Proprio perché abbiamo orgoglio (perché ne abbiamo ancora, vero?) non possiamo fermare il tutto alla lauta mancia o al "ritorno di immagine" (poi qualcuno un giorno mi farà un calcolo?).
Il mio disappunto è per il tipo di narrazione proposta. Perché se è vero che D&G ci porteranno al centro del mondo, ci stiamo chiedendo anche "come" ci porteranno?
A me pare che la sceneggiatura ideata da Dolce&Gabbana sia essenzialmente il contrasto tra il "Glamour" (cacchio quanto mi fa rissa questa parola) e la decadenza/povertà del vicolo napoletano puntando un carico da cento sul più stantio dei folklorismi e luoghi comuni del nostro territorio.
Tutto bene? E' questa la nostra Napoli nel 2016?

Credo che questa rappresentazione abbia spazzato in un sol colpo quell'opera "enorme" fatta agli albori degli anni 80 da chi cercava di scrollare da dosso ai napoletani quella patina di "pizza, spaghetti, sole e mandolino".
- "Voi siete napoletano?"
- "Sì, ma non emigrante, eh! No, no, pecché ccà pare ca 'o napulitano nun po' viaggia', po' sulamente emigra'".
Questo era Massimo Troisi (dal film "Ricomincio da tre") che aveva un'idea di Napoli e della "napoletanità" molto più evoluta.
Ma non solo lui.
[...] E' il medesimo meccanismo che sollecita molti autori a scrivere su Napoli film o commedie che travisano il significato della napoletanità e portano in giro aspetti falsi o inesistenti, o forzati e caricaturali della vita dei napoletani. E il bello è che qualcuno, facendo questo, si è pure fatto i soldi.
Attori, cantanti, registi, scrittori: un piccolo esercito di persone che sfruttano quella che definiscono la "cultura" di Napoli e che invece altro non è che folklore, o peggio folklorismo... [...]
Chi scrive qui è invece Pino Daniele ("Storie e poesie di un mascalzone latino", 1994, Pironti).
Insomma, a me pare che in questi ultimi anni le uniche narrazioni di Napoli che abbiamo da spenderci fuori dalle mura siano due: quella di Tom&Gerry e del Topolino napoletano o quella della Serie TV Gomorra. "Potrebbe andare peggio, potrebbe piovere".

Poi c'è chi, nella sua bravura e genialità, con fare sornione riesce in poche righe (non come il sottoscritto) a sintetizzare mirabilmente il tutto. Grazie Maestro.


E voi? Cosa ne pensate?


7 luglio 2016

Dov'è Fermo?



Io manco lo so dov'è Fermo. Ho due scelte. Me ne frego altamente di colmare questa mia ignoranza o approfondire, conoscere. Scelgo la seconda. E' una città delle Marche. E' stato semplice.

Il razzismo è un'ignoranza. Abbiamo due scelte. O fregarcene e vivere nella convinzione che i neri sono scimmie, che gli immigrati vengono qui per sport, che le nostre miserie quotidiane hanno nell'immigrazione il capro espiatorio, che i musulmani sono tutti terroristi. Oppure. Oppure capire. Ancora meglio, aiutare il nostro prossimo a capire. E' una questione pedagogica.

Indignarci per la morte di Emmanuel Chidi Namdi non basta. Non basta più. Sarebbe il solito narcisismo. Di idee e opinioni siamo strapieni. Del “fare” e dell’ agire, invece, le casse sono vuote. Quindi c’è da partecipare al gioco (gioco che abbiamo lasciato giocare per troppo tempo ad altri) se veramente pensiamo e "vogliamo" combattere questo subdolo e strisciante rigurgito di razzismo e ignoranza.

Come? Partendo da una cosa semplice.

Adotta un razzista. Quando sentiremo i soliti discorsi e lamentele a sfondo razzista (alzi la mano chi non ne sente almeno un paio al giorno anche nell’ambiente di lavoro), basterà intervenire e dire "No, non è così, ti sbagli, informati". Accettare un confronto e spiegare le nostre ragioni. Coraggio! Non arretriamo! Quando vediamo movimenti politici (come quelli a 5stelle) e partiti non avere una linea limpida su immigrazione e razzismo, contestiamoli, non li votiamo.

Vi appelleranno con "buonisti", e ne dobbiamo essere orgogliosi perché altra strada non c'è, perché l'opposto di "buonista" è "cinico ignorante". Io non chiamerò mai nessuno "scimmia", non picchierò mai nessuno fino ad ammazzarlo, esigo il rispetto della comunità per due persone dello stesso sesso che si amano, voglio che le mie tasse versate, frutto del mio lavoro, servano anche ad aiutare, accogliere e integrare chi per puro caso è nato all'ombra e non al Sole come noi.
Sono buonista, sì. E voglio essere contagioso.


24 giugno 2016

Brexit, il giorno dopo

Va bene, ma a parte i treni, lo spazzolino per i denti, i Beatles, la macchina a vapore, Shakespeare, gli pneumatici, IL CALCIO, gli estintori, IL CALCIO, la fibra di carbonio, IL CALCIO, ... che cosa hanno fatto questi Inglesi per noi?

18 giugno 2016

Caro Luigi, anzi, ciao Lewis


Caro Luigi, anzi, ciao Lewis, il mio rapporto con te è stato da sempre conflittuale.
Da quella bandana arancione in testa e quel verbo "scassare" che facevano già presagire i deliri politici di questi giorni. Dopo cinque anni, la tua gestione "politica" è a mio parere abbastanza criticabile. Dalla ciclabile disegnata per terra venduta come "la più grande d'Europa" al regalo di Edenlandia ai privati, dall'assenza di progetti incisivi e investimenti nelle periferie (mentre si investiva in grandi eventi sul lungomare) ad un uso troppo personale della carica (una delibera comunale per affermare il proprio “No” alla riforma costituzionale di Renzi, mi pare francamente eccessiva).
Diversamente la tua gestione "amministrativa" ha molti punti positivi. In primis una certezza che mancava da anni a Napoli. L'onestà. Che è un punto di partenza, non certo l'approdo. Ma è già tanto. In Asìa, ad esempio, Raffaele Del Giudice ha compiuto un piccolo miracolo in un zona grigia di servizio pubblico. La città ha trovato un equilibrio sul ciclo dei rifiuti anche senza costruire inutili inceneritori nella zona est. Napoli, inoltre, in questi utlimi anni ha potuto sperimentare una vicinanza delle istutizione nuova. Ed è questa, credo, la vera novità, la peculiarità dell'esperimento che hai voluto chiamare "Napoletanos" (per scimmiottare Podemos, ma perché poi?).
Quello che gli altri partiti e candidati non hanno capito. I cittadini hanno cominciato a incontrare persone del Comune che ascoltavano i loro problemi cercando di trovare tutti insieme una soluzione. A Napoli c'è stato una sorta di "sperimentalismo democratico" così come descritto da Sabel prima e ripreso da Fabrizio Barca negli ultimi anni. Dai Centri Sociali ai commercianti, dalle associazioni ai comuni cittadini. L'intermediazione "clientelare" dei partiti è saltata. Rapporto diretto con l’istituzione. Forse proprio per la tua carenza "politica" e di visione, è stato molto più semplice farti dettare le necessità dal basso. Creare questo rapporto diretto con associazioni di territorio e cittadini.
Essere rieletto dopo cinque anni di mandato (nel periodo del patto di stabilità, quindi senza possibilità di spesa al fine di consenso) significherebbe che i napoletani hanno ritenuto la tua gestione amministrativa quanto meno sufficiente e le alternative non appetibili. Si direbbe dalle mie parti, Peppe pe Peppe me teng' 'a Peppe mio. Diego Civitillo, in quota arancione, nuovo presidente della municipalità con Bagnoli, ci racconta di un territorio che vorrebbe partecipare al proprio futuro. Direttamente. Non vuole commissari governativi. Il decisionismo renziano contro la partecipazione.
Insomma, caro Luigi, hai avuto anche l'umiltà di capire che un lungomare totalmente pedonalizzato, questa città non se lo può ancora permettere. Kudos. Spero, allora, che avrai altrettanta umiltà nel capire che portare un successo essenzialmente amministrativo come piattaforma politica nazionale sarebbe quanto meno rischioso. Ti auguro di restare un buon amministratore. Lascia perdere "il popolo", "la rivoluzione", "lo scassare" e "il comune derenzizzato". Lo so. Questi temi sono di molto più affascinanti di appianare buche con l'asfalto, arginare cornicioni di palazzi, regolarizzare traffico e trasporti cittadini e tutte le altre problematiche del quotidiano.
Ma ricorda che il mandato che (molto probabilmente) ti verrà dato domenica sera, è per amministrare Napoli, non per contrastare il Governo o riunire i transfughi della sinistra italiana. In bocca al lupo (ne abbiamo bisogno).
Con ancora un poco di sana diffidenza. -- Pinellus


25 aprile 2016

Ecosistemi Software Napoletani ovvero l'incomunicabilità instituzionale.

Partiamo da una definizione tecnica.
Ecosistema Software. Cos'è?
defined as a set of businesses functioning as a unit and interacting with a shared market for software and services, together with relationships among them. These relationships are frequently underpinned by a common technological platform and operate through the exchange of information, resources, and artifacts.
In pratica è quella condizione secondo la quale un dispositivo elettronico lavora molto meglio (per volontà del produttore) se affiancato da altri dispositivi della stessa "famiglia".
Diciamo che il produttore agevola e ottimizza alcune funzionalità se queste sono consumate da dispositivi "amici".
Ovviamente questi agevolazioni sono alle volte semplici leve commerciali per "favorire" l'adozione di un dispositivo rispetto ad un altro.
Esempi di ecosistema sono quelli creati da Apple (MacOS, iOS), Microsoft (Windows 10) e Google (Android e Google's App).

Da ieri, con la venuta a sorpresa del Primo Ministro Matteo Renzi a Napoli (terza volta in un mese, record), abbiamo anche un altro Ecosistema. Quello del PD.

Vi spiego. Ieri arriva a Napoli il nostro baldanzoso Renzi e si fionda direttamente in Prefettura per sottoscrivere tale "Patto per la Campania" con il governatore De Luca.
La comunicazione funziona benissimo tra MatteOS e VecienzOS essendo i due OS (Operating System) dello stesso produttore. Il PD.
All'incontro però manca una figura fondamentale. Non c'è il Sindaco di Napoli. Non è stato invitato.

Perché? Perché a Napoli i cittadini hanno deciso di adottare per il governo del Comune un altro sistema operativo. Il GiginOS basato su standard diversi e tecnologia più Open.
C'è da sottolineare però che l'adozione di un altro OS è consentito ed è documentato dalle specifiche funzionali di base chiamate CI (Costituzione Italiana).
Questo GiginOS però non è molto supportato (e sopportato) da MatteOS. I due sistemi non dialogano e non si scambiano informazioni e spesso e volentieri vanno in crash se li si mette in collegamento.

Alle lamentele dei cittadini napoletani di questi continui mal funzionamenti, il MatteOS risponde che per un corretto funzionamento di tutto l'ecosistema, anche il Sindaco dovrebbe essere dello stesso produttore, cioè il PD.
E per aiutare il concetto, il MatteOS ha invitato in Prefettura, senza alcun titolo, tale Valeria Valente attuale candidata a Sindaco di Napoli per il PD.
Come dire, MatteOS ha mostrato a noi comuni mortali come gli garberebbe che fosse la prossima riunione istituzionale a Napoli. Un suggerimento, via!

Agevoliamo la foto a corredo.

A questo punto, considerando che MatteOS si è autoproclamato candidato Primo Ministro dopo una mirabile scalata interna al PD ed è arrivato a Palazzo Chigi senza passare per le urne (come nel Monopoli), si potrebbe anche ipotizzare che il prossimo Sindaco di Napoli ce lo scelga a sua gusto e piacimento, tanto il voto sta diventando una fastidiosa perdita di tempo, su Bagnoli ci ha messo un bel Commissario con poteri esecutivi. Ma in fondo che problema c'è?
Ci pensa MatteOS.

Ah, buon 25 Aprile a tutti.


3 aprile 2016

No-Triv: Io voto e voto Sì

Non perdete tempo nel leggere complicate analisi su quante piattaforme ci sono in Italia, a quante miglia dalla costa, quanti barili estraiamo dal mare, se il quesito è posto correttamente o meno.
Non ci prendiamo in giro.
Non ci capiremo mai un cazzo. Non avremo mai tutte le informazioni a disposizione per poter giudicare e farci un'opinione seria al riguardo.
(se poi proprio volete, per approfondire qui ci sono i Pro http://www.fermaletrivelle.it/ e qui i Contro che in realtà sono per l'astensione http://ottimistierazionali.it/)
Allora?
Allora la questione, sempre a mio modesto parere, è abbastanza semplice.
Il referendum in questione ha un valore strettamente simbolico. Con due dimensioni di analisi.

La prima dimensione: Il Nostro Futuro.
Il punto non è tanto le trivelle, il mare e tutto il resto.
Stiamo parlando della politica energetica da adottare in Italia per i prossimi anni. Parliamo del futuro nostro (poco) e dei nostri figli (un poco in più).
L'Italia non è e non è mai stata energeticamente indipendente. Il petrolio e il gas lo importiamo e quel poco che riusciamo ad estrarre non basterebbe per il fabbisogno di una sola regione.
La domanda che ci dovremmo porre è quindi: continuiamo su questa strada o magari sarebbe il caso di cominciare ad investire su fonti energetiche alternative e su una politica di sostenibilità e risparmio energetico?
È fuori dubbio che una vittoria del "Sì" con numeri importanti, avrebbe un impatto altissimo sull'agenda politica del paese. Molti politici comincerebbero a sgomitare per cercare di occupare questo inaspettato spazio politico e di consenso; magari si potrebbe tornare a parlare di ambiente in un paese senza più un partito ambientalista.

La seconda dimensione: Il Nostro Voto.
Non è banale. Un referendum è sempre un momento importante. Far fallire una chiamata diretta è una implicita ammissione di delega. Significa "Non mi frega una fava, fate il cazzo che volete". Da quel momento in poi però non avete più diritto di lamentarvi. Il vostro posto è il vestibolo dell'Inferno, sede degli ignavi.
Non dovete votare nessuna persona. Dovete esprimervi, siete chiamati a rispondere. Sì o No. Non importa cosa sceglierete. Sì o No. Ma andate. Votate. Alzate il culo e votate.
Se c'è qualcosa che in questi ultimi anni è mancata nel nostro paese in termini di democrazia, beh, siamo proprio noi e la nostra voce.
Usiamola.


3 marzo 2016

Contro Natura


Ho letto molti commenti in questi giorni, da vero lurker, sulla notizia della paternità di Niki Vendola e del suo compagno ottenuta tramite surrogazione di maternità e fecondazione di un ovulo. C'è veramente di tutto. Si passa da "Dal culo di Vendola può uscire solo merda" alla denuncia dello sfruttamento della donna; dal legame del cordone ombelicale per poi arrivare ai più (pochi) possibilisti.

Molti si son cimentati a dare un giudizio. Forti delle proprie certezze. A gamba tesa in una sfera molto intima di una coppia e della loro decisione di avere un figlio. Io al riguardo non ho idee chiare e nette. Ma credo che si debba rispettare l'intimità delle persone, in primis, e che questo clima da eterna tifoseria per ogni fatto di cronaca, ci stia portando lentamente a smarrire anche quei pochi barlumi di ragione acquisiti.

Ma il punto su cui vorrei soffermarmi (e magari discutere pacatamente) con voi è quel "Contro Natura" che spesso vien fuori come Moloch discutendo di temi etici come aborto, fecondazione assistita, eutanasia etc.

E’ "Contro Natura"! Ma cos’è “Contro Natura”?

Nell'accezione più medievalista sarebbe l'introdurre il membro maschile in orifizi non deputati alla riproduzione. Pratica, peraltro, molto diffusa in monasteri tra monaci o da suore per conservare la verginità. Sinonimo di vizio e peccato.
Oggi lo utilizziamo per descrivere un qualcosa, come la maternità surrogata, che andrebbe contro il naturale stato delle cose, contro l'etica. Rifacendoci a quel poco di nozionismo biologico appreso con l'ape e il fiore, affermiamo che un bambino nasce solo se c'è un uomo (l'ape) e una donna (il fiorellino). 
(qualcuno sconfina mettendo in mezzo "l'amore", ma quello anche in natura c'è o non c'è, sempre ci si feconda)

Ok. Fermiamoci a questa cosa. La Natura.
Ma allora, vi chiedo, un uomo nato biologicamente con un difetto al cuore (eh, quella la natura è così) può o meno ricorrere alla scienza per ricevere un cuore nuovo? Oppure un uomo con la leucemia (anche questa un fatto naturale) può ricorrere al trapianto di midollo donato da altro essere? E la chirurgia estetica? E' naturale o cosa? Se perdo una mano, posso trapiantarmene una nuova? Posso usufruire di un arto bionico?Quando andate dal dentista vi fate fare l'anestesia? Sì? Eppure è una cosa "Contro Natura", perché la nostra natura è di sentire un cazzo di dolore atroce mentre un altro uomo ci infila un trapano in bocca. Usate preservativi? Contraccettivi? Vi accoppiate solo ed esclusivamente per procreare o fate sesso anche per piacere? La Natura vorrebbe ogni atto sessuale mirato alla procreazione.
Se tutto deve essere fatto secondo natura, allora per coerenza niente luce elettrica, spegniamo i condizionatori, chiudiamo Facebook e torniamo ad essere in balia degli eventi "naturali" come pioggia, vento, freddo e caldo. 
Esagero?

Qualcuno potrebbe obiettare che, nel caso specifico, c'è l'etica. Parliamo di bambini. Il diritto del bambino. (i bambini! i gattini! i cucciolotti! basta violenze sui cuccioli! Uh guarda, un bambino morto in un naufragio nel mediterraneo. Uh guarda che occhioni teneri quel cucciolo di foca!). 
Ma anche qui, permettetemi di obiettare che l'etica non è qualcosa di preordinato, ma semplicemente un codice comportamentale determinato a seconda dell'evoluzione della società (a testimoniarlo è la disputa filosofica tutt'ora in atto su cosa si debba intendere per etica).

I diritti del bambino, l'infanzia, sono tutti concetti relativamente recenti. Il tanto sbandierato "legame" tra la mamma e il bambino è una costruzione culturale contemporanea. Non c’è nulla di vero e misurabile. Basta leggere un qualsiasi trattato di etologia o di antropologia animale. Qualche anno fa (tipo un’ottantina) i bambini venivano concepiti in serie e non tanto per "amore" ma per garantire sussistenza e anche perché ne morivano tantissimi prima dei dieci anni (ah! i vaccini!!). Inoltre non essendoci contraccettivi le donne del ceto popolare erano perennemente gravide (pensate quanto tempo queste donne potevano dedicare alla cura amorevole dei loro pargoli e al legame instaurato). Di più. Le donne dell'alta borghesia affidavano l'allattamento dei loro rampolli alle generose tette di donne che venivano pagate per questa attività (mioddio! Strappati dal seno della materno!) 

Il dibattito in questi ultimi mesi su diritti, omosessualità, adozioni e metodi di concepimento, ha generato in me una forte depressione. Miei coetanei che ragionano con categorie di pensiero dell’ottocento. Impauriti da tutto, bigotti, ignoranti. Cosa più grave, spaventati dal progresso. Spaventanti da un omosessuale. Un paese che costruisce cimiteri per i bambini “mai nati”, che difende a spada tratta i diritti dei bambini ad avere un papà e una mamma ma che poi quando si tratta di investire in scuola e formazione, di premiare il merito e di progettare il futuro, tace, voltandosi da un’altra parte, ammazzando i propri figli. 
Questo sì che è Contro Natura.