22 settembre 2019

La tonda avellinese

Quell'anno un'anomala infestazione di cimici verdi aveva compromesso gran parte del raccolto. Il prezzo delle nocciole era immediatamente schizzato alle stelle. La "tonda avellinese" veniva scambiata a quasi cinque euro al chilo, con una resa del quaranta per cento, anche sei. Che enormità, pensava Lelluccio mentre puntava il tubo nel terreno aspirando quell'oro tondo in mezzo al terriccio sabbioso. Tra lui e uno spazzacamino della londra vittoriana non v'era differenza. Lelluccio era nero, ricoperto di polvere, solo le pupille, bianche e sporgenti, lo facevano distinguere dal resto della terra circostante.

Una giornata a raccogliere nocciole veniva pagata cento euro, prezzo che Lelluccio riteneva onesto, anche se poi ci volevano almeno tre giorni per levarsi da tutti gli orifizi quella cazzo di polvere. Quel giorno mentre raccoglieva le nocciole nella terra di Mast'Alberto, Lelluccio mise a frutto gli insegnamenti della professoressa Licata di matematica delle scuole medie e si fece due conti. In mezza giornata avevano già riempito dodici sacconi di iuta da un quintale circa. Lelluccio aiutandosi con le dita delle sue manone, andò, non senza difficoltà, di moltiplicatore. Un sacco, cinquecento euro, ne abbiamo fatti dodici, cinque per due, dieci, riporto uno, cinque per uno cinque, più uno, sei. Seimila euro. E dovevano ancora finire.

Mast'Alberto voleva finire tutto nella giornata. Pagare due giornate non ne valeva la pena. Stava anche lui in mezzo alla polvere e ai macchinari, come un mastino vigilava, gridando e con un bastone in mano, dirigeva i lavori. Appena si completava un sacco, lo portava immediatamente via, stoccato nel magazzino appena fuori la sua terra. Mai far vedere agli operai quanti sacchi sono stati fatti. Quest'anno le sue nocciole erano state già prenotate "sulla pianta" da un emissario di una multinazionale che produce una famosa crema spalmabile. Quelle nocciole miracolosamente risparmiate dalla furia di quegli insetti verdi maledetti, avevano reso Mast'Alberto un uomo felice. Dopo tanti anni di magri guadagni a fronte di spese sempre maggiori per mantenere in piedi quei sette ettari e dispari di terra vulcanica.

Lelluccio con quel tubo in mano sembrava uno della ditta spurghi. Quel macchinario infernale, trainato da un trattore, era a tutti gli effetti una gigantesca aspirapolvere. Si aspiravano le nocciole cadute con tutta la terra. Un setaccio separava, la nocciola finiva in un sacco, la terra veniva sparata in aria creando una nebbia fitta che toglieva l'aria. Lelluccio aspirava con un fazzoletto sul volto legato dietro la nuca che copriva il naso e la bocca. Verso mezzogiorno Mast'Alberto concesse un quarto d'ora di pausa. Lelluccio si andò a sciacquare il viso e si accese una sigaretta. Mentre fumava appoggiato al trattore, vide Mast'Alberto allontanarsi con il suo furgone, con sopra caricati altri cinque sacchi di nocciole. Un sacco, cinquecento, cinque per cinque, venticinque. Duemilacinquecento euro.

Mast'Albe' se volete noi torniamo anche domani, facciamo un servizio pulito. A quella proposta di Lelluccio, il vecchio proprietario terriero diventò paonazzo urlando che si doveva finire tutto nel giorno. Scese in velocità dal suo furgone per ribadire il concetto a tutti gli operai e la caviglia destra si piantò in quella terra sabbiosa facendo torcere la gamba in modo innaturale. Cadde con la faccia a terra, una nocciola gli si piantò in fronte procurandogli notevole dolore. Si lasciò andare alle più fantasiose bestemmie. Gli operai lo sollevarono da terra e lo rimisero in piedi. La caviglia pulsava. Il piede era come anestetizzato. A Mast'Alberto fu subito chiaro che quella era una giornata di merda.

Lellù, io mi fido solo di te. Mo' mi devi aiutare. Lelluccio per quel giorno diventò il responsabile dello stoccaggio dei sacchi di nocciole nel capannone. Avanti e indietro con il furgoncino. Nel capannone lo aspettava Mast'Alberto seduto su una sedia, con la gamba poggiata su un secchio rovesciato, che teneva la contabilità dei sacchi. Lellù, a quale fila siete arrivati? Mast'Albè, ne mancano altre due e abbiamo finito.
Erano quasi le sei del pomeriggio e i sacchi erano centotrentaquattro. Mast'Alberto li aveva contanti e ricontati. Secondo un suo calcolo quest'anno i sacchi potevano tranquillamente superare i centoquaranta. Questo dolce pensiero sortiva l'effetto di antidolorifico per quella caviglia che si gonfiava sempre più.

E con questi siamo arrivati a centoquarantanove sacchi, mammamì. Lelluccio si rifece i suoi conti. Mammamì, ripetette a bassa voce. Mast'Albè, quest'anno è andata proprio bene, è vero? Lellù, metti a posto il furgone e fatti gli affari tuoi. Mast'Albè, ma almeno un regalino extra, ce lo volete fare? Mast'Alberto lo guardò, poi sorrise e infine scoppiò in una grossa risata. Lellù, ma tu che ti credi? Qui ci sono le spese, anni di sacrifici e tu vuoi l'extra? Ma vattenn' 'a fancul'! Stu scem' 'e guerr'! Tiè pigliet' sta cient' euro e ringrazia!
Lelluccio era impietrito. Mentre Mast'Alberto lo insultava, aveva lo sguardo fisso sul finestrone del deposito alle spalle del vecchio latifondista.

Quello che accadde dopo Lelluccio lo dovette spiegare centinaia di volte ai carabinieri, giornalisti, televisioni, paesani e non.
Dal finestrone del deposito, Lelluccio vide un bagliore rosaceo sempre più grande, con una coda infuocata che avanzava verso di loro. Gli scienziati che lo ascoltarono, gli spiegarono che quella cosa era l'asteroide QV89 2006. Poco più di un sasso vagante nello spazio con pochissime, se non nulle, possibilità di impattare con il nostro pianeta.
Invece Lelluccio vide con i suoi occhi quel QV89 2006 entrare nel capannone e centrare in pieno Mast'Alberto che, come dichiarato dall'unico testimone, cioè lui, venne polverizzato nell'impatto insieme a tutto il capannone, nocciole comprese. Lelluccio riuscì a saltare fuori per miracolo. Steso per terra guardava incredulo quell'ammasso di pietre e lamiere. Sentì del caldo lungo le gambe. Si era pisciato addosso. Ma questo non lo raccontò mai a nessuno.

1 settembre 2019

Settembre, quell'ombra gigante


Mi pare di averlo già scritto altrove. Per me Settembre è il vero inizio anno. Tutte quelle cose dei resoconti, tirare linee e fare somme, ecco quelle, mi vengono meglio (e naturali) a inizio Settembre che a Capodanno.

Non scrivo qui sopra da tanto (troppo) tempo. Anche questa cosa l'ho già scritta in un altro post. Credo circa un anno fa. Quindi adesso mi scriverò addosso, ne ho voglia (bisogno?) e quindi lo faccio.

In questo calendario "pinellus" (con anno che quindi parte da Settembre 2018 e si conclude ad Agosto 2019) sono accadute tante cose che possiamo derubricare facilmente alla voce "vita di professionista di mezza età con moglie e figlie adolescenti". Il lavoro in questo periodo della mia vita è diventato abbastanza totalizzante con molte più responsabilità e con la ferma determinazione di creare lavoro anche per altri. Diventare ricco non è nelle mie corde, sono troppo fesso. Però ho capito che il mio lavoro può creare lavoro per altri. Ed è l'atto più politicamente rivoluzionario che sto mettendo in atto in questo periodo.


Ho inoltre riflettuto che se fondassi un movimento politico con al centro le problematiche della gestione dei "Genitori Anziani quando ormai hai una tua vita", potremmo agevolmente arrivare ad un buon 45% di voti. E quest'anno del calendario "pinellus" è stato caratterizzato proprio da tanti problemi in questa sfera. Quindi un anno a contatto con la Sanità Pubblica, corsie di ospedali e sensi di colpa (quelli che vengono quando decidi di fare qualcosa per te e alle tue spalle c'è un'ombra gigante che ti sussurra in un orecchio "papà e mamma stanno da soli a casa e tu non li vai a trovare da settimane, sei una merda!").

Sono quello che vota i partitini del 1,3%. Quando vedete in televisione i risultati elettorali e ad un certo punto arrivano queste cacatelle che uno dice "ma chi è lo sfigato che vota questi partitini??". Eccomi. E ci tengo anche a dire che voto questi partiti residuali anche senza convinzione, quasi col naso turato. Sì, ho le mie idee e la presunzione di avere ragione. Voto chi mi possa rappresentare.
Ed ecco un altro dramma: "La solitudine di chi non sta né con il PD, né con Salvini e tanto meno con quelle merde del M5S ma viene necessariamente incasellato in uno di questi schemi".
Uno dei grandi mali di questi tempi è proprio questa semplificazione nella visione della società portata ai vertici della politica.
Motivo per cui ormai discutere di politica mi annoia e lo trovo squalificante.


A Barcellona ho iniziato a ripetere alle mie figlie di considerare seriamente l'ipotesi di immaginare un loro futuro in questa città.
La qual cosa fa di me un vecchio disilluso che non manca mai l'occasione di ribadire quanto faccia schifo il nostro paese paragonato ad altri paesi europei. Però poi penso che se loro andassero via, a Barcellona, io e Nina rimarremmo da soli qui ad alimentare quell'ombra gigante dietro ad ogni figlio. Ma tanto io e Nina in vecchiaia abbiamo progetti Hippy, da girovaghi. Non dovremmo (e non vogliamo) essere una zavorra per le nostre figlie.

Ma poi spiegatemi una cosa. Vedo che vi state (voi altri)  riempendo di tatuaggi, alcuni cattivissimi, altri con frasi lapidarie, in alcuni casi si vede la mano di veri "scarpari" (un Che Guevara che pareva Alvaro Vitali). A conti fatti la vostra vita è quella che è, anzi, nella maggior parte dei casi l'effetto è quello di somigliare verosimilmente ad un parente stretto dell'organo riproduttivo maschile.


Io e Nina siamo quelli che mettiamo i feltrini sotto le sedie.
Hanno scoperto una correlazione tra il mettere i feltrini sotto le sedie e l'essere un buon pagatore.
Ci abbiamo riflettuto su questa cosa e deve aver a che fare con la propria concezione di stare al mondo. Tendenzialmente noi cerchiamo di non arrecare problemi o disturbo ad altri. Quando scendiamo in una delle splendide calette di Scopello, alle volte torniamo su portandoci appresso non solo la nostra immondizia, ma anche qualcosa abbandonata da altri.
Il me stesso ventenne mi avrebbe preso a botte per quanto sono "precisino".

Le responsabilità. Ecco l'altro fardello. Quello che ad un certo punto capisci che non puoi evitarlo e devi portatelo dietro la schiena. E camminare. In salita. Col caldo. E che sfaccimma!
Responsabilità. E Sensi di Colpa. Quel partito di cui sopra lo potremmo chiamare così.
Responsabilità e Sensi di Colpa.
Il manifesto di noi quarantenni nella gerontocrazia italiana di inizio 21° secolo.


Dite la verità. Quest'ombra gigante dietro l'avete anche voi. Vi parla ogni tanto. E vi dice che siete fuori tempo, da sempre. Sempre in ritardo. Perché quando avete capito le regole del gioco, qualcuno passa e le cambia. Perché toccava a noi da venti anni. Ma ormai siamo vecchi e quindi amen. Che avremmo dovuto mettere le città a ferro e fuoco per reclamare giustizia e pretendere il nostro futuro. Ci siamo persi a riflettere noi stessi nello specchio. Bellissimi. Con quella scritta a inchiostro sull'avambraccio "Never Give Up".

Massimo qualcosa lo aveva intuito, secondo me. Massimo è stato il mio professore di Sistemi Informatici alle scuole superiori. Quando ci faceva lezione e ogni tanto divagava sul mondo, ci esortava proprio a non accontentarci e a lottare, che stava cambiando il mondo (già allora, anni 90). Massimo era uno di quelli che sognava un mondo migliore. E spesso l'ho rivisto in vari incontri tra uomini sognatori. Sempre bello rivederlo e poterci parlare.
Ho saputo la settimana scorsa che Massimo è morto. Dopo una lunga malattia.


Adesso scusatemi, devo continuare la salita.
Potete passarmi quel fardello lì? Quello, sì. Quello enorme e pesante.
Io vado, ci si vede alla prossima sosta.


9 dicembre 2018

L'essenziale

Piede sinistro, poi piede destro. La mezza luna rotea verso sinistra. La tacca si ferma. Ridiscendo e poi risalgo. Confermato, ho perso un altro chilo. La bilancia conferma quello che vedo già allo specchio. Sto mangiando di meno. Sto mangiando meglio. Soprattutto mangio poco la sera.

L'inizio è stato anche abbastanza casuale. La Bionda che fa i compiti, scienze. Mi dice che sta studiando l'indice di massa corporea. Papà, lo vuoi fare? Certo. Altezza, peso, età. L'imbarazzo di risultare "al limite dell'obesità". Porca miseria, in effetti non è proprio un periodo di forma, ma leggere "obesità" mi ha allarmato. Da lì è partita la mia alimentazione all'insegna dell'essenziale. E devo ammettere di sentirmi anche molto meglio, nonostante il Censis nel suo rapporto annuale, ci abbia dipinti come un paese di sfigati e falliti.
Pressure pushing down on me
Pressing down on you no man ask for
Under pressure
That burns a building down
Splits a family in two
Puts people on streets
Che poi mica ci voleva il Censis per capirlo. Basta guardarci, vecchi, impauriti, disillusi e cinici. Mi capita spesso ultimamente di discutere con persone dichiaratamente cattoliche su temi quali l'uguaglianza, solidarietà e carità. Io che sono ateo ormai sembro il nuovo San Tommaso d'Aquino al cospetto del mio interlocutore cattolico che ha difficoltà nel contenere la bava dalla bocca quando si parla dei "marocchini" (variabile metasintattica che al Sud vale come identificativo univoco per tutte le genti che vengono dal continente africano).

Eppure io sono convinto che le nuove generazioni sono diverse, che il problema siamo noi, cioè il cordolo dei nati tra il 1970 e il 1990. Quelli che hanno visto passare davanti agli occhi il carrello con l'arrosto, hanno aspettato il turno, ma quando è toccato a loro il vassoio conteneva un poco di olio e un pisellino spiaccicato. Questa cosa in effetti può generare ampie rotazioni di palle.

Le nuove generazioni invece di quel vassoio non sapranno manco l'esistenza e questo mi induce a credere che questo periodo di merda in cui sto assistendo a cose veramente surreali sul piano politico ed umano, non è altro che il finale di un periodo, lungo e straordinario, iniziato a metà secolo scorso e ormai giunto al capolinea. L'essenziale, quello che ci porteremo dietro da questi tempi, è solo l'amore.
Cause love’s such an old fashioned word
And love dares you to care
for the people
on the edge of the night
And love dares to change
our way of caring about ourselves
This is our last dance
This is our last dance
This is ourselves
Under Pressure
Under Pressure
Pressure
Sì, sono andato a vedere il film Bohemian Rhapsody, mi è piaciuto e mi sono commosso. E anche perché quando cantavano i Queen io ero giovane, comunista e del carrello con l'arrosto non mi è mai fregato, stupidamente. O forse è la mia vera forza.

(il testo citato è "Under Pressure" dei Queen)




18 novembre 2018

Quelli di prima

Politicamente parlando, è proprio un periodo di merda.
Sono portato allo sconforto non appena inizio ad approfondire. a scorrere timeline sui social, discutere con colleghi di lavoro, clienti e amici.
L'altro giorno parlando con un dirigente di un'azienda pubblica, mio cliente, che in passato si era apertamente dichiarato contro quest'avanzata populista, adesso mi dice che la sola speranza per l'Italia è Luigi Di Maio. I dirigenti pubblici, si sa, fiutano la direzione del vento prima di chiunque. Io ho abbozzato, salutato e ho abbandonato la stanza avendo nella testa una di quelle scimmiette a carica con i piatti nelle mani che suonando gridava "La sola speranza per l'Italia è Luigi Di Maio!!".

Roba da farsi venire gli attacchi di panico. Come sabato scorso al banco carni del supermercato. Mentre sceglievo la tracchia per il sugo, odo un mugolio. Mi volto a sinistra e mi accorgo che la signora accanto a me è in lacrime e trema. Le chiedo se va tutto bene, domanda retorica del cazzo, è evidente che non va bene nulla. Infatti lei conferma, scuotendo il capo e iniziando a piagnucolare. Le prendo le mani e cerco di darle sostegno. Intanto chiedo aiuto al tizio della macelleria che mi dice di farla sedere su un bancale di tonno in scatola. La signora si siede e io accanto continuo a tenerle le mani. Signora, si sente male? Un calo di pressione? No, la signora mi sussurra che è un attacco di panico, di non preoccuparmi che tra poco passa e che ormai lei ci convive da più di dieci anni. In effetti dopo un paio di minuti in cui parliamo delle solite banalità e dell'importanza della respirazione diaframmatica, lei si alza dal "Tonno di Spade" (battutona) e riprende la spesa come se nulla fosse.

Ho divagato. Ero arrivato agli attacchi di panico. I miei, attacchi di panico, che non arrivo alle lacrime, ma la sensazione è di impotenza e di rabbia. Rabbia soprattutto per la consapevolezza di essere nato nel peggior periodo possibile. Di aver vissuto i miei trent'anni nel pieno di una crisi che manco il dopoguerra. E che il dopo crisi si sta rivelando un incubo che alle volte rivedo la Germania degli anni trenta.

Voi penserete che questo mio stato emotivo sia dovuto all'allegra armata brancaleone di quei cialtroni del Movimento 5 Stelle sommati alla Lega di Salvini. No, loro sono una conseguenza, fanno il loro lavoro di deficienti e di odiatori. E lo fanno bene. Molto bene.
Il mio problema è pensare a chi li fermerà e come. Con quale arma politica si potrà terminare questo incubo.

Uno dei ritornelli più gettonati e utilizzato per difendere gli attuali governanti dalle critiche è il seguente:

"Ma perché cosa hanno fatto di meglio Quelli-Di-Prima??".

Ed hanno proprio ragione. Perché se Quelli-Di-Prima (da adesso in poi QDP) fossero stati bravi, mica la maggioranza degli italiani era così stronza da non votarli più? Ed è proprio qui il punto. QDP stanno ancora lì. QDP sono quelli che pensano di poter offrire la soluzione al problema, quando il problema sono proprio loro. QDP non mollano. QDP invece di far avanzare i ventenni e trentenni di oggi, stanno ancora a chiedersi come sia stato mai possibile che la gente non li abbia votati.

Ecco, io ormai ho preso coscienza che alla soglia dei miei quarantacinque anni, la mia generazione è stata massacrata, umiliata e che non serve più ad un cazzo. Avanti i nuovi, vi prego fatevi avanti. Io per quanto è di mia competenza vi aiuterò in tutti i modi a venire fuori, sarò la vostra levatrice.
Ad un patto, però. Che vengano spazzati via QDP.
Vi aspetto ragazzi, seduto su bancale di tonno all'olio d'oliva.
Espira, inspira, espira, inspira...

4 novembre 2018

Cittadini


Non scrivo da molto tempo qui. Preso dall'ormai compulsione social, ho perso l'abitudine di raccogliere i pensieri e sistemarli in questo posto. Posto che è stato da sempre il luogo del ragionamento.
I blog sono morti, dicono. In parte è vero. Quindi se stai leggendo queste righe sei un abitante del cimitero delle tecnologie, guarda lì c'è la tomba di ICQ, accanto a quella di Windows Live Messenger. E tu stai davanti all'enorme tomba dei blog.
In verità quello che è morto è il seguito dei blog. I lettori adesso stanno altrove e non sono manco più lettori. E allora, forse, questa cosa un poco di nicchia, può tornare utile. Tipo stanzetta appartata durante le feste.
Insomma, nonostante l'hype vorrebbe di seguire i lettori, faccio spalluce e cercherò di rianimare questo cimitero.

Dal mio ultimo post datato Marzo 2018 con tema profetico, ne è passata di acqua sotto i ponti. Alcuni di questi ponti non ci sono più e l'acqua in questi giorni sta spazzando via tutto. Con violenza. Tanta violenza.

Da tempo, osservando le misere sorti del nostro paese, intravedo un tratto comune distintivo. La violenza. Dai rapporti sociali, sessuali, economici fino ad arrivare a quelli politici.
Ad esempio la comunicazione politica, estremamente polarizzata, riporta ormai un frasario ed una estetica di pura violenza. E quando parlo di violenza non mi riferisco di certo alle sfanculate o ai "me ne frego" o alle derisioni. No. Parlo proprio di parole entrate ormai nel lessico di tutte le forze politiche.

Quella che in particolare io personalmente odio e credo sia una fonte di pensiero violento è la parola "cittadino".
Cittadino nell'accezione odierna definisce uno status di diritto acquisito per nascita.

Cittadino ergo sum, verrebbe da dire.

Una prospettiva non più partecipativa, ma di rapporto giuridico tra cittadino e Stato. Sono cittadino italiano e in quanto tale lo Stato mi deve riconoscere le mie prerogative. Chi è fuori da questo status, semplicemente non esiste.
Che è poi sintetizzato nel mirabile (e violentissimo) "Prima gli italiani".

Lontana è in questa prospettiva, l'idea della cittadinanza attiva, ovvero del valore e dell’importanza dell’impegno civico e della deliberazione collettiva riguardo a tutte le questioni che concernono la comunità politica, che definisce, questo sì, uno status di diritto.
E badate che non sto parlando di quella buffonata di democrazia diretta messa su con un sistema bacato con consultazioni clownesche. Intendo la cura, signori miei.

La durissima opposizione sulla proposta, per me sacrosanta, dello Ius Soli, fa capire quanta violenza oggi c'è nel concetto di cittadinanza. L'odio contro gli immigrati, non cittadini, e per questo privi di ogni diritto di dimora. I bambini di Lodi, figli di non cittadini e quindi non meritevoli di sedersi alla mensa con gli altri compagni di classe figli di "cittadini italiani".

Per finire, approdiamo al Reddito di Cittadinanza. Anche qui, un diritto acquisito e non estendibile ad altri, arma politica di contrapposizione ai soldi stanziati per organizzare l'accoglienza degli "altri".
Aiutiamo chi fa parte della bottega. Che gli altri si freghino.
 
In uno scenario di sempre maggiore alienazione dalla partecipazione e dalla cura della cosa pubblica, quale sarebbe questo diritto. Chi è il cittadino?


6 febbraio 2018

Il Cliente, fino al 4 Marzo, ha sempre ragione


Ancora devo capire qual è il merito di tanti nel professarsi italiani e, di più, esasperati tanto da auto giustificarsi per atti di violenza contro altre persone che non sono italiane.
Ed è tutto un comprendere, un si-ma-però, un giustificare. E nessun personaggio istituzionale che dica con fermezza che quello che è accaduto a Macerata, ma più in generale quello che sta accadendo in questo paese da qualche anno, è una deriva fascista. Esiste la parola, usiamola. Fascismo.

Stiamo rivivendo quella stagione di mollezza intellettuale, affaticamento della ragione che può 
permettere a qualcuno di giustificare un ragazzo che va in strada a sparare a degli africani.
Ma cosa siamo diventati? E' mai possibile che ormai l'unica azione politica dei partiti e movimenti in Italia è di assecondare il proprio elettorato?

"La gente è esasperata", "gli italiani non ne possono più" e così si giustifica tutto e arrivano ministri di partiti sedicenti di sinistra che aprono Lager (sì, come quelli tedeschi che tanto fanno impressionare i vostri figli in film con pigiami a strisce visti e rivisti nelle scuole) sulle coste libiche.

Vogliamo dire senza più timore che la Lega è un partito fascista? Che il M5S è un magma di intolleranza e violenza incanalato verso le istituzione ma che ammicca pesantemente alla xenofobia dilagante? O dobbiamo continuare a citare Voltaire a capocchia e fregiarci di essere sinceri democratici quando qui ci sono partiti paramilitari organizzati che cavalcano quest'ondata di intolleranza e razzismo?

Dire "si però la gente è esasperata" ha la stessa valenza di quelli che "aveva la minigonna, ora si lamenta pure dello stupro?".
Il Cliente non ha sempre ragione. La politica non ha il compito di essere il genio della lampada con "ogni tuo desiderio è un ordine", abbiamo una base fondante come comunità che parte da eventi tragici e queste basi devono essere inamovibili e non negoziabili.

Gli atti fascisti sono da condannare senza alcuna esitazione. Il ragazzo di Macerata è un fascista. I partiti e i politici che inneggiano al nazionalismo, alla xenofobia e giustificano la violenza, sono fascisti.

E in quanto tali vanno denunciati, depotenziati ed eliminati.
Sempre se ne abbiamo ancora la forza (o voglia?)


19 gennaio 2018

Scusami, Stephen


Faccio pubblica ammenda. Avevo sempre considerato Stephen King uno scrittore commerciale, roba di genere alla stregua dei romanzi Harmony. Poi un giorno un collega di ufficio (Dario, grazie) mi passa un ebook, Cujo dicendomi di fidarmi di lui, che è un gran libro.
Con quintali di scetticismo inizio la lettura e già dopo le prime trenta pagine devo ricredermi. Il libro mi prende subito, scritto sapientemente e verso la fine ho le palpitazioni.
Va bene, forse sarà stato un caso. Allora verso fine ottobre del 2017 decido di levarmi ogni dubbio su King. Inizio la lettura di It. Non facile, un libro enorme (e con i miei ritmi di lettura l'ho finito a metà gennaio 2018).
Credo che sia stata una delle esperienze più emozionante e coinvolgente. Difficilmente potrò dimenticare i personaggi, le atmosfere e il paesaggio. Io i "Barren"li ho visti, ho sentito l'odore degli scarichi, il rumore del Kenduskeag, ho visto le strade di Derry e le sue case. Perché It è un libro sull'età più bella della nostra vita e sull'amicizia. Ed è stato come rivivere le mie estati dopo i dieci anni, piene di giochi, avventure e di cose mai dette ai genitori.
Bill, Ben, Bev, Eddie, Richie, Stan e Mike, il "Club dei perdenti" contro la banda di Bowers. Il mio preferito, il giovane nerd Ben "Covone" Hanscom, grassoccio e segretamente innamorato di Beverly. Poi, sì, c'è It, il mostro che si ridesta ogni 27 anni e che uccide i giovani di Derry. Ma il bello di questo romanzo è che anche senza il "mostro", il tutto resta in piedi.
It è alla stregua di film come i Goonies o di Stand By Me (di cui proprio King ne è stato l'autore).

Quindi scusami Stephen, e grazie per questo romanzo che è prima di tutto un atto d'amore.
Adesso, avanti il prossimo libro.