24 dicembre 2014

Natale 2014. Istruzioni per l'uso.



E insomma:

  • La Tombola. Al simpatico guascone che all'estrazione del primo numero griderà "Tombola!!", potrà essere asportato uno dei due padiglioni uditivi a morsi.
  • Se all'apertura del banchetto qualche commensale insiste per osservare un minuto di silenzio per i due Marò, siete autorizzati a scappare senza salutare.
  • Inviare dettagliato resoconto delle portate del proprio cenone via whatsapp o su facebook, è assimilabile ai disturbi della personalità. Concentratevi sui vostri cari. Un paio d'ore di offline vi farà solo bene.
  • Dire "Felici Saturnalia!" al posto di "Buon Natale!" per fare i tipi che snobbano le tradizioni cristiane, vi metterà solo a rischio di badilate dietro la schiena.
  • Le lucine di natale intermittenti con la musichetta sono belle. Ma solo per 12 secondi. Poi interviene il fenomeno della frantumazione testicolare. Spegnere o silenziare.
  • Solo se vi sedete a tavolo alle 18:30 e riacquistate la posizione eretta verso le 23:45, potrete chiamarlo "Cenone". Diversamente è una normale cena.
  • Alla richiesta insistente di vostra madre di scendere per partecipare alla funzione di mezzanotte in chiesa, potrete presentare regolare certificato medico di non idoneità o in alternativa esibirvi nella mossa dell'onda energetica di Goku e sperare che funzioni.
  • Il cappellino da BabboNatale no. No! Appellatevi alla "Dichiarazione universale dei diritti umani"
  • La pagliacciata del travestimento da Babbo Natale per far felici i bambini, risparmiatevela. I bambini hanno già capito chi siete guardandovi negli occhi.
  • In questi giorni evitate di pesarvi. Eviterete inutili depressioni.
Auguri, ne abbiamo bisogno.


21 dicembre 2014

Gigantesca seduta di psicoanalisi collettiva

Prima quando leggevo queste cose, mi innervosivo, mi amareggiavo. Ma che schifo questo internet!
Adesso, invece, leggo queste cose con estremo divertimento. Perché adesso una cosa mi è molto chiara. Questi siamo noi.
Internet, e in particolare i social network, hanno solamente rivelato le cose esattamente come sono.
Può dare sicuramente fastidio. Sorprenderci. Come ad esempio questo genio illuminato.


Ecco alla fine io ho elaborato la mia personale teoria che sui social network ogni giorno va in onda una gigantesca seduta di psicoanalisi collettiva.
Internet è semplicemente un mezzo. Una levatrice. Che ci aiuta a partorire e a portare alla luce cose che normalmente, e in presenza di una relazione dal vivo, difficilmente verrebbero fuori.

Dai leoni da tastiera ai complottisti invasati, dai vanesi ai tuttologi, dai food addicted alle fashion selfiste, dai qualsiasi cosa "time" agli entusiasti utilizzatori compulsivi di vocali "ooooo" "eeeeeee" "aaaaaa".
Siamo noi. Siamo così. Ed è bello specchiarsi e ricordare che la nostra struttura biologico neuronale è in grado di elaborare tutto ciò.

p.s la fonte di questo commenta è questa pagina che dovete seguire assolutamente.


18 dicembre 2014

POH-TAAA-TOH-OH-OH

Una giornata tipo.
Tipo ieri. Sera.

La Riccia che si è buttata in questa avventura molto rischiosa di suonare un pezzo al piano durante la recita di Natale. Ieri le prove. Ancora incertezze. Poca organizzazione. "Hai messo in conto che potrebbe andare male?". "Sì, e lo faccio per divertirmi". "Sicura?". "Sì."

La Bionda con mal di testa e una latente influenza. Dormita pomeridiana e poi la piscina. Il faccino pesto con un bel paio di occhiaie foriere di malanni."Mi fa male la testa". "Io direi di tagliarla". "Papà...."

Nina che per tutto il giorno si è esibita in una efficace imitazione della trottola. Spedizione del libro "Minuti Montati", le due nane a scuola, le due nane in piscina, le due nane coi compiti, la Tari alla posta, la spesa al supermercato, più altre mille varie ed eventuali. Alla fine le tocca pure il recupero rifiuti umani presso l'uscita autostradale di Nola.

Il rifiuto umano da recuperare sono io. Scaricato a volo, verso le sette e mezza di sera, dall'auto del collega con cui ho condiviso una entusiasmante (...) giornata nel casertano in uno stabilimento industriale a fare report e query sui dati del personale. Ho la testa pesante, gli occhi me li sento incavati fin dietro la nuca.

Ci sediamo a tavolo. Tutti e quattro. Ognuno di noi ha stampato sulla faccia la propria giornata. Ci raccontiamo fatti e aneddoti, tra una forchettata di spinaci e una costoletta di maiale.
A differenza di altre sere, però, siamo tutti un poco mosci, ogni tanto un sospiro.
"Papà!!" "Ch'è?!" "Dimenticavo! Dobbiamo farti vedere una cosa!"
Nina prende il notebook, lo mette al centro del tavolo e vediamo tutti insieme, vicini, un video su youtube.
Improvvisamente iniziamo a ridere tutti e quattro. A crepapelle. Sul finale ridiamo fino alle lacrime. E tutte le nostre stanchezze, gli affanni e gli acciacchi scompaiono in un momento.
La giornata trascorsa adesso è solo un ricordo. Siamo noi quattro insieme. Il resto non conta.

p.s.
Il video è questo:




15 dicembre 2014

Eleganza Italiana

No, non è uno scherzo. Questa cosa che vedete, e per la quale l'unico aggettivo che mi viene in mente è "ciarpame", rappresenta la "mascotte" per Expo Milano 2015.




13 dicembre 2014

De Cum Servàre

Premessa. Errare è umano. Certo. Ma un buon corollario, oltre al già noto sul perserverare, potrebbe essere "ma dipende da quanto mi rompi i maroni".
Premessa due. Siamo nel 2014 avanti cristo, mandiamo sonde sulle comete, abbiamo srotolato e mappato tutto il DNA e siamo in piena prima Era Digitale. Gli amanuensi non sono tollerati.

Interno casa. Sera. Di ritorno dal lavoro dopo una giornata passata a risolvere problemi. E non mi chiamo manco Wolf. Apro la porta ed entro. Nel mentre mi esibisco nel classico gesto dello sfilamento della mia borsa a tracolla, da sotto al gomito con lo sguardo, avverto una presenza anomala sul muretto d'ingresso.
Una busta bianca. Grande. Quasi quadrata. Zoom immediato 400x sul logo stampigliato sull'angolo alto a sinistra.
Una "E".
"Porcocazzo!". Sì, è proprio una "E". Anzi, è proprio quella "E".
Il terrore provato è pari all'arrivo della Santa Inquisizione di Tomás de Torquemada, dei sette flagelli d'Egitto.
Istintivamente, serro le natiche con una spasmo immediato dei muscoli, allungo la mano tremante sul muretto d'ingresso e, sollevata la busta bianca, ho la certezza.
Equitalia.
Mentre farfuglio una serie di bestemmie sottovoce, con la mente cerco di andare a ritroso nel tempo. Come quando da piccolo, improvvisamente, nei momenti di pace e calma, mia madre urlava "Gianlucaaaa!!!!" e io cercavo di ricordare quale guaio avessi fatto e occultato, per capire se scappare o meno.
Faccio un veloce ripasso. Canone Rai. Pagato, e anche sempre (che mi danno pure del cojone). Bollette quasi tutte domiciliate proprio per evitare disguidi. Tasi, Tares, Tarsu e Taccivostra le ho pagate fino all'ultimo centesimo. Multe? Cazzo! Vuoi vedere che è una multa?

Apro il plico e la prima cosa che mi salta subito agli occhi è un numero. In grassetto. Ho quasi un mancamento. Cinquecentoventotto.
Le natiche adesso sono saldate. I pensieri vanno veloci. Cosa ho fatto? Calma. Leggiamo.
Duemiladieci. Mancata riscossione. E' il Comune di Napoli. Sì, è proprio una multa.
Ma com'è possibile? Ho sempre pagato tutto. Leggiamo bene.
Mancata riscossione di una multa del 2010 dell'importo di 135 Euro (che con penali e spese varie è arrivata alla considerevole cifra di 528 Euro)
Rileggo per ben quattro volte. Oh! Io questa multa l'ho pagata!!

Flashback:Ottobre 2010. Nina a Ostuni per lavoro. Io a casa ad accudire le due pargole rispettivamente di cinque e tre anni. La mattina le accompagno a scuola. E' tardissimo. Scelgo di andare a lavoro direttamente con l'auto. L'ufficio è al centro di Napoli. Quel giorno è attivo il divieto di circolazione per tutte le auto non EuroIV o non a gas. Divieto che è stato completamente rimosso dalla mia mente. All'altezza del Maschio Angioino, un vigile urbano mi ferma per un promemoria e, nonostante le mie suppliche, mi appioppa un verbale di 135 Euro (e dire che io di solito viaggio solo con i treni).

La multa il giorno dopo viene pagata.


Ma certo! L'ho pagata! E adesso questi cosa vogliono?
La mia unica speranza ha un solo nome. "Nina!!". Le chiedo con sguardo supplichevole se abbiamo da qualche parte conservate le ricevute dei pagamenti.
Nina ci pensa, poi, senza dire nulla, scompare in camera da letto. La sento rovistare.
Riappare dopo poco tempo, avvolta in una luce abbagliante, si odono canti angelici, mentre sorridendo viene verso di me sventolando la ricevuta di un bollettino postale.
Con estrema attenzione confrontiamo il numero del verbale sul bollettino con quello riportato sulla cartella esattoriale di Equitalia. Coincidono. A limone!
"Siiiii!!!!" Se avessi avuto un DJ personale in quel momento gli avrei chiesto di passare "We Are the Champions" dei Queen.
Avverto un graduale rilassamento dei glutei.

Il lieto fine di questa storia consiste in una mezza giornata persa da Nina per andare in un ufficio dei Vigili Urbani di Napoli a contestare la riscossione.
In questo ufficio Nina ha avuto modo di verificare che il nostro non era l'unico caso. Anzi.
Che questi errori di errata trascrizione dei pagamenti di multe da parte dei Vigili Urbani di Napoli, sono all'ordine del giorno. E sapete perché? Perché nel 2014 questi signori le trascrizioni le fanno ancora a mano.

Detto questo, cari lettori, il mio consiglio, dal profondo del mio cuore, è il seguente:
Non buttate mai nessuna ricevuta di pagamento. MAI!!


Un anno pessimo

Raccontare questo 2014 grazie alle immagine scattate da vari photoreporter in giro per il mondo.

2014: The Year in Photos, January-April - Part I
2014: The Year in Photos, May- August - Part II
2014: The Year in Photos, September-December - Part III

Io scelgo questa immagine per raccontare un mondo che ci sembra lontano ma che è poco lontano da noi. E per ridimensionare, prima a me stesso, i lamenti per il nostro quotidiano.





6 dicembre 2014

L'uomo è l'unico essere vivente che assume latte dopo lo svezzamento.

Dipende da come poni la domanda. Se sei bravo anteporrai una premessa del tipo "C'avete mai fatto caso che...". A quel punto hai in pugno la tua platea. Hai insinuato nelle stanche menti di questo inizio millennio un ragionevole dubbio.
"C'avete mai fatto caso che siamo gli unici esseri viventi ad assumere latte anche dopo lo svezzamento? Eh!? Per giunta di un altro mammifero!? Eeehh!!??" E allora vedi i volti delle persone illuminarsi. Le loro sinapsi hanno appena eseguito una velocissima scansione delle (scarne) conoscenze etologiche e zoologiche. 
No. In effetti. C'ha ragione! L'Elefante, l'Unicorno, Winnie the Pooh, non assumono latte dopo lo svezzamento. Cazzo! Vero! C'ha ragione! Come ho fatto a non pensarci! (*)

A questo punto, se sei bravo e capisci che il fianco ormai è scoperto, parte l'affondo.
"Il latte è veleno! Lattosio, pus, sfruttamento delle mucche! Basta latte!".

E così può capitare che nel 2014 Avanti Cristo, queste affermazioni vengano prese come "verità rivelata", senza che nessuno interrompa questa sequela di cazzate dicendo;

"Vero, siamo gli unici esseri viventi ad assumere latte anche dopo lo svezzamento, ma se è per questo siamo anche gli unici a cagare in un manufatto di ceramica preposto allo scopo, ad aver inventato mezzi di trasporto che volano, a cuocere i cibi e a scrivere un sacco di fregnacce su un elaboratore elettronico connesso in una rete di collegamento a livello planetario! Allora??".

Se beviamo il latte anche dopo lo svezzamento da più di duemila anni, magari, dico magari, forse centra il fatto che nel Neolitico i nostri avi capirono gli indubbi vantaggi della domesticazione degli animali e dell'allevamento favorendo così la selezione naturale umana di individui con un'alta tolleranza al lattosio?
E che magari il latte ha rappresentato per secoli uno degli alimenti più completi e più facilmente reperibile per l'uomo?
E che, magari, non è un caso che tra i nativi americani ci sia una intolleranza al lattosio pari al 100% considerando che non hanno mai allevato bovini?

Ho sempre più la certezza che gli indubbi benefici del progresso in un epoca di pace, abbiano generato una quantità notevole di idioti privi di qualsiasi lume della ragione.
Il cui numero, negli ultimi tempi, soverchia, e di molto, i vantaggi.

(*) Proprio per la precisione, questa cosa che siamo gli unici esseri viventi a bere latte anche da grandi è anche una stronzata bella e buona. Le formiche allevano gli afidi, cocciniglie o bruchi per poterne poi bere il loro nutriente latte (la melata!) quando gli pare e a qualsiasi età. W le formiche!


Campania Analogica 2014

In base al rapporto Censis 2014, in Campania quasi il 50% della popolazione, tra i 16 e 74 anni (quindi anche tra i cosiddétti "nativi digitale", non ha MAI UTILIZZATO un Computer. Poi dicono che non esiste una Questione Meridionale... (via Mantellini)

4 dicembre 2014

Le Belle cose

Belle cose. Ieri sera al Modernissimo ho partecipato alla presentazione della graphic novel "L'Arte della felicità". Qui potete leggere dell'evento.
Io ero uno dei quattro "blogger", questa categoria residuale che a breve sostituirà il panda nel logo del WWF, chiamati a raccontare la propria visione di Napoli. Grazie ad Alessandro Chetta che ogni tanto ci fa incontrare "de visu" per sfatare il "On the Internet, nobody knows you're a dog".

Belle cose. Poter abbracciare Gigi Scialdone che è apparso come una visione mistica mentre mi rammaricavo con Marino Guarnieri della sua assenza. "Ma non eri in Messico?". Gigi è ovunque.
Dopo la presentazione "ufficiale", nella quale ho apprezzato l'intervento di Maurizio De Giovanni, è toccata a noi quattro "blogger" raccontare la nostra visione parziale di Napoli.
Tra obelischi imbrattati, biciclette pieghevoli e pasta alla genovese, io ho scelto di leggere un mio vecchio post per raccontare "L'Arte dell'infelicità del pendolare".

Belle cose. Nell'attesa poter prendere un caffè con Luca e visitare la sede di Buzzoole mentre su via Roma scorreva un esiguo corteo di studenti che manifestavano contro il JobsAct (appena approvato)
Ma la giornata resterà memorabile per essere stato testimone casuale di un momento stupendo.

Piove. Tanto. Mi riparo sotto il cornicione del Modernissimo. Aspetto che arrivi gente. Sono in anticipo. Arrivano anche due ragazzini di corsa. Lei con cappuccio, piercing sotto il labbro inferiore, rossetto deciso. Lui pantaloni sopra la caviglia, scarpe lucide e capello rasato tranne nella parte centrale dove invece parte un mega ciuffo biondo.
Sono vicinissimi. Posso sentirli chiaramente.
Lui - Nient' te lo volevo dire. Mi piaci.
Lei - Ma ssì scem'??
Lui - Da quando ho visto la tua foto su Feisbùc aggio ditt' "Uà troppa bella", poi ne hai messa un'altra è ho detto "Uà chest' 'over' fa'" e allora ti ho voluta incontrare.
Lei - [ride]
Lui - E chest'è. Mi piaci. Te lo volevo dire. Mo lo so che staje penzan' "Chist' pare 'o pesce".
Lei - No, quann' maje... 
Lui - Allo'?
Lei - ..e che t'aggia dicere?
Lui - Niente, mo te l'ho detto. Pooo, penz' caaaaaa, [squillo del suo cellulare] Aspè...Pro', pro', Lucià?

A questo punto Lei scappa sotto il cornicione del palazzo difronte. Lui la segue.
E io avrei voluto dirle "Ma bacialo! Cosa aspetti?! Che le belle cose non tornano!"


2 dicembre 2014

Che cos'è l'amore?

Che cos'è l'amore?
Non puoi dare una risposta univoca. Perché l'amore è qualcosa di non tangibile e non esterno da noi.
E' qualcosa di intimamente privato. Quindi, la domanda è errata.
Riformuliamo.
Cosa fa fare l'amore?
Qui forse una risposta univoca c'è. L'amore altera la percezione del mondo che ci circonda. Odori, suoni, luci, visi, sapori. L'amore altera le interconnessioni neuronali. Distorce il mondo. Lo dopa.
E ne ho le prove. O almeno, credo.
Perché quando stamattina son uscito dal bagno di fretta e furia (è tardi!!) con solo i pantaloni e a torso nudo, è accaduto qualcosa. Qualcosa di molto particolare.
Vedete, devo fare prima una doverosa premessa. Sulla mia struttura fisica dalla cintola a salire, la quale può essere descritta con vari aggettivi (anche coloriti), ma che sicuramente non può dirsi "muscolosa".
Ebbene. Dicevo. Esco dal bagno, mezzo ignudo.
Incrocio una delle figlie nel corridoio. Che mi guarda. Ed è proprio in questo momento che, secondo me, si realizza un'alterazione percettiva, un rilascio di dopamina.
"Papà, come sei muscoloso!"
Ditemi, ora, se questo non è amore, cos'è?

p.s.
A margine, c'è da aggiungere che la figlia si è guadagnata un doppio regalo per Natale nonché una bella visita oculistica, ché non si può mai sapere...


Segui Babbo Natale


Google ha attivato questa bella applicazione Google's Santa Tracker,
Ogni giorno, fino a Natale, come un calendario dell'avvento online, ci saranno cose nuove da scoprire.
Per i bambini di ogni età.
Menzione speciale per il Calendario e per le Tradizioni.

(via TheVerge)



1 dicembre 2014

Windows 8 schermata "attendere" all'avvio

L'acquisto di un portatile per la moglie con Windows 8.1 mi sta regalando gioie (poche) e dolori (troppi).
Ultimo in ordine temporale: All'accensione del PC, dopo aver eseguito il Login, compare il desktop e qualche istante dopo una schermata colorata (nel mio caso, viola, ma dipende dal tema prescelto) con una scritta al centro "Attendere", un pulsante in basso "Annulla" che non funziona e il puntatore che mouse che rotea, rotea, rotea...
Insomma tutto bloccato. "Marito, fa' qualcosa! Sei o non sei un informatico?".
Ok. Ecco cosa ho fatto per salvare il portatile della moglie e il mio matrimonio.
Premessa. Il problema è generato da OneDrive.

  1. Premete WinKey + r (vedrete sotto la schermata di "Attendere", apparire la finestra di "Esegui"
  2. Adesso "alla cieca" dovrete digitare quanto segue:
    taskkill /f /im restoreoptin.exe
    Quindi, premere Invio
  3. Adesso la simpatica schermata dovrebbe essere scomparsa. Non gioite. Non abbiamo fatto ancora nulla.
  4. Dobbiamo risolvere il problema di OneDrive. Quindi adesso premete WinKey + c. Dalla "Charm bar", cliccate su "Impostazioni".
  5.  In basso troverete il link "Modifica impostazioni PC". Cliccateci.
  6. Adesso cliccate su "Utenti".
  7. Cliccare su "Disconnetti" sotto il tuo username (quest'azione farà disconnettere il tuo account Live e ti permetterà di creare un account locale sulla macchina)
  8. Dopo aver creato un nuovo utente locale, procedere con un riavvio del PC.
  9. Loggarsi col nuovo utente createo.
  10. Tornare nuovamente in Impostazioni -> Modifica impostazioni PC -> Utenti
  11. Cliccare su "Passa a un account Microsoft" e seguite le istruzioni.
A questo punto, tutto è risolto, il modo vi sembrerà momentaneamente un posto migliore in cui vivere anche se qualche bestemmia a Terry Myerson credo sia dovuta.


30 novembre 2014

Re Criminazione

Dunque. Propongo una piccola revisione alla nostra Carta Costituzionale. Tanto ormai il lavoro ha assunto una varietà di sfumature (e di inculature) da far impallidire anche i libri porno-soft del momento.

Art. 1. L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sulla Recriminazione. Tutti i cittadini risponderanno ad accuse con altre accuse.
Lagnarsi, lamentarsi di ingiustizie subìte. Rancore. Quintali di rancore

Recriminazione che è la risposta più gettonata dei figli ad un cazziatone "Eh, però mia sorella questa cosa la fa sempre!". "Ma che fai? Stai recriminando?". Che poi questa nobile arte va sotto braccio con quella del lamento. E il lamento, come noto, è il sale della vita.

Recriminiamo come popolo unito dal 17 marzo 1861. Ancora oggi noi del Sud guardandoci attorno, vedendo il cesso che ci circonda e l'incapacità di rialzarci, cerchiamo un alibi. Mica è colpa nostra? Noi prima quando eravamo Regno delle Due Sicilie, eravamo fantastici (sic!). Poi sono arrivati i piemontesi puzzoni e ladroni ed è finito tutto. E ci raccontiamo questa storiella per non dover dire a noi stessi la verità.

Recrimina il Nord. Ché loro sono (o meglio, erano) la locomotiva del paese ed hanno questa zavorra di parassiti. Questi fannulloni a sud dell'Arno. Signora mia, per non parlare di questa invasione di stranieri che ci rubano il lavoro. Non me ne parli Sciura cara, l'altro giorno ho visto uno zincaro andare in mercedes. Sfido io, non pagano un centesimo di tasse!

Recrimina Landini della FIOM, dopo essere stati caricati dalla polizia, colpevoli di voler far sentire le ragioni di chi sta perdendo il lavoro. Landini allora grida ai microfoni "In questo paese di ladri, si manganella chi paga le tasse e lavora. E' una vergogna.". Ed ha ragione. Ha troppa ragione.

Recriminano i parenti di Stefano Cucchi. In appello, i giudici hanno dichiarato che non esiste colpevole. O meglio. In dubbio pro reo. Non ci sono prove. L'unica cosa certa è che Stefano Cucchi è entrato vivo in carcere e ne è uscito morto.

Recrimina il capitano della A.S.Roma dopo aver perso con la Juventus. Recrimina che nel campionato di calcio italiano giocare contro i bianconeri è impresa ardua causa favori arbitrali.

Recrimina il tizio sul treno della Circumvesuviana. L'altro giorno. "Biglietti, signori". "Nun 'o teng.". "Signore il biglietto va fatto". "Io il biglietto non me lo faccio perché questo servizio della Circumvesuviana fa veramente schifo!!".

P.S. Potete aggiornare l'elenco con le vostre. Di recriminazioni. Prego.


29 novembre 2014

Star Wars + Lego = IperNerd 100%

Con la pubblicazione del primo trailer (lo trovate qui spiegato bene), è iniziato il conto alla rovescia per il film che darà il via alla terza trilogia di Star Wars. Questa è la versione IperNerd, fatta con i Lego. Bellissima.
(via The Verge)


28 novembre 2014

25 novembre 2014

25 Novembre. Prevenzione.

Non tutte le donne sono mamme,
non tutte le mamme sono donne,
alcune, vengono uccise.
Femminicidio, settoriale,
ci facciamo una giornata,
per pensare, riflettere.
E io rifletto,
che tutti abbiamo una mamma,
anche il femminicida.
Riflettete, donne,
questi stronzi vigliacchi,
li allevate, li svezzate,
vi chiamano mamma.
Prevenzione, allora.
Facciamo una bella giornata.
Quella contro le madri
che allevano campioni
nonostante siano più prossimi
a delle forme di cojoni.

23 novembre 2014

Era dopo l'otto.

No, no. Me lo ricordo bene. Era dopo l'otto. Anche perché mia madre quel giorno festeggia l'onomastico. Quindi per me è una data di quelle importanti. Sì, ne sono certo. Era dopo l'otto.
Tipo il giorno dopo, o anche non proprio subito. Però dopo quel giorno si dava il via.
Il conto alla rovescia. Addirittura anticipato rispetto all'Avvento cattolico. Un poco in ritardo rispetto ai magnacrauti che cominciano a contare dal primo.
Insomma, era l'otto. Porco carpazio. L'otto di Dicembre! Era lo spartiacque. Da dopo l'otto si cominciava il rito di addobbamento. L'albero, il presepe e per le strade cominciavi a vedere luminarie e tappeti rossi.
Dicembre! Cribbio!
Vado invece al centro storico l'otto. Ma di Novembre. Ed è già tutto una festa per il Natale. Le luci, le palline. Che quasi mi è venuto un coccolone. Il mio vicino di casa la settimana scorsa ha già eretto un mega albero di Natale che fa capolino da dietro le finestre. Al Bar vicino casa ieri sono stato accolto dalle bariste con i cappellini da babbo natale e tutti gli addobbi pacchiani del caso. Su facebook ho poco fa intravisto una foto di due bambini sulle ginocchia di un babbo natale.
Cari, tutti. Vi informo che stiamo al giorno ventitré. Però di Novembre.
Ma tutta questa smania, questa ansia, cui prodest? Che poi arriviamo tra un mese che già ne abbiamo le palle piene di "palle", ginghebbé, aiuisciuamericrismass, astrodeccé (pargoldivì) e tutto il contorno.

La scansione del tempo, la cadenza delle ricorrenze, è importante. Chiedete a Zio Proust.
In tutto c'è un inizio e una fine. Ben definiti. C'è ritmo. L'attacco. Un-do-tré. E si parte tutti. Insieme.
E io, maledetti zombi affamati di celebrazioni e di shopping compulsivo a base si lucine, io vi meledico. Voi che stavate ancora a domandare retoricamente di scegliere tra un dolcetto o uno scherzetto e intanto avevate già il presepe in casa. Voi che avete già prenotato la gitarella in uno di questi orrendi e tristi luoghi denominati "Villaggio di BabboNatale", che avete già acquistato tutto il ciarpame coordinato perché quest'anno si porta l'addobbo color mostarda e verde cipresso, che state da Settembre facendo la zuppa di latte con il pandoro, voi che... già state organizzando (!!!).
Io vi ignoro. Tristi eiaculatori precoci emozionali. Vi oscuro dalla mia vista. Voi non esistete. Fino a dopo l'otto di Dicembre. S'intende.


17 novembre 2014

L'occasione persa

Cristiano de Majo ha scritto per Internazionale un bell'articolo su Napoli.

“Ma non può restare com’è?”.

“Scherziamo? Questa piazza è ormai in mano ai vandali, ci giocano a pallone, si vengono a drogare, imbrattano le statue, il colonnato…”.

“Qui però ci troviamo di fronte al solito problema dell’educazione al rispetto degli spazi comuni da parte delle classi disagiate…”.

“Non sono quelli del quartiere a fare queste cose, quelli del quartiere la considerano la loro piazza, questi vengono da fuori…”.

“Sul piano storico”, dice uno scrittore, “la piazza è un’invenzione relativamente recente e rappresenta un trauma, perché nasce dallo sventramento di un borgo”.

“Scusate”, dice un altro, “piazza del Plebiscito è sempre stato un luogo centrale ma in realtà esterno, quasi estraneo alla città, un posto per le manifestazioni, per i concerti, per gli eventi speciali”.

Una scrittrice che prende la parola descrive “oasi sceniche” sognando a occhi aperti. L’oasi della musica, l’oasi del teatro, l’oasi della poesia…

“Ma cosa sono praticamente queste oasi?”.

“Non vi interrompete, per favore, e non scendete nei particolari, noi vogliamo solo che liberiate la vostra immaginazione… la prego di continuare…”.

“Delle oasi sceniche come dei grandi contenitori di cultura al centro della piazza”.

“Vi ricordo che con la cultura non si mangia: ci vogliono le grandi firme, le pizzerie, i tavolini dei bar, i banchetti dove si possano vendere le erbe dei Camaldoli o le eccellenze dell’artigianato campano…”.

“Io dico no ai concerti di Elton John… se proprio dobbiamo farli, preferisco Massimo Ranieri…”.

“Vi scandalizzate se pronuncio la parola alberi? Una bella fila di alberi che delimita il perimetro della piazza…”.

Mi faccio ipnotizzare dalle proposte che si accavallano e libero del tutto la mia immaginazione: vedo un grattacielo, un lucido riflettente monolite di quaranta piani calato nel centro esatto della piazza, di fronte al Palazzo Reale.


The Impossible Orchestra

Una bella canzone, a me molto cara, cantata da un mucchio di gente.



Freddo. You're welcome.


(via Internazionale)

14 novembre 2014

Mashup Definitivo Totale

Quindi.
Il Mashup definitivo che potrebbe generare onde d'urto di indignazione (stimabile in circa 57 Megatoni) tali da poter ridurre in cenere un territorio grande quanto tutto l'Europa, sarebbe:

Un Rom (cfr. Zincaro) che, da un furgone bianco con targa rumena, grazie all'aiuto di immigrati indebitamente retribuiti con ben 30 Euro al giorno, ruba un bambino e contemporaneamente lancia una sonda spaziale costata milioni per un inutile accometaggio, quando qui c'è la gente che non arriva alla fine del mese. E poi nella fase di lancio ne approfitta pure per lasciare le scie chimiche.


Intanto il nostro giornalismo fa sempre la sua porca figura. Compreso questo mirabile servizio del TG4.


Scienza, questa sconosciuta... Il TG4 e Rosetta di f702851680


12 novembre 2014

Spirografo On Line

http://nathanfriend.com/inspirograph/




28 minutes and 20 seconds

Separation will occur in space at 08:35 GMT / 09:35 CET, but it will take the radio signals from the transmitter on Rosetta 28 minutes and 20 seconds to reach Earth and be transferred to the Rosetta Mission Control Centre at ESA’s Space Operations Centre in Darmstadt, Germany.
http://blogs.esa.int/rosetta/2014/11/12/rosetta-and-philae-go-for-separation/


Per seguire l'evento:
http://rosetta.esa.int/
https://twitter.com/ESA_Rosetta
https://www.flickr.com/photos/europeanspaceagency/sets/72157638315605535/

11 novembre 2014

Le palline di merda.


Come sempre, il problema non è certo il personaggio. Che si fa portatore di una istanza che a quanto pare in questo momento rappresenterebbe addirittura circa il dieci per cento dei nostri concittadini con diritto di voto.
Certo, il tizio in questione, in passato, si è distinto per acume e sensibilità che hanno riportato alla memoria i fasti del nazionalsocialismo tedesco. Ma, come dicevo, lui è solo un piazzista. Il cucuzzolo della montagna (come cantava la nostra Rita). 
Fiuta la rabbia nell'aria e subito se ne fa portavoce. Un marchettaro, opportunista, che se non avesse scelto la politica come attività, avrebbe investito nei franchising di sigarette elettroniche.
Non è il primo, non è il peggiore, non sarà l'ultimo.

Però lasciatemi anche dire che difronte a questi personaggi, il vostro politically correct potrebbe ben figurare come turacciolo infilato a giusta guisa a serrare la via anale.
La democrazia è bella perché tutti possono esprimere la propria opinione. Certo. Ma è bella anche perché c'è chi ha difeso e difende questo diritto. Per tutti, anche per voi (citazione dotta di Riccardino)
E cosa accade allora quando arriva qualcuno che, approfittando di questo bellissimo dono della libertà di pensiero, ciarla di razzismo e xenofobia? (roba in palese antitesi con la libertà e la democrazia)
Personalmente? Credo che vada zittito. Anche in modo veemente.

Perché se la calunnia è un venticello, il fascismo è una bufera capace di spazzar via nell'attimo di un assopimento generale della ragione, democrazia e libertà. E non crediate che la natura umana non ne sia capace. Tutt'altro. Barattare la propria libertà, sottomettendosi ad un'autorità per scongiurare ataviche paure, pare sia lo sport in cui l'umanità riesca meglio.
(Alle falde del Vesuvio, ancora abbiamo lo scorno per come ci vendemmo al Cardinale Ruffo e ai suoi sanfedisti.)

Insomma. No, non puoi andare a fare professione di xenofobia in un campo Sinti o Rom a Bologna o a Roma e aspettarti applausi. Perché altrimenti sarebbe veramente preoccupante.
Invece hai trovato, come giusto che sia, un muro di persone non assopite che ti hanno ricordato cosa rappresenti e dove devi andare.
"O tutti, senza se e senza ma, condannano e rifiutano qualsiasi tipo di violenza, oppure io mi fermo".
Ha detto proprio così. Lui, vaneggiando di violenza.

No, non puoi parlare. Non puoi. Punto. 
Il relativismo in questo caso non funziona. Se le tue idee negano la libertà e l'uguaglianza, non hai la libertà di esprimerle. Semplice. 
"Oppure io mi fermo". Ecco, bravo. Fermati e rimani così.

Però, tornando all'introduzione, il personaggio è solo un megafono. Il cucuzzolo della montagna, si diceva. Un montagna di merda fumante. Montagna che però, guardata bene da vicino, è composta da tante piccole palline di merda.
Ecco. Il problema a mio avviso, sono queste piccole palline di merda. Palline che quotidianamente abbiamo attorno. In famiglia, in ufficio, al bar, sui treni, a scuola. Queste palline non perdono mai occasione per ribadire le loro idee contro i diversi attribuendo la causa di ogni loro sventura a quest'ultimi: neri, gay, rom, zingari, rumeni, albanesi, polacchi, ucraini, marocchini, cinesi, trans, lesbiche, meridionali, terroni e napoletani.
A queste palline di merda, grazie alla NOSTRA idea di libertà e democrazia, è permesso di esprimersi in libertà.
Ma, proprio per questo, alle tante palline di merda va fatta opera pedagogica ricordando loro non solo la propria morfologia e il tanfo pesante che si propaga dalla loro mente, ma anche che questa libertà per cui è permesso loro di esprimersi, è presidiata e difesa. E che da questo stato copro-antropomorfo è possibile guarire. Regalategli libri, fateli viaggiare, fateli incontrare con i "diversi".

Se ognuno di noi da oggi adottasse una pallina di merda facendole capire che il diverso non fa paura, che il maggior responsabile delle proprie sventure è la propria ignoranza, da una stima sommaria credo che nel giro di un anno la montagna di merda di cui sopra, comincerebbe a sgretolarsi e il tizio in cima al cucuzzolo magari finirebbe a tagliare la porchetta alla Sagra Del Fungo Porcino di Motta Visconti in compagnia di quest'altro fenomeno di sterco appallottolato.


8 novembre 2014

L'ha detto Report.

"In questa puntata di Report ci occuperemo di..."
Via. Si parte.
"Stammerda!"
"Ma chi?"
"Boh, ma se Report se ne sta occupando, è 'na merda sicuro!"
"Vabbè, ma prenditi la pillola epatoprotettiva e il maalox che poi stanotte non dormi..."

La messa laica officiata da Milena Gabanelli, sacerdotessa del rito di moralizzazione collettiva, in onda la domenica sera su RaiTre, ha inizio.
Verrebbe da chiedersi: ma il tema della puntata chi lo decide?
Se lo scopo di Report, manco tanto velato, è di farci indignare per aver un sussulto morale, sarebbe interessante capire come viene deciso, e da chi, da quale parte puntare la telecamera.
Metti che da domani tu cominci a stare sulla palle a Milena&Co. Cosa accade?
Accade una cosa tipo questa:

"Per quanto riguarda i ricarichi, si evince dai fatturati e dai costi della materia prima e di confezione che Moncler potrebbe produrre comunque in Italia, tanto più quando è entrato il fondo Carlyle, invece ha preferito chiudere i laboratori nel sud Italia." (fonte: ansa)

Ok. Tutto vero. Nessuno lo nega. Ma è una verità più ampia di una nazione in estrema difficoltà nel settore produttivo. Ma perché proprio Moncler? 
Perché fare le pulci, tanto da andarsi a vedere i fatturati, ad un soggetto privato (Moncler non è azienda pubblica).
Soggetto privato e, in quanto tale, in concorrenza (e il marchio Patagonia in questa cosa ci ha guadagnato tantissimo). Sappiano che non è l'unica azienda ad aver delocalizzato. E allora perché tanto zelo sulle piume d'oca?
E domani? Su quale azienda si scaglierà il Sacro Fuoco Giornalistico di Report? 

Come se domani la Gabanelli arrivasse a casa mia. Videocamera accesa di nascosto (cosa che fanno sempre e che a mio modesto parere è molto meschina) e cominciasse ad indagare su come io faccio la spesa, quali prodotti compro e mostrasse al mondo intero che io nel ragù domenicale ci metto la cotica di un povero maiale scuoiato.
"In questa puntata di Report ci occuperemo di un meridionale terrone barbuto, consumatore di suini che risparmia miseramente sul prezzo del burro comprando quello prodotto in Germania..."
"Stammerda!"

In Tomorrow's Land (di Andrea Paco Mariani e Nicola Zambelli. SMK Videofactory. Palestina, 2011. 84'), documentario sui territori occupati da Israele in Palestina, proiettato al Cineforum del Gridas, ad un certo punto i palestinesi capiscono come fronteggiare l'arroganza dei coloni ebrei che invadono, illegalmente, le loro terre con la protezione dell'esercito israeliano.
Una videocamera. Basta impugnare una videocamera e filmare.
E' un'arma. A tutti gli effetti. La videocamera oggi è forse la più potente arma nelle mani dei popoli. Un'arma capace di accendere e indirizzare la maggiore potenza dell'occidente: l'opinione pubblica.

Se la telecamera è un'arma, la video inchiesta di Report è la bomba a grappolo, nuovo Moloch idolatrato da telespettatori assetati di giustizia, al quale Dio va dato in sacrificio il proprio fegato la domenica sera. La cui narrazione, la costruzione dell'inchiesta sono decisi a tavolino dalla redazione di Report (4 gatti) diventando un'arma di distruzione di massa, capace di distruggere chiunque (chiedere ad Antonio Di Pietro per referenze).
E quindi torna la domanda. Chi decide gli obiettivi strategici di questa battaglia della domenica sera?
Chi gestisce questo enorme potere?
Report (merito suo, sicuramente) negli anni è stata capace di costruirsi una reputazione e di conseguenza un piccolo ma agguerrito esercito personale di indignati che il lunedì mattina sono pronti ad evangelizzare il prossimo sull'ultimo tema trattato da Gabanelli&Co.
"Ma chi te l'ha detto?"
"L'ha detto Report!"
"Ah."

p.s.
personalmente preferisco le videoinchieste fatte da Diego Bianchi e il suo Gazebo.


29 ottobre 2014

Mettere gettoni dentro gli iPhone.

Oggi molti lavoratori delle Acciaieria di Terni sono andati a Roma per chiedere alla ThyssenKrupp se potevano mettere i gettoni dentro gli iPhone.
La cosa è stata ritenuta poco "stay hungry stay foolish", e soprattutto poco Leopolda 5 Style, così la polizia ha deciso improvvisamente di mandare qualche operaio nel Cloud, utilizzando un'architettura MAAS (Manganello as a Service).
Ecco di seguito un'eloquente immagine del deploy in produzione.

Il Governo Renzi ha messo a punto un innovativo sistema di dialogo con gli operai. Si chiama "Stai manifestando per il tuo posto di lavoro? Fatti un selfie col celerino!". Ecco un esempio del nuovo e simpatico approccio al problema appositamente studiato da Angels Of Love Alfano.

Il Governo Renzi si era impegnato domenica 26 alla Leopolda a dare quanto prima una risposta sulla questione licenziamenti all'acciaieria ternana.
Oh! Velocissimi...


28 ottobre 2014

disindividuante

100 anni fa nasceva Jonas Salk. Grazie a lui e a Sabin (forse più a Sabin), oggi la poliomielite è un lontano ricordo.
Tanto lontano che qualche genitore newage oggi può addirittura decidere di non vaccinare i propri pargoletti. Grazie Jonas Salk.
Vorrei ringraziare anche il mio professore di statistica delle scuole superiori. Professor Simoni, sincero, all'epoca mi aveva smaterializzato i testicoli con la curva di Gauss e la deviazione standard. Oggi sarebbe stato fiero del suo allievo mentre spiegava ad una edotta platea questi concetti applicati ad un forecast.
Grazie a Susanna Camusso la cui immagine di lei che salta, canta e balla su una versione "Vandersfrosa" di Bella Ciao (che merda) su un palco a Piazza San Giovanni, mi perseguita da giorni. Susanna, tanto lo sappiamo io e te che poi finirai anche tu come un Gennaro Migliore qualsiasi. Non ci credi manco più tu. E' finita. Ma ce lo diremo noi, non certo un WallStreetJournal qualsiasi.
Una mattina mi son svegliato... e mi è venuto il panico guardando l'orologio. Che era ancora un'ora avanti. Fanculo.
Troppo avanti come MicroMega che ormai quando vai in edicola chiedi sottovoce "senta, scusi, è uscito l'ultimo numero?" e, in caso affermativo, prendi la copia e la occulti con circospezione in mezzo a LeOre.
La nuova frontiera dell'onanismo. Correre a casa, chiudersi in bagno e leggere su MicroMega la pornostar Valentina Nappi da Pompei citare Marx e Canetti (e non scrive manco male la ragazza!)
Ho cercato su Amazon una scramble suit, ma pare che siano state tutte acquistate per farle indossare ai partecipanti della Leopolda 5. Così io mi consolo con Arduino.

p.s.
Ehi, tu, lo so che mi leggi. Sarebbe carino ogni tanto, non dico sempre, lasciare un tuo commento qui sotto. E' molto semplice. Lascia perdere FB. Qui si sta molto meglio.

27 ottobre 2014

Fin dove riesci ad arrivare?

Lunedì mattina. Arriva il caro vecchio treno rosso della Circumvesuviana.
(ti amo, treno rosso vecchio, non ti tradirò mai per quella chiavica e supponente Metrostar. Solo tu.)
Il treno che prendo il lunedì mattina è come un aruspice per il prosieguo della settimana.
Metrostar: settimana merdosa. Treno rosso vecchio: settimana meno merdosa.
Salgo nella carrozza di coda. Quasi vuota. Posso scegliere anche il mio posto preferito. Direzione marcia, lato finestrino. Proprio un buon lunedì.
Faccio per appoggiare le natiche sul sedile e nella discesa guardo la ragazza che mi sta difronte. Fotografia istantanea, tempo di otturazione 1/8000 s.
Preview. Giovane ciardona con cappello di lana, sopracciglia a volo di gabbiano, occhiali da sole neri, unghie finte lunghissime, fianchi enormi da cui partono due mega würstel, inguainati in un orrenda calzamaglia (cfr. leggings) a scacchi con i quali subito ingaggio un mini torneo di scherma con le mie ginocchia.
Ha in mano un libro. 
Non riesco a leggerne bene il titolo. Posso intuire, però.
Da due anni a questa parte la casistica "Giovane donna in treno con libro e look vistoso all'ultima moda" mi restituisce sempre e solamente un unico titolo: "Cinquanta sfumature di grigio".
Sì. C'ho preso. E' proprio quello.
E. L. James in poco tempo ha clamorosamente scalzato i vari Volo, Tamaro, Saviano e Brown negli affollati vagoni che scivolano sui binari a scartamento ridotto della rinomata ferrovia vesuviana.
Mio dio. Mentre i miei occhi scorrono sulle righe del libro ad alto contenuto Nerd che stringo tra le mani, mi sale un dubbio. Atroce. Penso alla giovane ciardona qui davanti che nello stesso momento magari sta leggendo roba di questo tipo (il seguente testo è estratto dal libro della E. L. James) :
«Oh… piccola… è fantastico» mormora. Succhio più forte, facendo guizzare la lingua sulla punta della sua erezione colossale. Coprendomi i denti con le labbra, lo stringo nella morsa della mia bocca. Lui sibila e geme.  «Oddio… Fin dove riesci ad arrivare?» 
Capite? Una che legge un libro in cui è scritto "erezione colossale", può mai avere il diritto al voto?
A questo punto ritraggo sempre più le mie gambe. Scorgo movimenti dei fianchi della dirimpettaia che leggo inesorabilmente come contrazioni dei muscoli del suo basso ventre. Dove siamo?
Devo scendere? Manca poco. Meglio alzarsi, tanto ormai non riuscirei più a leggere.
Traumatizzato da questa mistica visione, chiedo permesso per districarmi in mezzo a questo groviglio di gambe e borse. La ciardona chiude il suo libro, apre la borsa, sfodera un mega smartphone.
Io in piedi sbircio sul mega display mentre la ciardona digita agilmente su whatsapp (nonostante gli artigli):
"Amo! ke bello qst libbro che mi ai regalato,,,"

Trans-Formers




Smettere di guardare

[...]
Un altro aggiunse: «Questo significa morire, non essere più capace di smettere di guardare ciò che ti sta di fronte. Una qualche maledetta cosa piazzata proprio davanti, senza poter far nulla né per scegliere altro né per cambiare oggetto. Potendo soltanto accettare quello che t'è stato messo di fronte.»
«Ti piacerebbe guardare fisso una lattina di birra per tutta l'eternità? Potrebbe anche non essere così brutto. Non ci sarebbe più nulla da temere.»
[...]

da "Un Oscuro Scrutare" di Philip K. Dick



25 ottobre 2014

De stercore scientes

Per gli storici del futuro. Che magari un giorno troveranno questo misero ammasso di bit e byte riuscendovi a leggerne il contenuto. La situazione è la seguente:

Anno 2014, Italia.
Un tifoso del Napoli viene ucciso, mentre va a vedersi una partita nella capitale, per mano di un tifoso della Roma (la partita non è contro la Roma ma contro la Fiorentina n.d.r.).
Qualche romano sui social network gioisce per la morte (e agonia) del tifoso napoletano e rende onore all'operato di chi lo ha ucciso.
Successivamente, un tifoso della Roma e suo figlio di otto anni, muoiono in un incidente stradale tornando a casa dopo aver visto una partita. Lo scooter su cui viaggiavano padre e figlio, viene falciato da un'auto guidata da un rumeno.
Qualche napoletano sui social network gioisce per la morte di padre e figlio e si congratula col rumeno.

Se riuscite a rileggere il paragrafo precedente senza avvertire il pesante tanfo di merda che emana, i casi sono due: o pippate cocaina e vi siete già fottuti il setto nasale o siete già assuefatti alla merda.
Potete anche prendere le distanze da queste cose. Dire io non centro con questi zotici subumani. Fare finta di nulla e tirare dritto.
Ma al netto di chi prende la decisione di fare vita eremitica, in questa merda ci stiamo tutti. Tutti.

E non è certo una questione di "voi romani" o "voi napoletani".
Chi comincia con questi giochetti fa parte del nobile casato dei Rimestatori di Merda. Arte nobile e antica, ci mancherebbe. Ma è noto a tutti che a rimestar' la merda prima o poi se ne diventa parte senza accorgersene.

Anche l'ignavia, signori miei, la nobile arte del vivere felici e del non avere cacamenti di cazzo, non vi salverà. Prima o poi la merda verrà a bussare alla vostra porta.
Ergo, mi pare abbastanza chiaro che qui c'è da spalare. Tutti insieme.
“Ognuno secondo le sue capacità, ognuno secondo le sue forze” volendo parafrasare ZioKarl.
Come? Non lo so.
Ma secondo me già prendere atto che c'è della merda da spalare, e farlo tutti, è un buon punto di partenza.
Ancora più importante, poi, è il non aggiungere altra merda a quella già in essere.

C'è questa metafora molto bella del grattacielo Jolly Hotel a Napoli. L'ha utilizzata Valeria Parrella nel suo romanzo "Lettera di dimissioni".
Questo palazzone alto 100 metri costruito durante la fine degli anni 50 a Napoli. Un orrendo e arrogante cumulo di cemento nel bel mezzo del cuore antico di Napoli.
Visibile in ogni belvedere a rovinare la magnifica e armoniosa veduta del più bel golfo del mondo.
Jolly Hotel come simbolo dei mostri che generano merda.
Ecco. L'unico posto in cui è possibile ammirare il golfo di Napoli senza vedere quel grattacielo, è proprio dal Jolly Hotel stesso.
Il pericolo di stare nella merda, insomma, è proprio quello di non vederla. Di non riconoscerla come tale. Di convincersi che tutto va bene.

p.s.
Gianni Morandi da Monghidoro (no, non lo sto citando per quella legenda metropolitana), ad esempio, a mio modesto parere, sta facendo un gran lavoro di spalatura sul suo profilo facebook. Paraculatelo quanto volete, ma il suo diario quotidiano esprime alcune cose di cui avrebbe bisogno oggi questo paese.


19 ottobre 2014

Crostata di Mele di Pinellus

Eh sì. Mi diletto anche in cucina. E considerando che molti mi hanno chiesto la ricetta di questo semplice, ma molto buono, dolce autunnale, eccovi serviti.

Ingredienti

Per la pasta frolla:
  • 500gr di Farina 00
  • 200gr di Zucchero (meglio se a velo)
  • 250gr di Burro (freddo!!)
  • 4 tuorli di uova
  • 1 bustina di vanillina
  • La scorza grattugiata di un limone
Per la crostata:
  • 4 Mele medie (meglio se riuscite a trovare le renette)
  • 150gr di Zucchero
  • 1 cucchiaio di Maraschino (o Strega o quello che vi pare, basta che vi piaccia)
  • Biscotti tipo OroSaiwa (ne servono tipo 6 o 7)
  • Cannella
  • Uvetta (se vi piace)
Preparazione pasta frolla:
Mettete in un mixer (se non lo avete che cazzo vi cimentate a fare??) la farina, il burro freddo, la bustina di vanillina e un pizzico di sale. Tagliate il burro a pezzettoni grossi. Accendete il mixer e lasciate che le lame facciano il loro dovere.
Il risultato sarà una cosa molto simile alla sabbia.
Adesso. Versate questa sabbia in un ciotolone (o su un piano di lavoro), unite lo zucchero e mischiate il tutto con un cucchiaio. Scavate un buco nel mezzo e metteteci i 4 tuorli d'uovo e la scorza di limone grattugiata.
Poi, aiutandovi con una forchetta o direttamente con le mani, amalgamate il tutto.
Attenzione. Non lavorate troppo l'impasto altrimenti il burro comincia a trasudare a va tutto a puttane.
Cercate di mettere tutto insieme. Lavoratelo leggermente.
Una volta ottenuto un panetto omogeneo e liscio, fermatevi. Avvolgete l'impasto così ottenuto nella pellicola trasparente e riponete nel frigo a riposo per almeno un paio d'ore.

Preparazione ripieno:
Sbucciate le mele (è la parte più rompi cojoni). Tagliatele a fettine non troppo fini in una ciotola capiente.
Aggiunte i 150gr di zucchero, la cannella (io ne metto abbastanza poca, anche qui, regolatevi in base ai vostri gusti), il cucchiaio di Maraschino (o quello che avete scelto), l'uvetta e lasciate macerare il tutto almeno un paio d'ore andando di tanto in tanto a rimestare (vedrete che le mele rilasceranno molto liquido).

La Crostata.
Prendete un ruoto dal diametro di circa 24 cm. Imburratelo e infarinatelo (se non lo fate bene, dopo bestemmierete in aramaico per cacciare la crostata dal ruoto).
Prendete la vostra pasta frolla dal frigo. Avrà la consistenza del porfido (potrete in questo frangente utilizzarlo come corpo contundente per percuotere il vostro coniuge). Ma non disperate. Lavoratela con il mattarello infarinato e vedrete che piano piano verrà a dama.
Stendete un sfoglia circolare con lo spessore di circa mezzo centimetro (il disco dovrà essere abbastanza più grande del vostro ruoto).
Prendete la sfoglia e adagiatela nel ruoto foderando i bordi. Aiutandovi con il mattarello, passandolo sul bordo del ruoto, eliminate la frolla in eccesso.
Adesso con una forchetta bucherellate il fondo della frolla. Poi ricoprite il fondo con gli OroSaiwa smaciullati (io li trito con le mie delicate manine).
Ok. Adesso sgocciolate le vostre mele (eliminate tutto il succo del fondo) e adagiate i pezzetti di mela e uva passa sul fondo.
Adesso con la pasta frolla che vi è rimasta, ritagliate delle strisce non tanto sottili, di quasi un centimetro e realizzate la classica trama a "grata" delle crostate.
Forno a 180°. Circa 40 minuti. In bocca al lupo.
Una volta raffreddata potete cospargerla di zucchero a velo.
Amatevi e siate sereni.


18 ottobre 2014

novecentonovantanove canali e tempi maturi

Siamo passati attraverso le inquisizioni, i roghi delle streghe, le rivoluzioni con ghigliottine, guerre, nazismo, fascismo.
Rendetevi conto che le donne in Italia hanno cominciato a votare nel 1946. E adesso a noi tutti ci pare impossibile impedire alle donne di partecipare alla vita politica della nostra res publica. Eppure, era così.
E che dire del Codice di Famiglia del 1865 nel quale veniva sancito che le donne non avevano il diritto di esercitare la tutela sui figli legittimi (sic!).
Passi da gigante, pensateci. Possiamo scegliere la nostra religione o rifiutarne una. Leggere un giornale tra tanti, un libro qualsiasi, guardare novecentonovantanove canali sul digitale terreste (un giorno vi racconterò di quando li ho visionati tutti). Ascoltiamo musica di ogni genere, opinioni di ogni sorta.
Tutte queste cose conquistate in secoli e secoli di lotte, di ricerca della felicità, vanno derubricate alla voce Libertà.

«io sono quando scelgo e, se non sono, non scelgo»
L'ha detto Karl Jasper, uno bravo, mica un Fabiovolo qualsiasi?
(sì, potete utilizzare questa citazione al primo appuntamento per fare colpo)
Poi possiamo discutere sulle sfumature ed effetti collaterali della libertà ai giorni nostri. Tipo Fabiovolo, appunto.
O sui rapporti di forza economici che limitano la nostra libertà. Roba marxista. Lasciamo perdere. Che poi perdiamo il filo del discorso.

Insomma. Siamo in grado, oggi, di ascoltare il nostro prossimo dichiarare di amare uno del suo stesso sesso senza farci il segno della croce. Siamo noi stessi liberi di scegliere di amare qualcuno del nostro stesso sesso.
Ci abbiamo impiegato tanto tempo, ma alla fine quasi (quasi) in tutti noi, è abbastanza radicata la convinzione che ognuno sia libero di esprimere la propria sessualità e di scegliere chi amare. Alla luce del sole, senza nascondersi. Senza temere di essere lapidato o bruciato sul rogo.
E' difficile crederci. Ma questa cosa è strettamente correlata ai novecentonovantanove canali del digitale terrestre.
Perché la libertà è una conseguenza del nostro pensiero. Del modo in cui questo pensiero si è formato.

"Pinellus! Che cosa banale e scontata hai scritto! Certo che è così"
Eh, no. Da noi, qui in Italia è sempre tutto più difficile. Sempre a causa degli indubbi benefici che abbiamo ad ospitare sul nostro territorio lo Stato Vaticano.
Mentre il resto dei paesi europei hanno ormai da tempo inserito nel loro ordinamento norme per il riconoscimento civile delle coppie gay, qui abbiamo ancora il dibattito aperto e persone che scendono in piazza per la tutela della famiglia "naturale" (manco fosse l'ultimo baluardo da salvare prima dell'inesorabile barbarie).
Ma per fortuna il "sentire" del popolo italiano è sempre un passo più avanti. Oggi il 70% dei cittadini è favorevole ai matrimoni gay.

I tempi sono maturi. Anche qui in Italia. Riconoscere pieni diritti civili alle coppie LGBT.
Oggi il Sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha trascritto i primi matrimoni gay contratti all'estero.
Un atto simbolico (verranno annullati). Ma un atto forte. Una rottura.
C'è una legge in Parlamento pronta per essere approvato su questa materia. Avanti. Cosa stiamo aspettando?
(ma voi siete a favore o contrari?)


13 ottobre 2014

illetterati

Vi chiedete mai il motivo e lo scopo della nostra esistenza?
Domanda complessa, eh? Tranquilli. Non dovete rispondere adesso. Ci torneremo dopo.
Siamo migliorati tanto. Se ci giriamo a guardare cosa eravamo settanta anni fa, facciamo fatica a credere che quelle persone potessero essere i nostri nonni o i nostri genitori.
Oggi siamo tutti più belli, sani, alti, mediamente ben vestiti e nettamente più ricchi. Dovremmo essere anche più istruiti e di conseguenza più liberi e felici.

No, non lo siamo. E per spiegarci il perché di questo strano fenomeno è stato coniato il termine "analfabetismo funzionale". Che in pratica significa che è vero che oggi rispetto a settanta anni fa sappiamo (quasi) tutti leggere, scrivere e far di conto, ma che quasi la metà di noi non sa come applicare queste capacità nella vita quotidiana.
In parole povere, la nostra scuola dell'obbligo è una chiavica, gli insegnanti sono incapaci e le differenze tra i ceti sociali restano inevitabilmente inchiavardate (per nascita) alle tre dimensioni weberiane della ricchezza, prestigio e potere.

Per chiarire il concetto, stiamo parlando di comprensione di un testo scritto, difficoltà nello scrivere frasi di senso compiuto e grammaticalmente corrette, in alcuni casi difetti di pronuncia.
E non possiamo non pensare che il grande disordine sotto il nostro cielo, disordine che in questi ultimi tempi s'è fatto più evidente, non sia in parte dovuto anche a questo (e se hai colto al volo l'ultimo periodo infarcito orridamente di negazioni logiche, sei messo meglio di tanti)

Insomma, siamo più belli, sani, alti, mediamente ben vestiti, nettamente più ricchi ma restiamo illetterati come (e forse peggio) di settanta anni fa. Con l'aggiunta di un analfabetismo emotivo, ignoranza dei (buoni) sentimenti e del senso di comunità.
Siamo capaci con estrema naturalezza di cojonare ed emarginare un nostro simile perché grasso o non conforme agli attuali standard di bellezza e mostrare poi estrema commozione davanti ad un cucciolo di animale.
Relativisti e clementi con noi stessi e i nostri cari. Assoluti e severi nel giudicare l'operato altrui.

Ho sempre odiato quelli che prima era meglio. No, non lo era.
Ma credo che l'orrore della guerra è stato maestro eccezionale. Chi è passato per quella scuola, porta con se un intimo senso dell'essenziale associato alla consapevolezza che la partecipazione e la solidarietà sono le fondamenta del nostro vivere insieme.

Diversamente, pensateci, ci resta veramente ben poco.
E diventa, soprattutto, estremamente difficile dare un risposta alla domanda riportata nella prima riga di questo post che, anch'esso, è abbastanza confuso.
(ma voi una risposta alla prima domanda, ce l'avete?)