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15 febbraio 2015

Storia di un Carnevale

Un mese di laboratori. Franco, Rosario, Patrizia, Gaetano, Aldo, Enzino, Mario. Cartapesta, colla, pittura, spugna. Franco che per costruire la barca porta delle canne fluviali da Tufo. Sul tetto della sua auto. I nuovi acquisti, Sergio e Bruno. Ogni tanto un'affacciata di Titina, di Vittorio "Vittò, cosa vuole Scampia?" "Tutto!". Enzo e i suoi brindisi. Martina e Giovanna presenti anche se lontane. Le sagome di cartone raffiguranti i bambini del mondo. "Ma l'hai fatto il bimbo curdo?" "E com'è fatto un bimbo curdo?". Le casacche del Gridas per i bambini. Mirella supervisiona e dà consigli.
Pian piano le idee prendono forma. Si colorano, Convincono. "Ma questo colore dello scafo?" "Mo lo rifacciamo". Si consolidano tutte le pedane con le ruote. E si mangia insieme, ci si racconta, si discute.
Si avvicina il gran giorno. Arriva Francesco detto "Ciccio" da Noto. Sicilia. Per raccontarci con la sua telecamera. Arrivano i murgheri da Roma. Daniele e Giacomo. Monica e Gianluca che hanno ospitato a casa loro mezzo mondo.
E Alessandra che dorme nel suo carrozzino in mezzo al salone del laboratorio, tra il vociare e il trambusto dell'ultima sera. "C'è altro da fare?" "Oh, domani piove, lo dice il telefonino".
La mattina fuori al Gridas. Domenica. Si preparano i carri. La barca viene montata sul carrello. Esce anche San Ghetto. Il Monte Rosa sonnecchia ancora. Al primo piano del Gridas ci sono tutti i murgheri al trucco e parrucco. Gaetano si fa vedere nonostante l'influenza. Gennaro l'operaio mi racconta di "Musica libera tutti" e dei ragazzi che sotto i portici, difronte al Gridas, stanno improvvisando un bellissimo concerto di musica classica. Caterina, Nicoletta e Michele con le casacche rosse del Gridas. Mi emoziono. Siete belli.
Arrivano Silvana e Rosario, i gemellati di Materdei. Il tempo è bigio, arrivano folate di aria fredda che non promettono nulla di buono. "Si parte precisi alle 10:30!". I tamburi delle murghe cominciano a scaldarsi. Tutte le maschere sono allineate, pronte per essere indossate. Daniele mi abbraccia "Fratemo!". Vedo Daniela con un pancione enorme e nonostante ciò non vuole mancare al corteo. Marco sempre sorridente. Biagio e Barbara, anche loro nuovamente in dolce attesa "Oh, ragazzi, fermatevi! Quanti diventiamo?". Mi giro e mi trovo davanti Claudia e Tiziano con i miei nipotoni. Michele intanto ha preso il suo sax e comincia a intonare qualcosa. L'auto di Franco è stata trasformata in macchina da festa con due grossi altoparlanti sul tetto. C'è Chiara del Mammut che colora i visi di grandi e piccini. "Ma un poco di caffé?".
Intanto accanto a San Ghetto intravediamo uno mascherato uguale uguale uguale a Luigi De Magistris. Ah, ma è proprio il Sindaco! San Ghetto, pensaci tu.
Spuntano anche Luca e Paola. Ci sono le casacche del Gridas anche per Vito e Pietro.
Mi aggiro tra la folla. Adesso siamo tantissimi. Di sfuggita saluto Mister Piccolo. Ecco Genny Sociale, mi parla del carnevale che hanno organizzato a Gianturco per martedì. Mario mi fa vedere lo sportellino dove ha messo le scorte d'acqua.
Franco inizia a smaniare. Dobbiamo partire. E' tardi. Martina dà l'ultima razione di tetta alla piccola Alessandra. Giovanna è già Luna. Ed ecco anche Rigoberta. Mirella con la grancassa reclama attenzione. Gianni scandisce i nomi di tutte le associazioni e scuole presenti. Tantissime.
Si parte. "E la Gru? Chi la porta?". Eccomi. Sul percorso tanti sorrisi e tanti saluti. Saverio che mi vuole dare il cambio per spingere la Gru; Massimo che mi sfotte perché faccio foto con lo smartphone "Vengono mosse!"; Ciro che mi avvolge nel suo abbraccio; Carlo con cui parliamo delle trappole del PD. Alessandra che dorme nel suo carrozzino mentre tutt'attorno è un continuo di tamburi e fischietti. Siamo tanti, tantissimi. Sorridenti. Felici. Soprattutto asciutti. San Ghetto ha intercesso per non far piovere. 
E' vero. Non c'è nessun Genny Savastano o Ciro Di Marzio. Non ci sono bicchieri di piscio o sparatorie a tutto spiano. Nessuna cocaina o inseguimenti. E quindi a molti potrà risultare noioso.
Mi dispiace, ma Scampia è altro. 
E per le strade di Scampia, oggi, c'è solo colore, calore, ritmo, musica, risate, bambini di tutte le età. C'è la gioia di stare insieme e di condividere. Ci sono persone vere, storie bellissime da raccontare.
Fatevene una ragione. Il male non abita in un quartiere. Il sole illumina tutti.
E a dar retta alle previsioni meteo, specie quelle dei telefonini, si rischia di restare chiusi in casa.

Update:
Un foto racconto personale lo potete trovare qui.
Lo stream su Instagram qui.


11 giugno 2014

La vagina di Gomorra


E così grazie ai potenti mezzi di TNT Village - Scambio Etico, ho seguito (anche se in differita di qualche giorno) la serie TV Gomorra andata in onda su un canale a pagamento di Sky.
Bella. Complimenti. Complimenti specialmente agli attori.
E stasera, che stanno andando in onda le ultime due puntate, io intanto butto giù qualche riflessione.

Napoli non è tutta così
È il refrain ripetuto più volte in questi mesi di messa in onda della serie. Specie da chi a Napoli ci vive.
Una frase stupida. Una reazione isterica, simile a quella di chi sentendo un improvviso olezzo in una stanza affollata, si agita per far sapere a tutti che lui con quella scureggia non centra nulla.
Ancor peggio, poi, tappezzare la città con manifesti idioti pur di avere i propri quindici minuti di notorietà.
Napoli è "anche" quello che abbiamo visto nella serie TV Gomorra.
Ed è tutto vero. Anzi, in alcuni casi è anche vagamente stemperato. Non nascondiamoci dietro il dito.

Tutto è Gomorra
Francamente a me questa parola, Gomorra, ha cordialmente rotto i cojoni. È diventata ormai un parola usata per lo più a sproposito. E non significa più nulla. Perché tutti le hanno dato un significato diverso. La terra di Gomorra, Non solo Gomorra, Qui dove regna Gomorra, Diventa Sindaco di Gomorra.
Vi prego, basta. Propongo una moratoria. E ad ogni uso della parola Gomorra, i giornalisti dovranno versare un euro in un fondo comune per la riqualificazione della Villa Comunale di Scampia.
(secondo i miei calcoli in un paio di mesi avremo una Villa nuova di zecca)

Il Monolite Nero
Seguendo la serie mi son reso conto che manca qualcosa. Manca l'humus, la Genesi.
'O Sistema (per i meno avvezzi, la Camorra) non è piombato a Napoli come il monolite nero di 2001 Odissea nello spazio.
Le persone raccontate, i vari boss, killer, spacciatori non sono UGM (Umani Geneticamente Modificati), non c'è alcuna mutazione antropomorfa (se escludiamo quella cialtronata della trasformazione di Genny Savastano, ma ne parliamo dopo).
Eppure la narrazione ce li presenta già come bestie senza scrupoli.
Nativi criminali. No, non è così.
C'è un ambiente sociale, storico, culturale, edilizio che ha fatto da terreno fertile per questo mondo parallelo.
Mondo parallelo che non è una scelta ma è la conseguenza di disoccupazione, degrado, arretratezza culturale figlia di una enorme dispersione scolastica.
Nella serie TV tutto questo manca.

Una serie TV girata bene
Ogni volta che qualcuno dice questa frase ("Però è una serie TV girata proprio bene") da qualche parte nel mondo un cucciolo di foca viene utilizzato come manicotto.
Chi pronuncia questa frase sicuramente avrà come metro di giudizio quelle insulse produzioni chiamate "film per la tv" che regolarmente mandano in onda sui canali Rai per compiacere il Partito o il politico di turno.
Dove attrici e attori da unità cinofile cercano riscatto di una vita mediocre.
Ebbene. Vi comunico che anche il filmino che ho girato per il primo compleanno di mia figlia è un capolavoro se confrontato con questa robaccia della TV di Stato.
La serie TV Gomorra è un buon prodotto. Nella norma. Non esageriamo.

Sottotitoli in italiano
La scritta che campeggia in alto a sinistra sullo schermo ad ogni inizio puntata ("sottotitoli in italiano") mi ha fatto sorridere.
In effetti quasi tutti i dialoghi della serie sono in dialetto. In alcuni casi anche abbastanza stretto. E immaginare un polentone che guarda la serie con i sottotitoli mi ha fatto sorridere ancora di più.
Specie pensare ai sottotitoli per frasi tipo "Famm' 'nu bucchin'" o "Me' cacat' 'o cazz".
Però. Però una tirata d'orecchie a Saviano&Soci va fatta.

"Io di Casavatore me ne sbatto le palle". La scritta che Genny "BamboccioneMode" Savastano lascia sul muro della piazza di Casavatore (ma poi perché Casavatore??) dopo una notte turbolenta in discoteca.
Credibilità zero. 
Caro Roberto Saviano, onestamente. Ti risulta che nella periferia di Napoli i ragazzi usino il termine "me ne sbatto le palle"?
E vogliamo parlare di alcuni dialoghi in cui abbiamo dovuto sentire cose come amm' FINIT', fall' ENTRA'.
Rimandati.

Donna Imma, Steiner e Montessori
Dopo questa serie TV, migliaia di mamme italiane saranno alla ricerca di scuole con metodo Donna Imma.
Metodo che consiste nel prendere tuo figlio bamboccione (sottotitolo per 'nu cazz' chino d'acqua), mandarlo in Honduras per narcotraffico, fargli uccidere a colpi di machete un uomo qualsiasi per poi vedertelo ritornare a casa magro, con i capelli alla Hamsik, sguardo da tossico e con aspirazioni da leader.
Il sogno di tutte le mamme moderne. Un figlio vincente che però resta a casa.
La nuova frontiera della pedagogia moderna. Uno dei punti più bassi della sceneggiatura. Senza dubbio.

Perché anche una serie TV su Gomorra?
Secondo Roberto Saviano, la serie TV Gomorra serve a conoscere il male per poter poi scegliere il bene. 
Se non conosciamo la storia di chi compie atti atroci, se non conosciamo la storia di chi sceglie il male, come possiamo conoscere il bene? Come possiamo scegliere il bene?
(fonte)
La questione, IMHO, è che una serie TV (per carità, fatta bene, recitata bene, venduta bene) non aggiunge nulla a quanto scritto da Saviano nel suo libro né tanto meno me la puoi passare come operazione pedagogica o come atto civile di denuncia contrapposto all'omertà.
Stasera si conclude la (prima?) serie e non credo che da domani saremo tutti più consapevoli e civili grazie a questa serie TV. O il sapere che se entri nel Sistema potresti incorrere nel rischio di bere un bicchiere di piscio del Boss, scoraggerà qualcuno dal farlo?
Caro Roberto, e qui vorrei incalzarti, decidiamoci. Delle due, l'una.
O crediamo nella Forza della Parola, come tu stesso hai più volte ribadito, e quindi il tuo libro Gomorra basta e avanza, oppure le parole non sono sufficienti e c'è bisogno di immagini forti a corredo.
Io credo, e sia chiaro non giudico e non ci trovo nulla di male, che questa serie TV sia una buona operazione commerciale  per sfruttare l'enorme successo del tuo libro. (come già ho scritto qui).

La vagina di Deborah de Robertis
«Se si astrae dal contesto, si potrebbe ridurre questo gesto a un atto esibizionista - ha dichiarato l'artista -
Ma quello che ho fatto non è un atto impulsivo, è un gesto meditato. Mostrando la mia vagina davanti a questo quadro, in questa sala, in questo museo, ho creato una nuova opera artistica»


Deborah de Robertis il 29 Maggio 2014 entra nella stanza 20 del Musée d’Orsay’s, dove è esposto il quadro "L'origine del mondo", si siede a terra, allarga le gambe e dà vita alla sua personale interpretazione del famoso quadro alle sue spalle.
Ma cosa centra questa cosa con la serie TV Gomorra?
Vi spiego.

Guardando la serie, ho notato questa cura nei particolari più macabri, quasi una pornografia del fenomeno criminalità organizzata a Napoli. La volontà, la necessità di stupire e catturare l'attenzione del telespettatore con immagini forti, dialoghi asciutti, cattiveria pura. Il male raccontato in modo disinvolto, esibizionista per solleticare ed eccitare l'esigente palato del telespettatore assuefatto alle serie HBO che paga per poter assistere a due ore di angoscia ma comodamente sprofondato nella poltrona di casa.

Il libro Gomorra di Roberto Saviano sta al quadro "L'origine del mondo" così come la serie TV Gomorra sta alla vagina allargata con le dita di Deborah de Robertis.

Io guardando Deborah de Robertis, e sarà sicuramente un mio limite, ci vedo solo una ragazza seduta a terra con la vagina in bella mostra con alle spalle un quadro capolavoro.
E sarà sicuramente un ulteriore mio limite il considerare la serie TV Gomorra un buon prodotto, un esercizio di stile, con alle spalle un grande libro, ma con le gambe larghe e la vagina allargata.

Mi farebbe piacere avere vostri commenti in merito.

3 giugno 2014

Roberto Seriale

Saviano spende il suo nome e il suo (seguitissimo) account di Twitter per pubblicizzare la serie TV Gomorra.
File Under: Tutto fa brodo.

23 maggio 2014

Ghetti 2.0

[...] Ad oggi il progetto approvato rimane un insediamento monoetinco di case, con alcuni orpelli di architettura “sociale” e bioedilizia, una sorta di nuovo campo rom 2.0. Un progetto non in linea con la strategia nazionale d’inclusione per rom e sinti e camminati del 2012 e quindi con le indicazioni Ue che chiaramente nel suo asse d’intervento sull’abitare n. 4 chiede il superamento di grandi insediamento mono-etnici. 75 alloggi non sono certo un piccolo insediamento. Eppure in questi ultimi due anni l’amministrazione ha avuto modo di riflettere: con il progetto STAR (Strategy to adovcate Roma intagration in Italy, finanziato da Open Society Foundation) ha sperimentato il lavoro di un gruppo di ricerca interno al Comune di Napoli, composto da referenti dei diversi assessorati coadiuvati da ricercatori esterni, per identificare strumenti e metodologie atte ad affrontare in modo consapevole e adeguato le problematiche e le possibilità relative alla “questione rom”, in chiave interdisciplinare e non emergenziale. La ricerca ha mostrato con evidenza che gli insediamenti mono-etnici non sono la soluzione ai problemi di autonomia e di integrazione della comunità rom, anzi al contrario ne sono una causa. [...]
Vi segnalo sulla rivista culturale Gli Asini, l'articolo molto interessante di Marco Marino che da anni lavora con Chi Rom e Chi No all'integrazione dei bambini del Campo Rom di Via Cupa Perillo a Napoli.

9 maggio 2014

Song'e Napule: ManettiBros vs Gomorra

Festa del cinema, biglietti a tre euro. Massì. Moglie! Figlie! Si va al cinema!
"A vedere cosa?".
"Uhm, vediamo...".
Scartando GodzilloniUominiRagnoMarvelloni, evitando accuratamente l'ennesimo film in CGI, scartando a priori commedie cinepanettose italiote, resta veramente ben poco.

Tra questo ben poco mi è saltato all'occhio l'ultimo film dei ManettiBros. Girato a Napoli. "Song' e Napule".
Avevo anche letto una recensione non proprio benevola su NapoliMonitor.
Sono curioso. Andiamo. Vada per i ManettiBros.
Sala semi deserta. Soliti venti minuti di pubblicità. Via!

Non vi sto a raccontare tutta la trama. In rete troverete ampia documentazione al riguardo.
L'idea però è carina. Fermo restando che parliamo di un film che non ha alcuna pretesa pedagogica o documentarista. E' un film.
Un poliziesco in stile anni 70 ambientato però nella Napoli odierna.
C'è subito empatia con il protagonista, giovane napoletano frustrato dai tanti problemi e mal funzionamenti della città (tra cui il fallimento della raccolta differenziata nel suo condominio) che sogna un posto di lavoro per affrancarsi dai genitori. C'è il cantante neomelodico (tale Lollo Love, interpretato da un bravissimo Giampaolo Morelli). C'è il Boss spietato della Camorra e il classico Commissario duro e determinato (stile Commissario Betti) che gli da la caccia. E poi c'è il classico matrimonio napoletano (in stile Boss delle Cerimonie) con tanto di sposa "ciardona" strizzata in un improbabile abito nuziale.

Insomma. Il film è pensato bene e con scene a tratti esilaranti.
Le due ore (sic!) del film passano con leggerezza e il lieto fine ci riporta alla dimensione della classica commedia italiana con richiami alla sceneggiata Mariomeroliana.
Bravi i ManettiBros per essere riusciti (loro che sono romani) a cogliere molte sfumature della napoletanità e per aver messo insieme un cast di buon livello e credibile nei rispettivi ruoli.
E soprattutto un plauso per non aver portato sullo schermo, neanche per sbaglio, le Vele di Scampia.
(ogni riferimento a fiction satellitari o a scrittori pelati, è puramente casuale)

25 novembre 2013

Mirella


[...] Allora quali sono le vie d'uscita? "Il fare cose coinvolgenti che fanno appassionare. La vera sfida è fare innamorare le persone a un progetto comune, perché spesso in queste zone si innamorano delle droghe. Uno dei grandi mali di questo quartiere, ma in genere dell'umanità, è l'individualismo: il pensare che una volta risolti i propri problemi stiamo apposto e del resto non ci frega nulla e chi non ci riesce è scemo [...]
il resto dell'intervista la trovate qui. (grazie a Daniele Sanzone degli 'A67)

6 ottobre 2013

Proud of U


Questo Blog e il suo tenutario sono particolarmente orgogliosi dei ragazzi della Marotta&Cafiero.
Leggetevi questo bell'articolo uscito sul Corriere.it:
http://buonenotizie.corriere.it/2013/10/02/gli-donano-una-casa-editrice-e-la-fa-risorgere-a-scampia/

Inoltre vi segnalo che è nata anche la Marotta&Cafiero Recorder. Solo belle cose.

(bravi Rosario e Lena, proud of u!)

6 febbraio 2013

...e Scampia ne fa 31!

Domenica 10 Febbraio 2013, partenza ore 10:30 dalla sede del Gridas. Io ci sarò.

15 gennaio 2013

Le viti spanate


Alla fine tutta la polemica sulla fiction Gomorra2, ha prodotto la semplicistica ed eterna lotta tra Guelfi e Ghibellini con Roberto Saviano nel ruolo di San Sebastiano (bersaglio e martire).
Pare proprio che la gente non sappia andare oltre la partita a scacchi. O sei bianco o sei nero.
"Scampia-moci da Saviano" è uno slogan idiota, capzioso e maldestro (mal d'estro!) che sposta il problema sulla persona di Roberto Saviano. Qualcuno sperava, grazie alle critiche piovute da molte parti sullo scrittore autore di Gomorra, di poter aggregare il dissenso e creare un movimento anti-Saviano.
Niente di più sbagliato. Capiamoci.

Le critiche di questi giorni sollevate da molte associazioni che lavorano nel quartiere, esprimono esclusivamente pesanti perplessità su una fiction televisiva avente per oggetto la camorra, dal nome Gomorra (ancora) e girata nei luoghi diventati simbolo di questo problema. Punto!
Il rapporto con Roberto Saviano resta di stima e di dialogo, partendo sempre dal presupposto che non necessariamente tutte le cose fatte/dette/scritte da Saviano siano verità infusa.

Chi cercasse di portare acqua al proprio mulino, approfittando della polemica, sprecherebbe energie.
Così come al genio che ha partorito questo slogan anti-Saviano vorrei ricordare che la troppa intelligenza utilizzata per cose inutili, produce solo viti spanate.

7 gennaio 2013

Gomorra, non si butta via niente.

Caro Roberto,
sempre tanta stima e rispetto (puoi anche muoverti cit.), ma questa storia della serie TV, francamente, non l'ho capita. Non ho capito l'utilità e non ho capito perché gridi alla censura se il presidente della municipalità di Scampia ha vietato l'autorizzazione alle riprese.

Il tuo bellissimo libro, Gomorra, all'epoca ha avuto un impatto dirompente. E' stato un capatone assestato in pieno viso a tutti quelli che erano fermi alla Camorra di Cutolo, quella del "O-Malacarne-è-'nu-guapp-'e-cartone".
Hai raccontato, con dirompente capacità narrativa e analitica precisione, quello che adesso viene chiamato "Sistema"; spiegato che in Campania c'è un potere fortissimo, pericoloso e senza scrupoli.
La cosa che più ho apprezzato del tuo racconto è che sei partito da Scampia-Napoli-Campania, per dimostrare a chiare lettere che il fenomeno è internazionale. Tu stesso hai seguito le tracce fino ad arrivare in Scozia.
Dopo il libro c'è stato un film. Matteo Garrone e la sua troupe hanno portato le loro telecamere in giro per Scampia e per il casertano ricostruendo spaccati di quotidiana vita violenta nella terra campana. Un successone. Poi c'è stato il teatro. Altro successo.
Gomorra è diventato sinonimo di Camorra. E' diventato sinonimo di Scampia. E' diventato sinonimo di Male Assoluto.
Gomorra è diventato brand, buzzword, variabile metasintattica.
E' la parolina magica che ti da diritto alla medaglia sul campo.
"Siamo in collegamento da Scampia, la terra di Gomorra", "Non c'è solo Gomorra qui a Scampia".
Questi di solito gli incipit di tutti i giornalisti che ogni tanto vengono a Scampia (magari vestiti con tute mimetiche) con alle spalle le vele ben visibili e quell'espressione da reporter d'assalto che manco in Kazakistan.
Gomorra adesso è diventata addirittura una serie TV. Perché no. La trafila è identica a quella di "Romanzo Criminale": Libro-Film-SerieTV. Ha già funzionato, funzionerà ancora. Gomorra è diventato 'nu puorc'. Non si butta via niente.
Per fortuna non è una serie per bambini, altrimenti ci saremmo ritrovati zainetti, diari, quaderni di Gomorra e, perché no, le riproduzioni in miniatura di Ciruzzo 'o Milionario, Cicciotto 'e Mezzanotte e Sandokan. "Papà mi compri 'nu sciossionist'?" "'A papà, ce steven' sulament' 'e girat'".

Mo dico io, caro Roberto. Ma veramente questa serie TV era necessaria? Cos'altro bisogno ancora raccontare? Cos'altro c'è ancora da denunciare, narrare che non stia già nella cronaca quotidiana?
Perché ti indigni se, alla notizia dell'inizio delle riprese, molti abitanti di Scampia hanno vivamente protestato all'idea di essere nuovamente oggetto di curiosità nazionale, tipo Zoo?
(memori anche dell'ultimo fallimentare arrembaggio mediatico con #occupyScampia)
Ancora il loro quartiere portato agli onori nazionali in qualità di novello Averno.
Chi abita oggi quel quartiere porta un marchio. "Tu dove abiti?" "A Scampia". E le facce cambiano immediatamente. E' così.

«Non siamo contro nessuno ma la camorra va decontestualizzata dai luoghi e contestualizzata nei ragionamenti. Il racconto non deve legarsi a un posto specifico, perché oltre alla solita immagine negativa del quartiere il rischio è quello di ridurre anche la portata del problema che ormai non conosce più confini»
Queste parole sono di Mirella Pignataro del Gridas, io le rileggerei almeno 10 volte prima di gridare alla censura.
Pensaci.

4 dicembre 2012

In buona Kumpania

Succede a Scampia. Giuro.
No, non sul Lungo Mare Liberato! Non succede mai nulla su quella pista di atterraggio!
Succede a Scampia. Sì, proprio lì. Ed è una cosa bella.
Donne del campo Rom di via Cupa Perillo e donne napoletane del quartiere che si incontrano. E sapete cosa fanno? Cucinano!
Insieme! Perché le differenze in cucina son ricchezza e dove c'è gusto non c'è perdenza.
E poi accade che quest'idea diventa un lavoro. E poi diventa un'impresa.
Succede che adesso esiste La Kumpania, un progetto di impresa gastronomica internazionale. Rom e italiana. Servizi di Catering, banqueting, rinfreschi e meeting
Le cape toste degli amici di "chi rom e...chi no" che hanno permesso a questo piccolo sogno di avverarsi.
Nonostante un coperchio sulle loro teste impedisca di spiccare il grande salto.
Ma sono sicuro che la voglia, l'entusiasmo sono talmente forti, che anche questi ostacoli salteranno via.
Perché è tutta volontà dal basso. Ed è tutto calore, emancipazione, liberazione, integrazione.
Guarda tu cosa ti combina la cucina. Altro che la Parodi!

Lasciate perdere quella pista di atterraggio, le cose belle accadono altrove.
Accadono a Scampia.

1 settembre 2012

Non chiamatela più Gomorra

I quartieri a luci rosse ci sono già, questa è la notizia da dare al sindaco. Sono quelle periferie che lui e gli altri governanti non conoscono: rosse come il sangue che scorre tra droga e morti ammazzati, rosso come lo stipendio a fine mese, rossi come i dati su disoccupazione ed evasione scolastica, rossa come una Crisi che sta piegando il Paese. E, per favore, non chiamatela più Gomorra come se fosse ancora una fiction.
Bell'articolo su FanPage di Giuseppe Manzo su Scampia e la nuova faida.

29 agosto 2012

Riaccendete un poco i riflettori?

Buonasera,
scusate se disturbiamo. Siamo abitanti del quartiere Scampia. Eh, sì quello con le Vele, la droga, la camorra e tutto quanto.
Vedete, da qualche mese si è intensificata l'attività criminale nel quartiere ed è successo che per l'ennesima faida tra clan, per terra son rimasti già in sei.
Ora, sempre senza dare disturbo, sulla scorta dell'esperienza dell'ultima faida tra i Di Lauro e gli Scissionisti, noi vorremmo dare un piccolo suggerimento.
Dovete sapere che nel 2004, quando arrivammo a quasi un morto al giorno, arrivarono a Scampia anche le televisioni dalla Scandinavia e dal Giappone.
Improvvisamente per le strade del rione si riversarono centinaia di poliziotti e carabinieri, blindati e armati che se qualcuno fosse arrivato senza sapere nulla, avrebbe potuto pensare ad un colpo di stato.
Le televisioni di tutto il mondo fecero così vedere che a Scampia lo Stato era presente.
Peccato che pochi minuti dopo la partenza delle troupe giornalistiche, se ne andarono anche i figuranti dello Stato.



19 febbraio 2012

2 o 3 al mese

Siamo arrivati a 30.
30 anni di Carnevale del Gridas ormai una tradizione radicata nel quartiere di Scampia, Napoli.
Stamattina alla parata eravamo tanti, più degli altri anni con una particolarità: quest'anno c'erano tante persone proprio di Scampia a camminare lungo le strade del quartiere insieme a tutte le associazioni e persone che ogni anno da tutta l'Italia si aggregano al Gridas.
Bella giornata, nonostante la pioggia a metà del corteo.
A fine giornata la testimonianza più bella ce l'ha regalata il proprietario del bar difronte al Gridas che mentre ci preparava i meritati caffè del dopo corteo ha dichiarato:
Sentite, ma non possiamo fare qualcosa per fare questo corteo 2 o 3 volte al mese? Stamattina questo quartiere sembrava Via Caracciolo per quante persone sono arrivate da fuori per passeggiare.
Il barista (al quale ovviamente luccicavano gli occhi per il giro di affari di oggi) ha confermato il mio pensiero. La gente di Scampia (la maggioranza onesta e silenziosa) chiede tanta tanta normalità e rigetta l'immagine trasmessa dai media di ghetto ed enclave di camorristi.
Stamattina il quartiere ha dimostrato che è vivo, senza coprifuochi e che i mostri si creano quando le coscienze si assopiscono (e non c'è partecipazione).