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9 dicembre 2018

L'essenziale

Piede sinistro, poi piede destro. La mezza luna rotea verso sinistra. La tacca si ferma. Ridiscendo e poi risalgo. Confermato, ho perso un altro chilo. La bilancia conferma quello che vedo già allo specchio. Sto mangiando di meno. Sto mangiando meglio. Soprattutto mangio poco la sera.

L'inizio è stato anche abbastanza casuale. La Bionda che fa i compiti, scienze. Mi dice che sta studiando l'indice di massa corporea. Papà, lo vuoi fare? Certo. Altezza, peso, età. L'imbarazzo di risultare "al limite dell'obesità". Porca miseria, in effetti non è proprio un periodo di forma, ma leggere "obesità" mi ha allarmato. Da lì è partita la mia alimentazione all'insegna dell'essenziale. E devo ammettere di sentirmi anche molto meglio, nonostante il Censis nel suo rapporto annuale, ci abbia dipinti come un paese di sfigati e falliti.
Pressure pushing down on me
Pressing down on you no man ask for
Under pressure
That burns a building down
Splits a family in two
Puts people on streets
Che poi mica ci voleva il Censis per capirlo. Basta guardarci, vecchi, impauriti, disillusi e cinici. Mi capita spesso ultimamente di discutere con persone dichiaratamente cattoliche su temi quali l'uguaglianza, solidarietà e carità. Io che sono ateo ormai sembro il nuovo San Tommaso d'Aquino al cospetto del mio interlocutore cattolico che ha difficoltà nel contenere la bava dalla bocca quando si parla dei "marocchini" (variabile metasintattica che al Sud vale come identificativo univoco per tutte le genti che vengono dal continente africano).

Eppure io sono convinto che le nuove generazioni sono diverse, che il problema siamo noi, cioè il cordolo dei nati tra il 1970 e il 1990. Quelli che hanno visto passare davanti agli occhi il carrello con l'arrosto, hanno aspettato il turno, ma quando è toccato a loro il vassoio conteneva un poco di olio e un pisellino spiaccicato. Questa cosa in effetti può generare ampie rotazioni di palle.

Le nuove generazioni invece di quel vassoio non sapranno manco l'esistenza e questo mi induce a credere che questo periodo di merda in cui sto assistendo a cose veramente surreali sul piano politico ed umano, non è altro che il finale di un periodo, lungo e straordinario, iniziato a metà secolo scorso e ormai giunto al capolinea. L'essenziale, quello che ci porteremo dietro da questi tempi, è solo l'amore.
Cause love’s such an old fashioned word
And love dares you to care
for the people
on the edge of the night
And love dares to change
our way of caring about ourselves
This is our last dance
This is our last dance
This is ourselves
Under Pressure
Under Pressure
Pressure
Sì, sono andato a vedere il film Bohemian Rhapsody, mi è piaciuto e mi sono commosso. E anche perché quando cantavano i Queen io ero giovane, comunista e del carrello con l'arrosto non mi è mai fregato, stupidamente. O forse è la mia vera forza.

(il testo citato è "Under Pressure" dei Queen)




21 luglio 2017

In attesa che si verifichi un Accadimento straordinario


Quelli erano quattro giorni di pioggia a Napoli. Li raccontò in modo superbo Nicola "Nick" Pugliese.
La pioggia. Quella che da queste parti manca da circa sei mesi. Fa caldo. E ci siamo accorti che il Vesuvio aveva (aveva) degli alberi. Tanti. Li abbiamo visti in cielo, sublimati in denso fumo bianco. Ci siamo ricordati che il Vesuvio è un Parco Nazionale. Che c'era l'Oasi degli Astroni. Natura protetta. Poco e male.

L'angosciante constatazione del "collasso di quelle protezioni materiali e culturali cui si affida una comunità per difendersi dalle forze che la minacciano". Emergenza, sempre e comunque. Siamo tanti, e non sappiamo (più?) come stare insieme.
E questo caldo manco aiuta. Fiacca il fisico e la mente. Che viene voglia di abbandonarsi al caso.

Ma perché non piove? "Deve" piovere! Un segno dal cielo. Lo sguardo verso l'alto, o puntato in uno specchio, occhi che si fissano, come quelli di Andreoli Carlo mentre si rade «perché lui sapeva bene quanto fosse attaccato alle sue pietre, a questa vita desolata e grigia del mare in ottobre»

E poi, arriverà la pioggia a placare quest'angoscia, a pulire aria e terra.
«E la finzione allegra del fatto collettivo si era trasformata adesso in dura constatazione di solitudine. E questo restava, della città impagabile, questo soltanto, e l’ombra d’un passato scolorito e la retorica che pretendeva di essere poesia, e nulla, e nulla, e quale città diversa avrebbe vissuto un giorno?, quale città?»

6 luglio 2017

Prendere sul serio

Oggi l’obbligo contro cui ribellarsi [...] è quello di non prendere mai nulla sul serio. Il «farsi una risata» come risposta a tutto, l’essere sempre ironici per non mostrarsi mai troppo coinvolti in nulla, perché coinvolti equivale a vulnerabili, e dunque ironia sempre, cinismo e disincanto, non devi dare mai l’impressione di credere fino in fondo a quel che dici. Soprattutto, fai vedere che ti stanno sul cazzo gli «intellettuali». Risulta molto più facile se adotti l’espediente di chiamare «intellettuali» tutti quelli che ti fanno sentire vulnerabile. Chiama «pippone» qualunque cosa scrivano o dicano.
(da: La corazzata Potëmkin, la rivolta e i «necrotweet» su Fantozzi)



29 maggio 2017

Fairy

Le avrei mandato un sms.
Già, un sms.
Lei mi avrebbe rispoto.
Poi tutto ha un inizio.
Poi tutto ha una fine.
Oggi manchi.
E il nido è un poco triste.

24 gennaio 2017

Se sei d'accordo, condividi.

Risultati immagini per immigrati meme
Ho incontrato per strada un extracomunitario, africano. Si chiama Azekel. Mi ha fatto vedere la sua patente nuova di zecca, avuta grazie ad una legge approvata di notte dal Parlamento in seduta plenaria.
Sulla patente, una card con chip, c'è la sua foto con sotto scritto "Patente Premium". Mi ha spiegato che con questa patente lui può guidare anche un F16, prelevare soldi da tutti i bancomat e ha 30 punti che non scalano mai.
Bene, gli dico, e l'auto? Ce l'hai l'auto?

Azekel mi dice di seguirlo. Mi porta in un Hotel a quattro stelle dove risiede con altri suoi connazionali, venuti qui in Italia alcuni per noia altri per una sorta di interrail. Stanno tutti a bordo di una piscina in costume e occhiali da sole sorseggiando martini. L'Hotel qualche mese prima era occupato dai terremotati, poi la polizia li ha sgombrati per far posto ad Azekel e i suoi amici. Vengo portato in un garage, mi mostrano una Hummer nuova di zecca, acquistata a rate mettendo insieme i 35 Euro che tutti loro ricevono quotidianamente grazie ad un'altra legge approvata durante la notte di Capodanno del 2013.

Guardo il mio cellulare. Mi segnala una rete WiFi, chiedo a Azekel se posso connettermi. Lui mi guarda infastidito, quella rete WiFi, mi spiega, è la loro e gli viene fornita gratuitamente grazie ad una legge che i parlamentari hanno approvato il 15 Agosto 2011.
Ottengo la WPE per connettermi. Controllo la mail aziendale. C'è una comunicazione del mio datore di lavoro. Mi dice che sono licenziato e che da oggi il mio lavoro passa di diritto a Azekel Hassan, in virtù di una nuova legge approvata pochi minuti fa dal Parlamento che dà il diritto agli extracomunitari di rubare il lavoro e le donne agli italiani.

Rileggo più volte la mail. Sudo freddo. Poi alzo lo sguardo verso Azekel ma lui non c'è più. Mi guardo attorno e in lontananza vedo l'Hummer sgommare, Azekel al volante con accanto mia moglie che sorride estasiata.

Adesso, se mi hai seguito fin qui, hai due scelte.
Credere a tutta questa storia, indignarti e mandarla a tutti i tuoi contatti (anche whatsapp!), oppure esercitare la tua capacità critica, quella decisa da una legge approvata in gran segreto dal padreterno quando sei nato.


16 novembre 2015

Parigi e l'UE che non c'è.

Dov'eri e cosa stavi facendo. Le due domande che ci faremo tra qualche anno.
Così come ricordiamo ancora dove eravamo e cosa stavamo facendo la mattina dell'11 Settembre 2001.
Io la sera del 13 Novembre 2015 stavo ripristinando un pc (quello di mia suocera).
Ore 22:14 sul mio stream twitter cominciano ad arrivare notizie non buone da Parigi.
Dopo un'ora, quando ancora la situazione non era chiarissima e per le strade di Parigi si continuava a sparare, nella trend list di twitter cominciava a fare capolino "Oriana Fallaci".

Ore 00:10 Hollande parla in tv e annuncia la chiusura delle frontiere.
Ore 11:00 del giorno dopo Hollande a reti unificate annuncia alla nazione che l'attacco terroristico è opera dell'ISIS e che la Francia non avrà alcuna pietà.
Stasera, ore 21:41, France Press annuncia che aerei francesi stanno bombardando Raqa, roccaforte dell'ISIS in territorio siriano.

C'è qualcosa che manca in questa sequenza di accadimenti (a parte la ragione).
L'UE. Manca l'Unione Europea.
Uno dei più importanti paesi dell'UE viene duramente attaccato dal terrorismo jihadista e la sua prima risposta è la chiusura a riccio. Unilaterale. La seconda risposta è una dichiarazione di guerra della Francia all'ISIS anch'essa unilaterale. La terza risposta della Francia sono dei bombardamenti in Siria.
Nel giorno in cui il terrorismo colpisce nel cuore dell'Europa, l'unica voce che si sente forte e chiara è quella francese. L'Unione Europea dimostra di essere unita solo nel nome.

E non è la prima volta. 27 Settembre 2015. La Francia annuncia una sua personale iniziativa di bombardamenti in Siria orientale (sotto controllo dello Stato Islamico) giustificandola come necessaria per la sicurezza nazionale francese. Gli altri paesi dell'UE storcono il naso. In particolare l'Italia impegnata a trovare con la Russia di Putin una soluzione in Siria che vede un ritorno "morbido" di Assad.
Addirittura il nostro Primo Ministro rinfaccia ad Hollande il "capolavoro" francese in Libia.

Insomma. Sulla questione mediorientale l'Unione Europea è coesa quanto un foglio attaccato al muro con uno sputo, la politica estera francese ha più di qualche lacuna e non è esente da clamorose cazzate.

Stamattina Facebook mi chiede di cambiare la mia immagine profilo con i colori francesi per "sostenere la Francia e i cittadini di Parigi". Mi devo schierare. Con chi stai?
No. Io non mi schiero. Ho pietà e provo dolore per i morti di Parigi. Maledico chi in nome di un fanatismo religioso semina morte e terrore.
Ma ho più di un dubbio sull'operato in politica estera del governo francese.
Stasera la Francia ha bombardato un territorio siriano senza interpellare l'ONU e il famoso Consiglio di Sicurezza, senza interpellare l'UE ma soprattutto senza interpellare il governo di Damasco che fino a prova contraria ha sovranità in Siria.
Non nel mio nome. La mia empatia col popolo francese non può arrivare fino ad avallare scelte autonome e unilaterali di un governo che io non ho votato e che per giunta si fa beffa dell'Unione Europea. 

Con chi stai? Con la ragione. Ogni santa volta che vengono riesumate le parole di Oriana Fallaci , parole contro tutto il mondo islamico, parole di odio e di intolleranza senza distinzione alcuna, mi vengono in mente i cani che mangiano il proprio vomito.


31 ottobre 2015

L'età dell'oro dei nostri Nonni, vegani e non vaccinati (loro malgrado)


C'è stato un periodo in Italia in cui i nostri nonni e bisnonni sono stati vegani, o se più fortunati vegetariani, e in molti casi non vaccinati. E non per loro scelta.

Carne, burro, le stesse uova erano merce rara. Vaiolo, difterite e poliomielite si tramandavano allegramente mietendo morti. Molte zone del paese erano infestate dalla malaria. Ci si spezzava la schiena nei campi o nelle fabbriche per pochi soldi. L'infanzia, come categoria umana, non esisteva.
Si canticchiava "Mamma mia, dammi cento lire che in America voglio andar" e Aniello Califano scriveva "'O surdato 'nnammurato".
Era l'inizio del ventesimo secolo. Il secolo breve, così come lo definì Eric Hobsbawm. Un secolo con all'attivo due guerre mondiali nella prima metà e un boom economico nella seconda.

La situazione alimentare nell'Italia di inizio secolo è riassunta in modo molto efficace da questa tabella:

fonte: Nutrizione e Povertà in Italia, 1861 - 1911
Le proteine animali (la fetta di carne!) era roba per pochi ricchi. La dieta dei nostri nonni era tutta basata su proteine vegetali (rappresentata in gran parte da legumi e patate) e glucidi (pasta e pane).
Le (pochissime) proteine animali derivavano in larga misura dal pollame.

La situazione era questa. Niente o quasi carne rossa. Era meglio? Peggio? Dovremmo chiederlo a chi in quel periodo ci ha vissuto. Magari potremmo lavorare di nostalgia e idealizzare un'età dell'oro di inizio ventesimo secolo in cui i nostri avi, a differenza nostra, avevano capito tutto sull'alimentazione e sugli stili di vita.

Però i numeri ancora una volta sono abbastanza chiari.

fonte: ISTAT
In Italia ad inizio 900 vi era un'alta probabilità di morire prima dei 40anni. La curva delle nascite indica una mortalità infantile altissima. Gli unici punti in cui le due curve hanno degli andamenti anomali sono negli anni delle due guerre dove le morti sono per cause belliche.
Ma fino al 1912 quella curva ci racconta di malnutrizione, sottonutrizione, malattie virali e povertà.
Si mangiava poco, male e si era esposti maggiormente a malattie epidemiche.

fonte: ISTAT
fonte: ISTAT
Senza vaccinazioni, con i parti in casa e con una alimentazione carente di proteine e vitamine, le morti nei primi anni di vita erano la regola e l'aspettativa di vita molto bassa.
Riassumendo, se avevi fortuna a non morire nei primi 5 anni vita quasi sicuramente però non arrivavi ai 50 anni.

Mia madre mi racconta dei suoi sette fratelli morti. Chi alla nascita, chi di qualche malattia a pochi anni di vita. Mia nonna per poter avere cinque figli vivi dopo i primi anni di età ne dovette concepire dodici. Era meglio? Peggio? Mia nonna è morta quando io ero ancora ragazzino. Ma non mi pare che ricordasse con nostalgia ed enfasi la sua infanzia. Quello che ricordo è che mia nonna era felicissima di guardare "La Schiava Isaura" sulla neonata Rete4 e che amava il cantante Christian.
Una cosa che avevamo in comune io e mia nonna era un cerchietto, tipo bruciatura di sigaretta, sul bicipite. Anzi, mia nonna ne aveva due. Il mio cerchietto è del vaccino contro il colera, Napoli 1973.
Quelli di mia nonna forse li possiamo leggere qui:

fonte: ISTAT
Mia nonna è nata in un periodo in cui il tasso di mortalità infantile sotto i cinque anni era tra il 260 e il 460. Quando sono nato io il tasso era al 32.
Morbillo, pertosse, influenze e bronchiti erano tra le principali cause di decesso. Se leggete l'ultima colonna a destra, quella del 2008, queste malattie sono a zero. Zero!

Siamo stati fortunati? E' casualità?
Dal 1872 al 1998 l'altezza media degli uomini italiani si è alzata di 12 centimetri. Io sono molto più alto di mia madre e di mio padre.
Io non ho mai avuto problemi a raggiungere le 2000Kcal giornaliere. Anzi, la mia panza e le mie maniglie dell'amore (maniglie premium!),  mi ricordano che più volte quella soglia di calorie l'ho ampiamente superata in scioltezza. Si chiama benessere.
Malattie come vaiolo e difterite le conosco per averne letto sui libri. La parola poliomielite la pronunciò mia madre quando le chiesi, ancora bambino, perché il papà del mio compagno di classe zoppicasse. Le mie figlie non hanno nessun compagno di classe con un genitore poliomielitico.
Siamo stati fortunati? E' casualità?

In Italia la sottonutrizione (cfr. il non raggiungere le 2000Kcal medie, che non è un numero a caso ma uno studio scientifico del LARN)  ad oggi è praticamente inesistente. Il problema forse è il fenomeno della malnutrizione, cioè una dieta squilibrata tra glucidi, lipidi e proteine vegetali e animali.
Possiamo insomma mangiare meglio. Ma la nostra dieta è varia, ricca di alimenti e gusti.

Ieri leggevo un articolo del direttore di Internazionale Giovanni De Mauro. Il titolo è "Carne".
Un breve e sferzante attacco al consumo di carne (sulla scia emotiva del rapporto OMS sul rischio tumori delle carni lavorate) che passa prima in rassegna una serie di statistiche e poi conclude con questa affermazione:
Ogni volta che mangiamo una bistecca dovremmo ricordare quanta sofferenza e violenza ci mettiamo in bocca. Più che per la nostra salute, è innanzitutto per ragioni ambientali, economiche ed etiche che dovremmo smettere di consumare carne.
Quindi, secondo De Mauro, il fatto di essere riusciti nell'arco di un secolo a portare la carne sulla tavola di tutti e non solo dei più ricchi, l'aver trovato il modo (perfettibile, sicuramente) di sconfiggere la sottonutrizione, non è una conquista sociale ma addirittura una cosa non etica.
La soluzione, quindi, sarebbe di "smettere di consumare carne".
Al grido di "bovini e suini di tutto il mondo, unitevi!" ecco il nuovo paradigma dello sfruttamento. Non più dell'uomo sull'uomo. Ma dell'uomo sugli animali.

Ok. Smettiamo di consumare carne. Io non sono feticista né tanto meno un conservatore. Però dovete dirmi quelle 2000Kcal giornaliere "equilibrate" con cosa le sostituiamo.
E se decidiamo "tutti" di non mangiare più carne animale e derivati, allora mi dovete dimostrare che convergere "tutti" sul latte di soia o sul tofu, non significhi egualmente coltivazioni intensive  e distese di soia con eguali problemi di produzione.

Perché qui siamo tanti (solo in Italia siamo 60milioni). L'industria alimentare, agricola e zootecnica avrà sicuramente tanti difetti. Ma non si può negare di aver avuto il pregio di portare a "tutti" un'alimentazione sicuramente migliore di quella del 1911. Con tecniche avanzate che permettono di non doversi spezzare la schiena nei campi. Con un prezzo accessibile a tutti.
Possiamo discutere sugli sprechi, le modalità e sulle assurdità delle importazioni dall'estero. Su come rendere l'industria alimentare eco-sostenibile.
Ma non possiamo mettere in discussione una conquista alimentare e scientifica i cui dati positivi sono tangibili, solo perché "forse" la carne (lavorata!) può essere causa del cancro al colon o perché la sofferenza degli animali macellati ci è insopportabile.

Torniamo al quesito di prima. Siamo stati fortunati? E' casualità?
Bernardo di Chartres diceva che "siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l'altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti."
Che è la mia personale idea di progresso. Oggi abbiamo tanti vantaggi che potremmo perdere immediatamente pensando di averli acquisiti e non difendendoli.
Guardare al progresso scientifico come un derivato della speculazione finanziaria di industrie e multinazionali, e constatarne solo i difetti e non i pregi, a mio avviso, è pericoloso.
L'inoculazione del dubbio e relativizzare la conoscenza, porta a suggestioni che su larga scala possono essere disastrose.

Le soluzioni ai problemi si possono trovare. Ma sono nel progresso, non nel negarlo.
Mortificare le nostre menti idealizzando un'ipotetica età dell'oro del "prima" in cui tutto era bello, il contadino zappava felice la terra e tutti campavano meglio ballando al ritmo di tamburi e nacchere, è suggestivo, ma non è così.


20 settembre 2015

Truuutù, Tattà


Uscita Corso Malta. Casello e poi rampa per la SS162, direzione casa. Truuutù, Tattà. Truuutù, Tattà. Le ruote dell'auto passano sulle bande sonore. Truuutù. Poi sulle giunture del viadotto. Tattà.
Se ci metti una buon giro di basso esce una cosa anche carina.
Sono anni che ci passo. Truuutù, Tattà. Truuutù, Tattà. E' la colonna sonora di fine serata. Delle serate passate a Napoli. Truuutù, Tattà.
Una di quelle cose che in questi ultimi quindici anni non è mai cambiata. Truuutù, Tattà. Truuutù, Tattà. Rassicurante, in un periodo di cambiamenti. Cambia tutto. Ma qui, a differenza di Tomasi di Lampedusa, cambia veramente tutto.

Ci si è messo pure Google che di punto in bianco ha deciso di cambiare logo. Io che ancora oggi, a volte, il Twix lo chiamo Raider. Alle volte sento anche un poco la nostalgia di Berlusconi. Era bello e rassicurante avere chiaro chi fosse il PDM (pezzo di merda) e andargli a testa bassa contro.
Cambiano con dolore anche alcuni automatismi di care amicizie. Ci si trova a volte a non saper nulla e non avere parole. Si cambia, mi dico. Ma alcune di queste sarebbero potute restare intatte. Forse sì, se non fossi cambiato soprattutto io.

Cambiamenti, insomma. Arriva il giorno che tua figlia cresce. Prima media. Ci hanno detto che le sezioni migliori sono la A e la B. La Riccia è andata nella C. Noi siamo felici. Lei è felice. Non esistono sezioni migliori di altre e fare le sezioni ghetto dei "perbene" a me fa schifo. Questa cosa non è cambiata, per fortuna. Poi c'è quel monumento di Nina che è un faro quando alle volte mi capita di perdere la rotta e di avere la vista offuscata dalla nebbia di questi strani tempi. Nina mi riporta sempre in sicuri approdi. Il nostro. Che non cambia.
Truuutù, Tattà. Truuutù, Tattà.




9 maggio 2015

i Peggiori

Siete i peggiori.
Siete come sabbie mobili, tirate giù. (cit.) E lo siete ogni volta che attaccate qualsiasi innovazione o nuovo costume. E ogni volta vi rifuggiate nel rassicurante "non è più come prima" o, ancora peggio, "prima era meglio". Il passato idealizzato.
"Ai tempi miei" è il vostro incipit preferito. Sognate ad occhi aperti parlando e raccontando del mondo della vostra infanzia o dei vostri padri.
La cosa spaventosa è che in generale non vi mancano gli strumenti cognitivi e l'intelligenza per capire che sì, prima era prima e che no, non era meglio. Era semplicemente diverso.

La storia vi conosce. Siete tanti, i soliti.
500 anni fa eravate quelli che la terra è piatta e Galileo è un pazzo furioso; 300 anni fa eravate quelli che Alessandro Volta vuole distruggere il romanticismo del lume di candela; 150 anni fa protestavate perché Meucci sta per compromettere definitivamente la poetica dei segnali di fumo e dei piccioni viaggiatori; 80 anni fa stavate giù in strada per boicottare Alexander Fleming e quella sua polverina di merda con la quale vuole avvelenare noi e nostri figli. 

Oggi siete i No Vaccini, i No OGM, quelli Bio perché una volta l'agricoltura manuale senza macchine e chimica era migliore (ma voi una zappa in mano non l'avete mai tenuta e non sapete manco cosa significa perdere un intero raccolto).
Siete i Vegani che non sfruttano più gli animali, gli Ayurvedici che rifiutano la medicina ufficiale. Quelli che Internet fa male e instupidisce e il WiFi brucia neuroni.
State già rimpiangendo Pippo Baudo, perché come lo conduceva lui San Remo, nessuno più.
Anche allo stadio siete scontenti e protestate contro il calcio moderno.
Siete seri quando affermate che le LIM potrebbero creare seri danni neurologici ai nostri figli. 
Avete scoperto però che un bicchiere d'acqua la mattina con il limone può guarire tutto. Se poi ci aggiungete una punta di bicarbonato avete sconfitto perfino i tumori.

Siete dei drittoni, la sapete lunga. A voi non la si fa.
Per fortuna invece il mondo va sempre avanti. Nonostante voi.


3 maggio 2015

Ginocchia sbucciate

Il segno distintivo che la scuola era finita.
E che era arrivata l'estate e con essa le agognate vacanze: le mie ginocchia sbucciate.
Era il simbolo della ritrovata vitalità e anche del mio precario equilibrio sulla BMX gialla con sella lunga e ben tre marce con leva sul piantone centrale.
Credo di averci ancora i segni. Perché il processo era reiterato. Anche nello stesso giorno.
Caduta, sbucciatura, crosticina, ricaduta, risbucciatura, ricrosticina.
E così via. Per tutto il tempo. Quel meraviglioso tempo di sole e caldo fatto di corse, sudate e anche di tanto ozio.
Quelle escoriazioni sanguinolenti, il dolore procurato, erano necessari. Era il prezzo da pagare per poter frenare bruscamente con annessa sgommata, per scendere le scalinate con la bici, per giocare a pallone in strada con gli amici.
Era il dazio da pagare alla libertà. Alla crescita.

Ricordo ancora quella stradina in discesa di Paestum, affrontata a tutta velocità in bici senza una reale ragione, poi il pedale della bici che tocca terra nel momento esatto dell'inclinazione per la curva ed il mondo che si capovolge. Tutto. Compreso l'ordine delle cose. Io a terra col muso nell'asfalto rovente e la bici sopra di me.
Quel giorno stabilii un nuovo record. Ginocchia, gomiti, mento sbucciati. Escoriazioni e lividi equamente distribuiti su tutto il corpo e, come "Fringe Benefit", le mazzate di mia madre quando mi vide tornare sanguinante tipo San Sebastiano con la bici mezza fracassata portata a mano. Non capii il perché di quell'accanimento pedagogico. "Devi fare attenzione!!" mi gridava mentre mi menava scapaccioni a ripetizione.

Domenica scorsa tutti in bici per le stradine di campagne attorno casa. Sole e prima vera giornata di caldo. Le due figlie avanti. Io e Nina poco dietro affiancati sulle nostre rispettive biciclette. Parliamo e ci gustiamo l'aria rinfrescata dai campi circostanti pieni di alberi in fiore.
Ad un tratto vediamo la bicicletta della Bionda dirigersi inspiegabilmente a tutta velocità contro un muretto a secco sormontato da una rete metallica. Grido "Noooo!!!" mentre i miei occhi assistono con sgomento alla scena di mia figlia che si sfracella con il viso contro la rete, una gamba contro il muretto e l'altra sotto la bici. Arriviamo subito io e Nina a sollevarla da terra. Una marionetta senza più sostegno dei fili. Scomposta per terra, piena di dolori, di graffi e di lacrime.
La rimettiamo in piedi. "Muovi un poco le gambe e le braccia". Sembra ancora tutta sana. Ammaccata, ma niente di rotto. "Ma cos'hai fatto?".
"Mi è entrato un moscerino in un occhio e ho chiuso gli occhi". A quel punto mi è uscito il classico "Devi fare attenzione!!". Però a differenza di mia madre, mi son fermato lì.
Asciugate le lacrime e calmato il singhiozzo, abbiamo fatto capace la figlia a risalire in bici e a tornare a casa. Già a metà percorso di ritorno verso casa ridevamo dell'accaduto tutti insieme.
La libertà qualche volta chiede pegno. Ma ne vale sempre la pena.

p.s. per le escoriazioni dei vostri pargoli in libertà, vi consiglio questo spray che è veramente miracoloso.



12 marzo 2015

Dieci.

Il consuntivo, secondo me, va fatto oggi. Se proprio vogliamo tirare una riga, credo che oggi sia il momento giusto. Non l'ho fatto manco quando sono arrivato io a cifra tonda col quattro davanti e lo zero, inesorabile, a seguito.
Oggi, invece. Ché la cifra è tonda, piccola anche se doppia, appena un uno con alle spalle un tondo tondo zero. Dieci.
Dieci anni fa. In questo giorno. Erano le dieci (ricorsivo) e trentaqualcosa della sera. E arrivò alla terza e decisiva spinta. Che ricorderò per sempre per il concomitante maciullamento della mia mano sinistra (ad una donna in travaglio non date mai una mano con anelli). Poi, eccola. Sul ventre di Nina venne adagiato un ammasso di carne rossa e urlante. Credetemi, aveva già i capelli ricci. Dissi proprio queste parole a Nina "E' riccia!".

Quei momenti che non dimentichi. Forse, e soprattutto, perché ho fatto una cosa rara. Ho pianto. Ma tanto. Quei pianti di liberazione e felicità. A ripensarci adesso un poco mi vergogno. Ma non per il fatto in sé. Perché tutte le infermiere, l'ostetrica e il dottore mi consolarono. Ero nudo. Vulnerabile. In quel momento mi avrebbero potuto fare o vendere qualsiasi cosa. Mancava poco che si alzasse anche Nina dal lettino per consolarmi.
"Dai Papà! E' andato tutto bene. Ecco, prendi il braccialetto e mettiglielo tu. Come si chiama questa bella bimba?"
Ecco. Lì ripresi contegno, riempii i polmoni di aria e orgoglio. Mi voltai verso l'infermiera e chiamai per la prima volta mia figlia col suo nome. 

Dieci anni. Non tanti. Ma manco pochi. Da quel giorno la mia vita e quella di Nina sono cambiate per sempre. E facendo la tara di nottate, ansie, privazioni, arrabbiature e scojonamenti vari, posso affermare che è cambiata decisamente in meglio.
Auguri Riccia. Ti guardo, oggi, che stai quasi per sbocciare e il ricordo va a quando ti tenevamo in grembo con un solo braccio. Spero di essere stato un buon padre  nonostante tutte le insicurezze, incertezze, inutili irrigidimenti, assenze e contraddizioni. Del resto abbiamo imparato insieme. Con te è stato tutto e sarà sempre "la prima volta".
Celebriamo te e noi. Auguri a te, auguri a noi. Con una sola preghiera. Cerca di non crescere così velocemente. Specialmente il numero di piede. Ché le scarpe costano un occhio della testa.


8 marzo 2015

Ma andate a fare in culo voi e l'otto marzo.

"Ci sei per l'otto marzo?". Ne avevo bisogno. Così accettai.
Un extra piovuto dal cielo. Di solito lavoravo solo il sabato sera ed eventualmente la domenica in caso di cerimonie. Benedette comunioni e matrimoni. Che però arrivavano con la primavera.
"Dai che si tratta di una serata a banchetto. Sono centoventi massimo centocinquanta persone".
Io, studente universitario ventenne che si pagava le tasse da solo e che non voleva più chiedere soldi a papà e mammà, avevo da tempo cominciato il nobile lavoro di cameriere part-time in un noto ristorante della zona vesuviana.
Quella volta Pino, il titolare, aveva organizzato una di quelle serate aberranti che vanno sotto il nome di "cena-spettacolo". L'occasione era la Festa della Donna.
"Vedrai, ci divertiremo, saranno tutte donne. Allora ci vediamo il pomeriggio. Ok?"
Il pomeriggio di quell'otto marzo arrivai al ristorante puntuale come al solito e iniziammo con la liturgia della preparazione. Tovaglie, tovaglioli, posate, bicchieri. Arrivò il fioraio di fiducia per portarci dei centrotavola con le immancabili mimose. Mentre preparavamo le tartine per l'aperitivo, Salvatore il calabrese (cameriere fisso del ristorante, quindici anni più grande) mi guarda con un sorrisino e con la voce suadente mi dice: "Stasera viene a cantare Jenny Silver!" "E chi cazz'è?" risposi io, forse con una punta di insensibilità. "Ma come? Quello che canta 'A Campagnola!" "Ma quello è Gigione! Cazzo dici?"
"Comunque stasera ci saranno tante donne disponibili e basterà solo guardarle in un certo modo..."
"Sì, sì, come no, m'ero scordato che qui avevamo Alain Delon della Calabria Saudita, Salvato' ma famm' 'o piacere, dai vuoi preparare la salsa al salmone?"
Camicia bianca, panciotto damascato bordò, papillon dello stesso colore, fascia in vita, pantalone rigorosamente nero, scarpe classiche. Ero pronto per la serata.
Ore otto e cominciarono ad entrare le prime donne. I tavoli erano tutti assegnati. "Voi siete?" e le accompagnavo al loro posto. In poco tempo si riempì tutta la sala. Lo scenario era abbastanza variegato. C'erano tavoli di sole ragazze grosso modo della mia età, tavoli in cui mancava solo la scritta "reparto geriatria" e dei misti con anche qualche ragazzina a seguito.
L'inizio fu sobrio. Aperitivo e antipasti scivolarono presto. Sorrisi educati e compiti. Voci basse. Pino mise un poco di musica di sottofondo per evitare l'imbarazzo del troppo silenzio.
Salvatore il calabrese cominciò a farmi l'elenco delle donne che secondo il suo parere "Sono delle grandi zoccolone!" Tutto qui? Che delusione. Ma va bene così. Sono ottantamilalire belle, pulite e infrasettimanali. Dai che usciamo con il primo piatto.
Dopo il primo piatto, ecco arrivare Jenny Silver. Appena lo vidi diventò il mio nuovo termine di paragone in fatto di mediocrità e squallore. Cominciò il suo mini spettacolo con un monologo di una volgarità sconcertante. Battute a sfondo sessuale manco tanto velato. Che però ebbero un enorme successo e riuscirono ad animare tutta la sala. Il calabrese era estasiato e batteva le mani divertito. Io mi andai a fumare una sigaretta.
Al rientro in sala la situazione era la seguente. Jenny Silver che faceva da animatore istigando tutte le donne a battere le mani. Al microfono una vecchia invasata che cantava a squarcia gola "Comm'è bell lu primm' ammore!!". Donne in piedi sulle sedie. Urla, gridolini.
"Dai, dobbiamo uscire con il secondo piatto!" Pino ci ridestò e ci riportò al nostro lavoro.
Passai con i piatti al primo tavolo. Cominciai a sentire sguardi strani addosso. "Giovane, come ti chiami?" "La mia amica ha detto che ti vuole conoscere". Risatine, sgomitate.
Io abbozzavo. Sorridevo.
Poi. Poi accadde l'imponderabile. Passando tra due tavoli lunghi, nel poco spazio tra le due fila di sedie, le due mani impegnate con i piatti, strusciando su uno schienale di una sedia mi ritrovai non so come con la cerniera lampo del pantalone impigliata nel maglione di una ottuagenaria. Panico.
Non sapevo cosa fare. Cercai con un colpo di bacino di divincolarmi. Senza esito.
A quel punto la nonna si rese conto della cosa. Il rossore del suo viso mi diede il livello di alcool nel suo sangue. Il rossore del mio, quello della figura di merda. "Uè, ma addo' me vuo' purtà?" "No, signora mi scusi. Mi sono impigliato. Anzi, se mi può dare una mano". A quel punto tutto il tavolo si rese conto della situazione. Risero tutte. Si avvicinò una signora che poteva essere mia madre "Aspetta, mo faccio io". La signora mentre sfilava la mia patta dal maglione della nonnina prese a strusciare la mano sulle mie grazie. Mi girai a guardare da un'altra parte e un'altra signora mi fece un occhiolino. Un'altra vecchia mi guardò e si passò la lingua su labbro superiore. Mioddio.
Appena liberato, scappai in cucina.
"Io la fuori non ci torno. Capito?"
"Ma come? Ormai si sono scaldate!" disse il calabrese.
Ottenni da Pino il permesso di restare in cucina ad aiutare i cuochi.
"Pino, la prossimo volta, io passo".
"Ma non ti sei divertito?"
"Ma andate a fare in culo voi e l'otto marzo!"


1 marzo 2015

Album di figurine


Ho il complesso di parità. Da sempre.
Inferiore o superiore a nessuno. Parità.
Inclusivo, sempre. Stando attendo, però, a rispettare sempre la soglia minima del cacamento di cazzo.
Ma la convinzione, quando ormai all'orizzonte si intravede il cartellone con la scritta "sei a metà del cammino", è quella della teoria della incompletezza.
L'album delle figurine dei calciatori, ricordate? Ognuno col suo pacchetto di doppioni e l'album incompleto. Ci si confrontava, si scambiavano i pacchetti.
"Cel'ho, Cel'ho, Cel'ho, Noncel'ho, Cel'ho, Noncel'ho..."
E se volevi avere una minima possibilità di completarlo, quel cavolo di album, dovevi confrontare il tuo pacchetto di doppioni con quanti più ragazzini possibili.

Ieri a Roma c'è stato qualcuno che da un palco montato in una piazza (fortunatamente) non piena, andava urlando che lui non vuole scambi di figurine. “Padroni a casa nostra! Prima gli italiani!”
Complesso di superiorità.
Salvo poi accettare uno scambio di figurine con quelli di Casa Pound.
Evidentemente a loro è stato dato da completare l'album delle figure di merda.


10 febbraio 2015

Quella poveraccia della Storia.

Bello il giochino della storia "ad usum delphini" e del calendario infarcito di giorni dedicati ad ogni cuollo di cazzo.
Oggi, ad esempio, abbiamo la giornata per commemorare le Foibe. 
Dalle stessi menti che hanno partorito una giornata dedicata ai Nonni, di cui sentivamo una necessità impellente, ecco una giornata di memoria strategicamente proposta a ridosso di quella sulla Shoah.
Che poi, ammettetelo, nessuno ha mai capito cosa siano, queste Foibe e cosa sia accaduto.
La cosa importante è che rappresenti un bel secchio di merda da tirare in faccia ai quei tronfi e atteggiati di sinistra, col passato comunista, che per anni hanno rotto le palle con quella prosopopea della Lotta di Resistenza.
"Non fu tutta gloria!" vanno gridando questi eroi della sineddoche storiografica. Ed ecco riportare alle cronache il dannunziano irredentismo di Fiume, Istria e Dalmazia. Gli stessi che poi te li ritrovi sotto braccio ai leghisti.
La memoria collettiva è un atto fondante di una comunità. Questa giornata, che si distingue per l'incipit "Ma anche", a voler includere nei nostri manuali di storia accadimenti tesi a gettar qualche ombra sulla Resistenza antifascista (Ma anche) e quasi a riabilitare "i vinti", offre una fotografia impietosa del nostro essere oggi comunità coesa.
I morti delle Foibe e il susseguente esodo istriano, meritano rispetto e pietas per quello che sono, episodi assurdi in tempi assurdi. Così come tutte le vittime di guerra.
Ma c'è un punto fermo, signori. La Resistenza non si discute, l'antifascismo è l'unico valore repubblicano sano e questa giornata andrebbe dedicata alla commemorazione della Storia, quella che cerca la verità, che spesso, come in questo caso, viene maltrattata e tirata per la giacchetta allo scopo di raccontarci quel che ci fa più comodo. Poveraccia.

p.s.
Ad esempio ditemi quello che volete ma per me nel 1997 a San Remo ha vinto Carmen Consoli con Confusa e Felice. Altro che Jalisse!


1 febbraio 2015

5 megabyte

Guardate bene questa foto. E' del 1956. Circa sessantanni fa.
C'è un portellone aperto. 
Sul portellone c'è la scritta PAA. E' il codice ICAO con cui in tutto il mondo era nota la Pan American World Airways, più nota come PanAm, la più importante compagnia aerea statunitense negli anni del boom economico. Questo aereo merci sta caricando o scaricando (non ci è dato sapere) qualcosa di molto grosso.
Infatti c'è un boccaporto enorme sulla fiancata di un aereo.  Enorme perché le persone che vi si affacciano sono in piedi. E ci stanno comode. Si intravedono due uomini in divisa, probabilmente i due piloti. Poi ci sono altre tre persone. Credo gli addetti al carico e scarico merci.
Quindi potremmo ipotizzare che l'altezza di questo portellone è sicuramente più di due metri. E larga il doppio o più.
A terra, vicino al portellone aperto, c'è un uomo che sta tirando un carrello elevatore manuale. Il carrello sta sollevando un pallet su cui è adagiato un parallelepipedo. In alto a destra è possibile scorgere una scritta familiare. IBM.

Questo scatolone alto 170 centimetri, largo 150 e profondo 73, è il famoso Hard Disk dell'IBM 305 RAMAC.
Incredibile a dirsi, ma questo "cascettone" dal peso di circa una tonnellata, è uno dei primi sistemi di archiviazione magnetica di informazioni digitali.
50 dischi (li potete vedere in foto nel cilindro centrale dell'hard disk) ciascuno di 60 centimetri di diametro, si occupavano di leggere e scrivere informazioni per un computer il cui spazio occupava un'itera stanza.
50 dischi per un totale, strepitoso per l'epoca, di 5 megabyte.

Sessantanni fa.


18 gennaio 2015

Cinico (inizio) 2015

Tutto questo cinismo, ditemi, qui prodest?
Ché i giri attorno al sole son contati, ricordatevelo. E considerando che di noi resterà un flebile ricordo (a meno che tu non sia un premio nobel o un pino daniele), domando: non sarebbe saggio tramandare ai posteri un'immagine di noi gentile?
Considerando anche che grosso modo non ce la passiamo poi malissimo, dai ammettiamolo, nati e cresciuti in tempi buoni e di pace, tutto questa aridità e beffardìa, veramente, non trova una mensola su cui poggiarsi.
E poi ci sono le transaminasi. Badate che col fegato non si scherza.

Essere partecipi di qualcosa, avere il rispetto dell'altro, ci rende migliori, ci fa gentili. Ci trasforma in esseri umani moderni. Capire che la nostra piccola storia personale non è il tutto ma è parte (piccola, mi dispiace) di una storia collettiva ben più grande e più importante, ci aiuta a ritrovare il senso delle cose e le giuste proporzioni.
Ci può aiutare, ad esempio, ad apprezzare due ragazze ventenni che si adoperano in missioni umanitarie all'estero e a non chiamarle "stronzette sprovvedute" quando veniamo a sapere che sono state fatte prigioniere; aiuterà sicuramente a non vomitare sentenze o commenti sprezzanti su una piazza di Napoli gremita di persone che vogliono così ricordare un loro amato artista scomparso; servirà a guardare con più serenità e con la giusta attenzione alla nostra politica interna.

Che poi io, personalmente, a vent'anni ero qualcosa di molto simile ad un avannotto pescato con l'ausilio di esplosivi (cfr. nu pesce piagliat' ca' bott') e sapere invece che ci sono due mie concittadine che a quell'età si interessano di temi come la solidarietà e gli aiuti umanitari, a me può far solo piacere e mi rincuora per il futuro.
Poi, ovvio, per mia naturale indole al pessimismo (non cinismo!) penso che sarà anche vero che siamo tutti Charlie Hebdo, ma è vero anche che siamo tutti (o quasi) una banda di stronzi.


5 gennaio 2015

nun fernesce chiù!

"Nun ce scassate 'o cazzo!"
E partiva lo sghignazzo dai sedili posteriori della nostra auto, mio e delle mie sorelle "Papà! Rimettila daccapo!".
Aspettavamo tutta la canzone, "Je so' pazzo! Je so' pazzo!" per poter ripetere insieme a lui, solo col labiale, quell'epico finale.
"Nun ce scassate 'o cazzo!"
Così, Pino Daniele è entrato le prime volte nelle mie orecchie. Con quella voce strana, nasale, l'accento sguaiato e volgare.
Papà che comprava le cassette di Pino Daniele tarocche uscendo dal cimitero di Capodichino la domenica mattina. E il ritorno a casa ascoltando la sua musica.
"Papà cos'è la bella 'mbriana? E la cazzimma?"
E poi la sala giochi a Via Epomeo dove andavamo per il calcio balilla e dove il jukebox aveva solo gli album di Pino Daniele. Così mentre smadonnavi col tuo compagno di squadra che non alzava le stecche al momento giusto, poi ti ritrovavi a canticchiare "Si nosotros no semos nada".
Poi la chitarra. E le prime canzoni imparate. Re, Rem7, Re7. Quanno chiove. "e t'astipe pe nun muri".
Tutti quegli accordi strani, il tocco melodico, le settime aumentate, Re7+, Sol7+ e partiva il coro "Napul'è mille culure". Che poi quando sento questa canzone mi tornano in mente le immagini di Maradona che abbraccia un Ciro Ferrara in lacrime a Stoccarda. Penso sia colpa di un servizio andato in onda all'epoca alla Domenica Sportiva (Italo Kuhne credo l'autore).
E le prime vacanze in campeggio. Lontani da casa. Con Zio Pino a farci da passaporto. Con orgoglio.
Potevi incontrare anche un piemontese. Garantito che conosceva almeno una canzone di Pino Daniele. Il nostro Bob Marley. "Putesse essere allero cu nu spinello 'mmocca" "Cercando qualcuno che voglia fumare a metà".
L'esame di maturità. In ritiro su una montagna a studiare. Io, Gianni e Antonio. E la sera a gridare insieme "E saglie 'a voglia d'allucca'!!". "Alleria".
"Ma mi vuoi insegnare a suonare 'Quando'???" 
E poi una vacanza a Formia, la notte in giro per locali, in auto con Gianni e dallo stereo "Notte nun da' turmiento a chi se vo' 'mbriacà".
E poi ancora l'estate, ventenne, la salsedine, i primi amori. Enzo che canta. Io accompagno con la chitarra. "Si accussì, accussì famme ridere accussì ". Attorno ad un fuoco sulla spiaggia. Peppe che canta "I' mo' moro cu' 'stu calore nun me fido cchiù"
Gigi che mi insegna gli accordi di "Ue man!" e mentre suono lui ci cala un mega assolo. Facendo la faccia degli accordi.
Alla festa di Italo con l'accompagnamento dei Controtempo, cantiamo "A testa in giù". La mia preferita.
Rosario, all'Orientale, che mi passa tutti gli spartiti. Lui che sogna una Paradis. Ma quant'è bella la Paradis? La vedi e pensi a Pino Daniele.
Le nottate davanti al monitor con Silvano a scrivere codice. C'era anche Zio Pino. "e quanno good good cchiù nero d'a notte nun po' venì".
Anche nelle nottate a passeggio per casa con in braccio un fagotto irrequieto, a canticchiare "Ma poi del resto t'aspetterei nun me 'mporta 'e chello ca me puo' da'".

E questo è il flusso di memoria riaffiorato oggi. Così volevo ricordare Pino Daniele. Con quello che ha impresso nella mia mente.
Perché chi resta nella memoria non muore. Mai.
E allora mi piace ricordalo, adesso, riascoltandolo al minuto 4:16 di questa canzone, ridere con lui e ripetere insieme: "nun fernesce chiù!!".


24 dicembre 2014

Natale 2014. Istruzioni per l'uso.



E insomma:

  • La Tombola. Al simpatico guascone che all'estrazione del primo numero griderà "Tombola!!", potrà essere asportato uno dei due padiglioni uditivi a morsi.
  • Se all'apertura del banchetto qualche commensale insiste per osservare un minuto di silenzio per i due Marò, siete autorizzati a scappare senza salutare.
  • Inviare dettagliato resoconto delle portate del proprio cenone via whatsapp o su facebook, è assimilabile ai disturbi della personalità. Concentratevi sui vostri cari. Un paio d'ore di offline vi farà solo bene.
  • Dire "Felici Saturnalia!" al posto di "Buon Natale!" per fare i tipi che snobbano le tradizioni cristiane, vi metterà solo a rischio di badilate dietro la schiena.
  • Le lucine di natale intermittenti con la musichetta sono belle. Ma solo per 12 secondi. Poi interviene il fenomeno della frantumazione testicolare. Spegnere o silenziare.
  • Solo se vi sedete a tavolo alle 18:30 e riacquistate la posizione eretta verso le 23:45, potrete chiamarlo "Cenone". Diversamente è una normale cena.
  • Alla richiesta insistente di vostra madre di scendere per partecipare alla funzione di mezzanotte in chiesa, potrete presentare regolare certificato medico di non idoneità o in alternativa esibirvi nella mossa dell'onda energetica di Goku e sperare che funzioni.
  • Il cappellino da BabboNatale no. No! Appellatevi alla "Dichiarazione universale dei diritti umani"
  • La pagliacciata del travestimento da Babbo Natale per far felici i bambini, risparmiatevela. I bambini hanno già capito chi siete guardandovi negli occhi.
  • In questi giorni evitate di pesarvi. Eviterete inutili depressioni.
Auguri, ne abbiamo bisogno.


21 dicembre 2014

Gigantesca seduta di psicoanalisi collettiva

Prima quando leggevo queste cose, mi innervosivo, mi amareggiavo. Ma che schifo questo internet!
Adesso, invece, leggo queste cose con estremo divertimento. Perché adesso una cosa mi è molto chiara. Questi siamo noi.
Internet, e in particolare i social network, hanno solamente rivelato le cose esattamente come sono.
Può dare sicuramente fastidio. Sorprenderci. Come ad esempio questo genio illuminato.


Ecco alla fine io ho elaborato la mia personale teoria che sui social network ogni giorno va in onda una gigantesca seduta di psicoanalisi collettiva.
Internet è semplicemente un mezzo. Una levatrice. Che ci aiuta a partorire e a portare alla luce cose che normalmente, e in presenza di una relazione dal vivo, difficilmente verrebbero fuori.

Dai leoni da tastiera ai complottisti invasati, dai vanesi ai tuttologi, dai food addicted alle fashion selfiste, dai qualsiasi cosa "time" agli entusiasti utilizzatori compulsivi di vocali "ooooo" "eeeeeee" "aaaaaa".
Siamo noi. Siamo così. Ed è bello specchiarsi e ricordare che la nostra struttura biologico neuronale è in grado di elaborare tutto ciò.

p.s la fonte di questo commenta è questa pagina che dovete seguire assolutamente.


6 dicembre 2014

L'uomo è l'unico essere vivente che assume latte dopo lo svezzamento.

Dipende da come poni la domanda. Se sei bravo anteporrai una premessa del tipo "C'avete mai fatto caso che...". A quel punto hai in pugno la tua platea. Hai insinuato nelle stanche menti di questo inizio millennio un ragionevole dubbio.
"C'avete mai fatto caso che siamo gli unici esseri viventi ad assumere latte anche dopo lo svezzamento? Eh!? Per giunta di un altro mammifero!? Eeehh!!??" E allora vedi i volti delle persone illuminarsi. Le loro sinapsi hanno appena eseguito una velocissima scansione delle (scarne) conoscenze etologiche e zoologiche. 
No. In effetti. C'ha ragione! L'Elefante, l'Unicorno, Winnie the Pooh, non assumono latte dopo lo svezzamento. Cazzo! Vero! C'ha ragione! Come ho fatto a non pensarci! (*)

A questo punto, se sei bravo e capisci che il fianco ormai è scoperto, parte l'affondo.
"Il latte è veleno! Lattosio, pus, sfruttamento delle mucche! Basta latte!".

E così può capitare che nel 2014 Avanti Cristo, queste affermazioni vengano prese come "verità rivelata", senza che nessuno interrompa questa sequela di cazzate dicendo;

"Vero, siamo gli unici esseri viventi ad assumere latte anche dopo lo svezzamento, ma se è per questo siamo anche gli unici a cagare in un manufatto di ceramica preposto allo scopo, ad aver inventato mezzi di trasporto che volano, a cuocere i cibi e a scrivere un sacco di fregnacce su un elaboratore elettronico connesso in una rete di collegamento a livello planetario! Allora??".

Se beviamo il latte anche dopo lo svezzamento da più di duemila anni, magari, dico magari, forse centra il fatto che nel Neolitico i nostri avi capirono gli indubbi vantaggi della domesticazione degli animali e dell'allevamento favorendo così la selezione naturale umana di individui con un'alta tolleranza al lattosio?
E che magari il latte ha rappresentato per secoli uno degli alimenti più completi e più facilmente reperibile per l'uomo?
E che, magari, non è un caso che tra i nativi americani ci sia una intolleranza al lattosio pari al 100% considerando che non hanno mai allevato bovini?

Ho sempre più la certezza che gli indubbi benefici del progresso in un epoca di pace, abbiano generato una quantità notevole di idioti privi di qualsiasi lume della ragione.
Il cui numero, negli ultimi tempi, soverchia, e di molto, i vantaggi.

(*) Proprio per la precisione, questa cosa che siamo gli unici esseri viventi a bere latte anche da grandi è anche una stronzata bella e buona. Le formiche allevano gli afidi, cocciniglie o bruchi per poterne poi bere il loro nutriente latte (la melata!) quando gli pare e a qualsiasi età. W le formiche!