26 gennaio 2016

Nola, le SmartCity e la Macchina Finale

18 Gennaio 2016. Il Comune di Nola si autoproclama prima Smart City dell'area nolana. Caspiterina. Addirittura "Città intelligente"?
Vado a leggere la motivazione e si parla della presentazione di un'applicazione per smartphone, detta volgarmente "App". Ma quindi, mi domando da profano, cosa c'entra un'App con una città intelligente? Amico Wikipedia, tu cosa mi dici?
La città intelligente (dall'inglese smart city) in urbanistica e architettura è un insieme di strategie di pianificazione urbanistica tese all'ottimizzazione e all'innovazione dei servizi pubblici così da mettere in relazione le infrastrutture materiali delle città «con il capitale umano, intellettuale e sociale di chi le abita» grazie all'impiego diffuso delle nuove tecnologie della comunicazione, della mobilità, dell'ambiente e dell'efficienza energetica, al fine di migliorare la qualità della vita e soddisfare le esigenze di cittadini, imprese e istituzioni.
Oh, ecco. Quindi questa App dovrebbe "migliorare la qualità della vita". Bene. Proviamo.
Passo 1, scarichiamo l'App. Cerco "Comune di Nola" sul PlayStore di Google. Nulla. Ma come? Ah, ecco svelato l'arcano. Il Comune di Nola ha pensato bene di utilizzare un'applicazione preesistente, tale FlagMii che sul sito si presenta come "l'app per farti trovare subito dal 118".
Sono confuso.
Approfondisco e scopro che questa App rivende un servizio di "Avvisi e allerta ai cittadini". Scarichiamo. Installiamo. Mi si chiede una conferma del mio numero tramite SMS. Fatto.
Vado nei canali di notifica. Tra i tanti comuni (quindi siamo in buona compagnia) trovo anche Nola.
Mi iscrivo. Dai, mi dico, non è stato tanto difficile. Ok. E adesso?


Mi sento Smart! Smart ai massimi livelli. C'è un link. Clicco.


Ricapitolando. L'App del Comune di Nola in realtà non è un'App. E' un canale di un'applicazione che fa tutt'altro.

Volendo chiamare le cose con il loro nome, mi verrebbe da dire che questo canale "monodirezionale" di comunicazione aperto dal Comune di Nola è semplicemente un modo per fare pubblicità e propaganda delle iniziative comunali. Ad oggi mi son arrivate un paio di notifiche di eventi e mostre.
Al contrario, io non posso comunicare nulla all'amministrazione. Non posso ricercare numeri utili, segnalare guasti o problemi, fissare un appuntamento. Nulla. Dici, ma perché cosa vorresti fare? Una cosa tipo questa: https://sensor.comune.bolzano.it/

Allora mi è ritornata in mente questa storia. Nel 1952 il noto matematico e ingegnere statunitense, Claude Shannon, sulla base dei suggerimenti dello scienziato Marvin Minsky, realizzò una cassettina di legno con un interruttore su una faccia. La chiamò la "Macchina Finale".
Se si azionava l’interruttore partiva un insistente e fastidioso ronzio. Lentamente il coperchio si alzava e ne veniva fuori una mano meccanica che disattivava l’interruttore e si ritirava nella cassettina.
Arthur Clarke al riguardo scrisse: "C’è qualcosa di indicibilmente sinistro in una macchina che non fa nulla, assolutamente nulla, eccetto spegnersi".


17 gennaio 2016

Figli e figliastri

Pensateci. Motorola che negli anni 90 era "la" telefonia mobile, oggi non esiste più. Così come Nokia. Puf! Scomparsi. Nel giro di un decennio. Fagocitati dal metabolismo accelerato della silicon valley.
Cambiamenti velocissimi. Paradigmi stravolti. Eppure oggi per noi è normalissimo poter inviare una mail dal nostro smartphone seduti su treno lanciato a 300km/h. Solo dieci anni fa sarebbe stato impensabile (ci sarebbe da capire se questa innovazione abbia apportato reale benefici, ma questo è un altro discorso)

Innovazioni, dicevamo, che nel nostro paese, nonostante il nostro status di provincia dell'impero, vengono recepite senza grossi scossoni. Siamo passati dal tastierino numerico allo schermo touch da un giorno all'altro. E' stato abbastanza semplice.

Eppure. Eppure c'è un ingorgo ancora oggi nel dibattito politico in Italia sul riconoscimento delle unioni civili. Che diventano un problema lessicale. Non possiamo chiamare matrimonio l'unione di due persone dello stesso sesso. Perché? Perché ci dicono che il matrimonio è sacro. 
Onorevole, ma lei non ha già divorziato due volte? Cosa c'entra? Lei è un provocatore!  
Matrimonio è solo quello col pisello e la patonza. Vai con l'acrobazia linguistica, sennò chi lo sente il cardinale. Le chiamiamo “formazioni sociali specifiche”. Va bene così? Sì, però come la mettiamo con l'adozione del figliastro? L'adozione di che?? La "Stepchild adoption"! Ah! E parlate chiaro. 
No, comunque no.
Troppi cambiamenti. Già abbiamo subito lo stress del passaggio dallo scheumorfismo al flat design dell'iPhone, figurati adesso le adozioni ai ricchioni. Onorevole, si chiamano gay. E io che ho detto?

Senta, però adesso basta con 'sta rottura di palle delle unioni civili, mi dica invece, lei è riuscito a scaricare le nuove emoji per whatsapp? Dicono che basti digitare "Subcomandante Marcos" ed esce la faccia di Gennaro Migliore.


24 dicembre 2015

Regalami


Regalami / Regalami un sorriso / coi denti in vista / muscoli in trazione ad aprire il viso / Regalami un poco di tempo / tutto per me / in esclusiva come la Champions League su Premium / che ho finalmente disdetto / Stai divagando / Regalami un abbraccio / toraci stretti / visi nei colli / Regalami incantamenti / occhi a fuoco all'infinito / rosicchiando cuticole e pensieri leggeri / Regalami indulgenza / usando le orecchie / provando a cambiare abito / magari poi scopri che il falpalà ti dona / Regalami leggerezza / prova con un birignào / ridiamo finché non impazzisce il diaframma / Regalami emmetropi paesaggi / da impressionare la retina / chiudi gli occhi e li vedi ancora / Regalami viaggi / nasi per aria / una guida in mano e la reflex al collo / Regalami lo scilinguagnolo / brillando in conversazioni / la risposta pronta che non ho / Regalami momenti di silenzio / vissuti con serenità / senza cifotiche ricerche su un piccolo schermo touch / Regalami una epidemia di senno / di questi tempi andare sulla luna sarebbe eresia / Regalami una pariglia di fucilieri / di che colore li vuoi? / che domande, Marò / Regalami un bel libro / ogni pagina a dirozzare l'anima / narratore mentale con voce suadente / Regalami dolcezza / che l'animo umano non sarà mai diabetico / il grasso va bene uguale / Regalami il nitore del futuro / da affrontare sfacciatamente felici / Regalami uno sguardo / che io ricambierò / e buona vita a noi.

(p.s. auguri a tutti voi)

28 novembre 2015

La tolleranza dei laici nella scuola pubblica italiana

Leggo di questa (ennesima) polemica innescata da una scuola in provincia di Milano (Rozzano, per la precisione) in cui il preside avrebbe negato, in nome della laicità e del rispetto di tutte le altre etnie presenti nella platea scolastica, l'usuale concertino di voci bianche a base di cori natalizi. La scia di sangue colata dalla barca ha fatto impazzire gli squali i quali si sono avventati con le fauci spalancati attorno alla notizia. Troppo gustosa in tempi di tifo e poca ragione.

La lettura immediata è stata Islamismo contro Cristianesimo, dobbiamo difendere la nostra tradizione, perché rispettare loro quando loro non rispettano noi?
Rispetto? Volete parlare di rispetto?
Voglio allora raccontarvi una storia.

La mia famiglia è laica. Nel senso di "aconfessionale". Io e mia moglie siamo sposati con regolare rito civile. Le nostre due figlie non hanno ricevuto alcun rito battesimale. Siamo in buona salute, viviamo felici e siamo degli ottimi cittadini rispettosi di chi non la pensa come noi.
La nostra storia ha inizio con l'iscrizione delle figlie all'asilo comunale di Nola. Struttura ottima e con maestre molto brave e dolci. All'iscrizione nessuno ci chiede se e quale religione professiamo. All'ingresso una statua della madonna ci chiarisce le idee. "Bambini, salutate la madonnina prima di salire". "Cantiamo tutti la canzoncina di San Paolino". La preghierina e il segno della croce prima del pranzo.
Ci siamo detti, suvvia, sono piccole, non facciamo polemiche. Adattiamoci. 
E ci siamo adattati.

Arriva la scuola materna pubblica. Finalmente possiamo compilare il modulo sull'esonero dall'ora di religione cattolica (per approfondire, qui). La prima cosa che ci viene chiesto è se siamo Testimoni di Geova.
No, non lo siamo. Sappiamo però che ci dovrebbero essere attività alternative da far svolgere alle nostre figlie. Apprendiamo che la carenza di fondi (versione ufficiale) e una disorganizzazione e noncuranza (nostra impressione), non consente di avere alternative. "Signora se vuole durante quell'ora vostra figlia la possiamo mandare in un'altra classe o tenerla in corridoio".
Ci siamo detti, vabbè, non ci sembra il caso di far diventare le nostre figlie il calimero di turno. 
E ci siamo adattati.
Ingenuamente, focalizziamo la nostra attenzione sull'ora di religione. Ci accorgiamo poi che, quantunque avessimo ottenuto l'esonero dall'ora di religione, ci avrebbero comunque pensato le maestre ufficiali con una didattica completamente sintonizzata sul cattolicesimo (poesie di natale, canzoncine, disegni, racconti).

Alla scuola elementare (sempre pubblica) le cose non cambiano. Nonostante la compilazione (inutile) dell'apposito modulo, non esiste alcuna attività alternativa. Abbiamo aspettato (invano) che la docente di religione cattolica (presa visione dell'esonero) ci contattasse. Nulla. Andiamo noi. Apprendiamo che non esiste alcuna alternativa. "Però vi assicuro che parleremo di religioni in generale".
Voi ci avreste creduto? Noi no, ma ci abbiamo sperato. 
E per la terza volta, ci siamo adattati.
Ma non è andata affatto così. Le mie figlie sono state anche interrogate in classe dando per scontato che loro avessero fatto il catechismo per la prima comunione. Siamo intervenuti per ricordare la nostra scelta alla (smemorata?) maestra di religione cattolica. Quest'anno abbiamo chiesto e ottenuto che la secondogenita vada in un'altra classe durante l'ora di religione ad anticiparsi i compiti per casa.

Intanto la primogenita è giunta alle scuole medie. Modulo di iscrizione: vuole avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica? No. No!! Nooo!! No!
Tutto inutile anche questa volta. Chiediamo, ormai giusto per curiosità, l'esistenza di attività alternative. Nulla. Non ci sono fondi (ma va?). Parliamo con il docente di religione. "Ma non vi preoccupate, parleremo di tante cose interessanti, anche di altre religioni".
Vaglielo a spiegare che a noi non interessano proprio le religioni. Insomma, nessuna alternativa. Qui inoltre non c'è manco l'opzione "altra classe" o "corridoio", tassativamente vietate.
Unica soluzione è restare in classe come "uditore". 
Adattiamoci, anche questa volta, tanto ormai siamo diventati un lenzuolo.

A rileggere questa nostra storia, c'è un filo conduttore che è la tolleranza. La nostra, però.
Abbiamo e stiamo tollerando con estrema educazione e rispetto (e tanta rassegnazione) questa pervasività della religione cattolica nella scuola pubblica. Religione verso la quale, badate bene, noi non abbiamo nulla e che anzi rispettiamo profondamente. Ci piacerebbe però che lo stesso rispetto venisse riconosciuto a chi non è cattolico (magari perché musulmano, testimone di geova, pastafariano o laico come noi).

Vietare una tradizione natalizia in nome della laicità, forse è eccessivo. Credo che la scuola debba essere un luogo aggregante per tutti e che le tradizioni di un territorio vadano sempre e comunque rispettate. Nel caso della scuola di Rozzano il preside ha avuto sicuramente un eccesso di zelo.
Però è evidente che nella scuola pubblica italiana non esista minimamente il problema della pluralità di confessioni, del laicismo e del multiculturalismo. E' tutto completamente appiattito e appaltato alla chiesa cattolica.
Qual è l'alternativa?


16 novembre 2015

Parigi e l'UE che non c'è.

Dov'eri e cosa stavi facendo. Le due domande che ci faremo tra qualche anno.
Così come ricordiamo ancora dove eravamo e cosa stavamo facendo la mattina dell'11 Settembre 2001.
Io la sera del 13 Novembre 2015 stavo ripristinando un pc (quello di mia suocera).
Ore 22:14 sul mio stream twitter cominciano ad arrivare notizie non buone da Parigi.
Dopo un'ora, quando ancora la situazione non era chiarissima e per le strade di Parigi si continuava a sparare, nella trend list di twitter cominciava a fare capolino "Oriana Fallaci".

Ore 00:10 Hollande parla in tv e annuncia la chiusura delle frontiere.
Ore 11:00 del giorno dopo Hollande a reti unificate annuncia alla nazione che l'attacco terroristico è opera dell'ISIS e che la Francia non avrà alcuna pietà.
Stasera, ore 21:41, France Press annuncia che aerei francesi stanno bombardando Raqa, roccaforte dell'ISIS in territorio siriano.

C'è qualcosa che manca in questa sequenza di accadimenti (a parte la ragione).
L'UE. Manca l'Unione Europea.
Uno dei più importanti paesi dell'UE viene duramente attaccato dal terrorismo jihadista e la sua prima risposta è la chiusura a riccio. Unilaterale. La seconda risposta è una dichiarazione di guerra della Francia all'ISIS anch'essa unilaterale. La terza risposta della Francia sono dei bombardamenti in Siria.
Nel giorno in cui il terrorismo colpisce nel cuore dell'Europa, l'unica voce che si sente forte e chiara è quella francese. L'Unione Europea dimostra di essere unita solo nel nome.

E non è la prima volta. 27 Settembre 2015. La Francia annuncia una sua personale iniziativa di bombardamenti in Siria orientale (sotto controllo dello Stato Islamico) giustificandola come necessaria per la sicurezza nazionale francese. Gli altri paesi dell'UE storcono il naso. In particolare l'Italia impegnata a trovare con la Russia di Putin una soluzione in Siria che vede un ritorno "morbido" di Assad.
Addirittura il nostro Primo Ministro rinfaccia ad Hollande il "capolavoro" francese in Libia.

Insomma. Sulla questione mediorientale l'Unione Europea è coesa quanto un foglio attaccato al muro con uno sputo, la politica estera francese ha più di qualche lacuna e non è esente da clamorose cazzate.

Stamattina Facebook mi chiede di cambiare la mia immagine profilo con i colori francesi per "sostenere la Francia e i cittadini di Parigi". Mi devo schierare. Con chi stai?
No. Io non mi schiero. Ho pietà e provo dolore per i morti di Parigi. Maledico chi in nome di un fanatismo religioso semina morte e terrore.
Ma ho più di un dubbio sull'operato in politica estera del governo francese.
Stasera la Francia ha bombardato un territorio siriano senza interpellare l'ONU e il famoso Consiglio di Sicurezza, senza interpellare l'UE ma soprattutto senza interpellare il governo di Damasco che fino a prova contraria ha sovranità in Siria.
Non nel mio nome. La mia empatia col popolo francese non può arrivare fino ad avallare scelte autonome e unilaterali di un governo che io non ho votato e che per giunta si fa beffa dell'Unione Europea. 

Con chi stai? Con la ragione. Ogni santa volta che vengono riesumate le parole di Oriana Fallaci , parole contro tutto il mondo islamico, parole di odio e di intolleranza senza distinzione alcuna, mi vengono in mente i cani che mangiano il proprio vomito.


3 novembre 2015

Beneventum, 1985

3 Novembre 1985.  Fa freddo a Benevento. Pioviggina e fa freddo. A Benevento fa sempre freddo. Credo che sia un fatto mentale. Per chi viene, come noi, da Napoli, la città di Benevento è "'ncopp' 'a muntagna". Quindi fa freddo, a prescindere.

Stadio Santa Colomba. Sono con mio padre. Seduti sulle scomode gradinate della tribuna centrale. E' domenica pomeriggio e siamo qui per guardare un partita. Il Benevento, squadra locale, contro la Cavese, compagine salernitana. Quasi un derby.
In realtà a me e a mio padre non frega nulla di questa partita. Ma comunque siamo costretti a stare qui, su questi spalti, 'ncopp 'a muntagna. Amor familiare, come dice papà. Mia cugina, versante paterno, è sposata da qualche anno con un calciatore. Un difensore, mezza pippa, cresciuto nella primavera del Calcio Napoli con la speranza di fare il grande salto in Serie A. Oggi è seduto sulla panchina del Benevento Calcio. Noi da sopra lo salutiamo con la mano ogni volta che si gira o quando si alza per fare riscaldamento.

Sappiamo tutti che manco oggi giocherà, ce l'ha annunciato mia cugina venendosi a sedere sconfortata accanto a noi. Dice che l'allenatore è uno stronzo e che finita questa stagione il marito deve trovarsi un'altra squadra che non lo mortifichi come questa. Io ho solo undici anni ma mi è già chiaro che in realtà il marito di mia cugina è un pezzo di legno senza alcun talento e che il suo culo conoscerà tante e tante altre panchine.
Quindi siamo qui, in questo stadio mezzo vuoto a guardare uno schifo di partita tra due scarsissime squadre di serie C1.
Ma sia io che mio padre nelle nostre orecchie abbiamo un auricolare. Questo auricolare e collegato ad una radietta AM/FM. Questa radietta è collegata su "Tutto il Calcio Minuto per Minuto". Tutto il Calcio Minuto per Minuto ci sta raccontando "La Partita". "La Partita" è Napoli-Juventus.
Non siamo i soli. Attorno a noi quasi tutti guardano il campo del Benevento ma ascoltano la radiocronaca delle partite di Serie A. Tutti, non solo noi, attendono il miracolo allo Stadio San Paolo. Il miracolo di Diego Armando Maradona.

Inutile e superfluo ricordare cosa rappresenti per un tifoso meridionale la partita con la Juventus.
Ogni tanto un signore seduto sulla panchina del Benevento si gira, mi guarda e con le dita della mano racchiuse a cono mi fa cenno per sapere a che sta la partita del San Paolo. Io rispondo con due cerchi fatti con pollice e indice di entrambe le mani. Zero a zero.
Quasi alla fine del primo tempo mio padre smozzica una bestemmia. Espulso Bagni insieme a Brio. Sugli spalti dello stadio di Benevento si rumoreggia. Finisce il primo tempo al San Paolo. L'arbitro fischia anche qui. Sugli spalti dello stadio di Benevento si parla solo di Napoli-Juventus.
Comincia una pioggerellina più fitta. La temperatura si abbassa ancora. Mi stringo accanto a mio padre, legati dal filo degli auricolari. Ricomincia la partita qui e anche l'altra via etere.
Mia cugina ci informa di aver saputo da suo marito che forse l'allenatore del Benevento ha deciso di farlo giocare. Manco lo finisce di dire e il Benevento prende gol. Niente da fare. Mia cugina cade in depressione. Poco dopo il Benevento pareggia. Esultiamo un poco tutti applaudendo in modo composto, ma siamo tutti con la testa al San Paolo.

Arriva il settantesimo minuto. La radiolina ci racconta di Maradona atterrato in area. Rigore, urla qualcuno. No, punizione a due in area. Quello che è successo dopo è pura poesia.
Il ragazzo argentino di Lanus da posizione impossibile, su punizione, mette il pallone in rete. Dalla radio a stento si sente il commento del radiocronista coperto dal boato del San Paolo.
Tutto lo stadio di Benevento, appresa la notizia, si esibisce in un tremendo boato. Io grido istericamente abbracciato a mio padre.
In campo i giocatori delle due squadre si fermano. Guardano smarriti la panchina e gli spalti. Il pallone viene buttato fuori. Dalla panchina del Benevento si alzano tutti, girati verso di noi chiedendo cosa sia successo. Tutti gridiamo "Maradona!!". Abbracci e applausi anche dalla panchina. Attorno a me tutti in festa.
Intanto la partita riprende. Ma ormai non esiste altra partita all'infuori di quella di Fuorigrotta che volge al termine.
Triplice fischio. Benevento-Cavese, 1-1; Napoli-Juventus, 1-0.

Oggi son trent'anni esatti da quel giorno. Mia cugina in seguito divorziò dal calciatore, il quale calciatore si confermò una pippa, il Benevento finì terzultimo ma fu ripescato perché la Cavese venne retrocessa causa totonero, il Napoli finì terzo in campionato ma cominciò il cammino che portò due scudetti e una coppa Uefa sotto il Vesuvio, a Benevento fa freddo, Maradona è sempre meglio di Pelè.



31 ottobre 2015

L'età dell'oro dei nostri Nonni, vegani e non vaccinati (loro malgrado)


C'è stato un periodo in Italia in cui i nostri nonni e bisnonni sono stati vegani, o se più fortunati vegetariani, e in molti casi non vaccinati. E non per loro scelta.

Carne, burro, le stesse uova erano merce rara. Vaiolo, difterite e poliomielite si tramandavano allegramente mietendo morti. Molte zone del paese erano infestate dalla malaria. Ci si spezzava la schiena nei campi o nelle fabbriche per pochi soldi. L'infanzia, come categoria umana, non esisteva.
Si canticchiava "Mamma mia, dammi cento lire che in America voglio andar" e Aniello Califano scriveva "'O surdato 'nnammurato".
Era l'inizio del ventesimo secolo. Il secolo breve, così come lo definì Eric Hobsbawm. Un secolo con all'attivo due guerre mondiali nella prima metà e un boom economico nella seconda.

La situazione alimentare nell'Italia di inizio secolo è riassunta in modo molto efficace da questa tabella:

fonte: Nutrizione e Povertà in Italia, 1861 - 1911
Le proteine animali (la fetta di carne!) era roba per pochi ricchi. La dieta dei nostri nonni era tutta basata su proteine vegetali (rappresentata in gran parte da legumi e patate) e glucidi (pasta e pane).
Le (pochissime) proteine animali derivavano in larga misura dal pollame.

La situazione era questa. Niente o quasi carne rossa. Era meglio? Peggio? Dovremmo chiederlo a chi in quel periodo ci ha vissuto. Magari potremmo lavorare di nostalgia e idealizzare un'età dell'oro di inizio ventesimo secolo in cui i nostri avi, a differenza nostra, avevano capito tutto sull'alimentazione e sugli stili di vita.

Però i numeri ancora una volta sono abbastanza chiari.

fonte: ISTAT
In Italia ad inizio 900 vi era un'alta probabilità di morire prima dei 40anni. La curva delle nascite indica una mortalità infantile altissima. Gli unici punti in cui le due curve hanno degli andamenti anomali sono negli anni delle due guerre dove le morti sono per cause belliche.
Ma fino al 1912 quella curva ci racconta di malnutrizione, sottonutrizione, malattie virali e povertà.
Si mangiava poco, male e si era esposti maggiormente a malattie epidemiche.

fonte: ISTAT
fonte: ISTAT
Senza vaccinazioni, con i parti in casa e con una alimentazione carente di proteine e vitamine, le morti nei primi anni di vita erano la regola e l'aspettativa di vita molto bassa.
Riassumendo, se avevi fortuna a non morire nei primi 5 anni vita quasi sicuramente però non arrivavi ai 50 anni.

Mia madre mi racconta dei suoi sette fratelli morti. Chi alla nascita, chi di qualche malattia a pochi anni di vita. Mia nonna per poter avere cinque figli vivi dopo i primi anni di età ne dovette concepire dodici. Era meglio? Peggio? Mia nonna è morta quando io ero ancora ragazzino. Ma non mi pare che ricordasse con nostalgia ed enfasi la sua infanzia. Quello che ricordo è che mia nonna era felicissima di guardare "La Schiava Isaura" sulla neonata Rete4 e che amava il cantante Christian.
Una cosa che avevamo in comune io e mia nonna era un cerchietto, tipo bruciatura di sigaretta, sul bicipite. Anzi, mia nonna ne aveva due. Il mio cerchietto è del vaccino contro il colera, Napoli 1973.
Quelli di mia nonna forse li possiamo leggere qui:

fonte: ISTAT
Mia nonna è nata in un periodo in cui il tasso di mortalità infantile sotto i cinque anni era tra il 260 e il 460. Quando sono nato io il tasso era al 32.
Morbillo, pertosse, influenze e bronchiti erano tra le principali cause di decesso. Se leggete l'ultima colonna a destra, quella del 2008, queste malattie sono a zero. Zero!

Siamo stati fortunati? E' casualità?
Dal 1872 al 1998 l'altezza media degli uomini italiani si è alzata di 12 centimetri. Io sono molto più alto di mia madre e di mio padre.
Io non ho mai avuto problemi a raggiungere le 2000Kcal giornaliere. Anzi, la mia panza e le mie maniglie dell'amore (maniglie premium!),  mi ricordano che più volte quella soglia di calorie l'ho ampiamente superata in scioltezza. Si chiama benessere.
Malattie come vaiolo e difterite le conosco per averne letto sui libri. La parola poliomielite la pronunciò mia madre quando le chiesi, ancora bambino, perché il papà del mio compagno di classe zoppicasse. Le mie figlie non hanno nessun compagno di classe con un genitore poliomielitico.
Siamo stati fortunati? E' casualità?

In Italia la sottonutrizione (cfr. il non raggiungere le 2000Kcal medie, che non è un numero a caso ma uno studio scientifico del LARN)  ad oggi è praticamente inesistente. Il problema forse è il fenomeno della malnutrizione, cioè una dieta squilibrata tra glucidi, lipidi e proteine vegetali e animali.
Possiamo insomma mangiare meglio. Ma la nostra dieta è varia, ricca di alimenti e gusti.

Ieri leggevo un articolo del direttore di Internazionale Giovanni De Mauro. Il titolo è "Carne".
Un breve e sferzante attacco al consumo di carne (sulla scia emotiva del rapporto OMS sul rischio tumori delle carni lavorate) che passa prima in rassegna una serie di statistiche e poi conclude con questa affermazione:
Ogni volta che mangiamo una bistecca dovremmo ricordare quanta sofferenza e violenza ci mettiamo in bocca. Più che per la nostra salute, è innanzitutto per ragioni ambientali, economiche ed etiche che dovremmo smettere di consumare carne.
Quindi, secondo De Mauro, il fatto di essere riusciti nell'arco di un secolo a portare la carne sulla tavola di tutti e non solo dei più ricchi, l'aver trovato il modo (perfettibile, sicuramente) di sconfiggere la sottonutrizione, non è una conquista sociale ma addirittura una cosa non etica.
La soluzione, quindi, sarebbe di "smettere di consumare carne".
Al grido di "bovini e suini di tutto il mondo, unitevi!" ecco il nuovo paradigma dello sfruttamento. Non più dell'uomo sull'uomo. Ma dell'uomo sugli animali.

Ok. Smettiamo di consumare carne. Io non sono feticista né tanto meno un conservatore. Però dovete dirmi quelle 2000Kcal giornaliere "equilibrate" con cosa le sostituiamo.
E se decidiamo "tutti" di non mangiare più carne animale e derivati, allora mi dovete dimostrare che convergere "tutti" sul latte di soia o sul tofu, non significhi egualmente coltivazioni intensive  e distese di soia con eguali problemi di produzione.

Perché qui siamo tanti (solo in Italia siamo 60milioni). L'industria alimentare, agricola e zootecnica avrà sicuramente tanti difetti. Ma non si può negare di aver avuto il pregio di portare a "tutti" un'alimentazione sicuramente migliore di quella del 1911. Con tecniche avanzate che permettono di non doversi spezzare la schiena nei campi. Con un prezzo accessibile a tutti.
Possiamo discutere sugli sprechi, le modalità e sulle assurdità delle importazioni dall'estero. Su come rendere l'industria alimentare eco-sostenibile.
Ma non possiamo mettere in discussione una conquista alimentare e scientifica i cui dati positivi sono tangibili, solo perché "forse" la carne (lavorata!) può essere causa del cancro al colon o perché la sofferenza degli animali macellati ci è insopportabile.

Torniamo al quesito di prima. Siamo stati fortunati? E' casualità?
Bernardo di Chartres diceva che "siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l'altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti."
Che è la mia personale idea di progresso. Oggi abbiamo tanti vantaggi che potremmo perdere immediatamente pensando di averli acquisiti e non difendendoli.
Guardare al progresso scientifico come un derivato della speculazione finanziaria di industrie e multinazionali, e constatarne solo i difetti e non i pregi, a mio avviso, è pericoloso.
L'inoculazione del dubbio e relativizzare la conoscenza, porta a suggestioni che su larga scala possono essere disastrose.

Le soluzioni ai problemi si possono trovare. Ma sono nel progresso, non nel negarlo.
Mortificare le nostre menti idealizzando un'ipotetica età dell'oro del "prima" in cui tutto era bello, il contadino zappava felice la terra e tutti campavano meglio ballando al ritmo di tamburi e nacchere, è suggestivo, ma non è così.