15 gennaio 2013

Le viti spanate


Alla fine tutta la polemica sulla fiction Gomorra2, ha prodotto la semplicistica ed eterna lotta tra Guelfi e Ghibellini con Roberto Saviano nel ruolo di San Sebastiano (bersaglio e martire).
Pare proprio che la gente non sappia andare oltre la partita a scacchi. O sei bianco o sei nero.
"Scampia-moci da Saviano" è uno slogan idiota, capzioso e maldestro (mal d'estro!) che sposta il problema sulla persona di Roberto Saviano. Qualcuno sperava, grazie alle critiche piovute da molte parti sullo scrittore autore di Gomorra, di poter aggregare il dissenso e creare un movimento anti-Saviano.
Niente di più sbagliato. Capiamoci.

Le critiche di questi giorni sollevate da molte associazioni che lavorano nel quartiere, esprimono esclusivamente pesanti perplessità su una fiction televisiva avente per oggetto la camorra, dal nome Gomorra (ancora) e girata nei luoghi diventati simbolo di questo problema. Punto!
Il rapporto con Roberto Saviano resta di stima e di dialogo, partendo sempre dal presupposto che non necessariamente tutte le cose fatte/dette/scritte da Saviano siano verità infusa.

Chi cercasse di portare acqua al proprio mulino, approfittando della polemica, sprecherebbe energie.
Così come al genio che ha partorito questo slogan anti-Saviano vorrei ricordare che la troppa intelligenza utilizzata per cose inutili, produce solo viti spanate.

13 gennaio 2013

RIP, Aaron Swartz


La notizia della morte per suicidio di Aaron Swartz, 26enne genio dell'informatica, co-autore delle specifiche RSS e co-fondatore di Reddit, mi ha lasciato alquanto di merda (tipo quando arrivò la notizia di Kurt Cobain...).

Update #1

Update #2
Articolo vergognoso Repubblica.it
cito:
"Aaron è morto suicida come un divo del rock: e come tanti, troppi smanettoni depressi come lui, entusiasti delle macchine e con la testa nelle nuvole, nei mille cloud che custodiscono i nostri dati e le nostre vite."

Update #3
Massimo Mantellini, per fortuna, sul suo blog ha scritto un post che condivido in pieno:
cito:
"Ma al di là di tutto questo la tragica fine di Aaron Swartz racconta con grande chiarezza l’incapacità della società contemporanea di proteggere e difendere i migliori di noi"

Think Different


Imperdibile la selezione dei finalisti del concorso fotografico del National Geographic 2012.

9 gennaio 2013

Lebbasi, Architetti!



Bye bye TivùTTREDDI'

Secondo The Verge, al Consumer Electronics Show del 2013 è andato in onda la fine prematura dei televisori 3D. Magari non è proprio così netto, ma è una di quelle notizie che mi fa dire "ve l'avevo detto, io".

(E poi, in fondo in fondo, ammettetelo, anche voi quando vi siete seduti sulla poltrona di casa vostra indossando gli occhialini appositi, vi siete sentiti un poco idioti...).

7 gennaio 2013

Gomorra, non si butta via niente.

Caro Roberto,
sempre tanta stima e rispetto (puoi anche muoverti cit.), ma questa storia della serie TV, francamente, non l'ho capita. Non ho capito l'utilità e non ho capito perché gridi alla censura se il presidente della municipalità di Scampia ha vietato l'autorizzazione alle riprese.

Il tuo bellissimo libro, Gomorra, all'epoca ha avuto un impatto dirompente. E' stato un capatone assestato in pieno viso a tutti quelli che erano fermi alla Camorra di Cutolo, quella del "O-Malacarne-è-'nu-guapp-'e-cartone".
Hai raccontato, con dirompente capacità narrativa e analitica precisione, quello che adesso viene chiamato "Sistema"; spiegato che in Campania c'è un potere fortissimo, pericoloso e senza scrupoli.
La cosa che più ho apprezzato del tuo racconto è che sei partito da Scampia-Napoli-Campania, per dimostrare a chiare lettere che il fenomeno è internazionale. Tu stesso hai seguito le tracce fino ad arrivare in Scozia.
Dopo il libro c'è stato un film. Matteo Garrone e la sua troupe hanno portato le loro telecamere in giro per Scampia e per il casertano ricostruendo spaccati di quotidiana vita violenta nella terra campana. Un successone. Poi c'è stato il teatro. Altro successo.
Gomorra è diventato sinonimo di Camorra. E' diventato sinonimo di Scampia. E' diventato sinonimo di Male Assoluto.
Gomorra è diventato brand, buzzword, variabile metasintattica.
E' la parolina magica che ti da diritto alla medaglia sul campo.
"Siamo in collegamento da Scampia, la terra di Gomorra", "Non c'è solo Gomorra qui a Scampia".
Questi di solito gli incipit di tutti i giornalisti che ogni tanto vengono a Scampia (magari vestiti con tute mimetiche) con alle spalle le vele ben visibili e quell'espressione da reporter d'assalto che manco in Kazakistan.
Gomorra adesso è diventata addirittura una serie TV. Perché no. La trafila è identica a quella di "Romanzo Criminale": Libro-Film-SerieTV. Ha già funzionato, funzionerà ancora. Gomorra è diventato 'nu puorc'. Non si butta via niente.
Per fortuna non è una serie per bambini, altrimenti ci saremmo ritrovati zainetti, diari, quaderni di Gomorra e, perché no, le riproduzioni in miniatura di Ciruzzo 'o Milionario, Cicciotto 'e Mezzanotte e Sandokan. "Papà mi compri 'nu sciossionist'?" "'A papà, ce steven' sulament' 'e girat'".

Mo dico io, caro Roberto. Ma veramente questa serie TV era necessaria? Cos'altro bisogno ancora raccontare? Cos'altro c'è ancora da denunciare, narrare che non stia già nella cronaca quotidiana?
Perché ti indigni se, alla notizia dell'inizio delle riprese, molti abitanti di Scampia hanno vivamente protestato all'idea di essere nuovamente oggetto di curiosità nazionale, tipo Zoo?
(memori anche dell'ultimo fallimentare arrembaggio mediatico con #occupyScampia)
Ancora il loro quartiere portato agli onori nazionali in qualità di novello Averno.
Chi abita oggi quel quartiere porta un marchio. "Tu dove abiti?" "A Scampia". E le facce cambiano immediatamente. E' così.

«Non siamo contro nessuno ma la camorra va decontestualizzata dai luoghi e contestualizzata nei ragionamenti. Il racconto non deve legarsi a un posto specifico, perché oltre alla solita immagine negativa del quartiere il rischio è quello di ridurre anche la portata del problema che ormai non conosce più confini»
Queste parole sono di Mirella Pignataro del Gridas, io le rileggerei almeno 10 volte prima di gridare alla censura.
Pensaci.